Il 18 agosto, prima che i video di Grand Theft Auto 6 finissero in rete, il titolo di Take-Two valeva 248,13 dollari. Due giorni dopo era sceso a 232,84. Sono 15,29 dollari in meno per azione, e la società che possiede Rockstar Games si è ritrovata con 2,83 miliardi di dollari di capitalizzazione in meno. Su un valore complessivo che resta sopra i 43 miliardi non è una ferita mortale, ma è una cifra che in meno di quarantotto ore raramente si vede senza un motivo.
Il calcolo, fatto sui dati di Yahoo! Finance, è di Insider Gaming, che però si ferma un passo prima della conclusione automatica: non è possibile attribuire un movimento di borsa a un fattore unico, e il buon senso suggerisce soltanto che i leak abbiano avuto un ruolo. La cautela è d’obbligo, perché di ragioni per vendere il titolo in quei giorni ce n’erano anche altre.
Cosa c’è oltre i video usciti
Nella stessa settimana GameSpot ne elenca due. La prima è la trimestrale presentata all’inizio del mese, che si è chiusa con oltre 30 milioni di dollari di perdita e con le prenotazioni nette in calo. La seconda riguarda l’amministratore delegato Strauss Zelnick, che ha venduto azioni per 10 milioni di dollari. Un capo che alleggerisce la propria posizione è un segnale che gli investitori leggono sempre, indipendentemente da cosa stia succedendo su Reddit.
Va detto anche il contrario, però. Nel 2022, quando finirono online 90 filmati e parte del codice sorgente dopo un’intrusione informatica, Zelnick definì l’episodio frustrante e sostenne pubblicamente che non aveva avuto impatti finanziari misurabili. Stavolta il titolo si è mosso subito, e si è mosso mentre le clip circolavano a nove giorni dal video esteso che Rockstar ha promesso su Netflix per il 27 agosto. La differenza non è la gravità della fuga di materiale: è il punto del calendario in cui arriva.
Il preordine come narrazione per gli investitori
Take-Two ha costruito buona parte del racconto verso il lancio sui numeri dei preordini di Grand Theft Auto 6, definiti da record e mai resi pubblici in cifra. È una promessa che vale finché nessuno la incrina, e un leak che arriva prima del materiale ufficiale incrina esattamente quella: il momento in cui il pubblico vede il gioco per la prima volta smette di essere una decisione aziendale. Il titolo ha già iniziato a recuperare, riavvicinandosi ai 236 dollari, e chi compra azioni si sta comportando come se la data di novembre non fosse in discussione.
Resta il conto di questi giorni, che non è una perdita di fatturato ma un prezzo pagato per aver perso il controllo del proprio annuncio. Chi ha diffuso i video lo ha spiegato in un manifesto, chiedendo la fine dei preordini digitali; il movimento Stop Killing Games, che sulla conservazione dei videogiochi ci lavora da anni, ha preso le distanze dal metodo. Nel frattempo il mercato ha fatto la sua stima di quanto valga un lancio senza sorprese, e l’ha scritta in miliardi.


