Il mercato degli asset 3D è uno dei posti in cui l’intelligenza artificiale generativa è arrivata prima e con meno resistenze: modelli pronti da comprare e infilare dentro un gioco, un’animazione o una stampante 3D, cioè il tipo esatto di merce che una macchina sa sfornare in serie. CGTrader, una delle piattaforme più vecchie del settore, ha pubblicato il suo report annuale sull’andamento del mercato, e i numeri raccontano che a comprare quella roba non c’è quasi nessuno.
A leggerli per primo è stato Emanuel Maiberg di 404 Media, testata indipendente fondata da quattro ex giornalisti di Motherboard. Circa un sesto dei nuovi oggetti messi in vendita sulla piattaforma è generato con l’IA, e quella fetta vale l’uno per cento delle vendite. Tra chi un acquisto del genere lo ha fatto davvero, si dichiara soddisfatto il cinque per cento; alla domanda più generale se l’IA funzioni bene risponde di sì il quattro per cento degli utenti. Il motivo che gli acquirenti indicano per non comprarli è la qualità.
Una piattaforma che vende IA e misura che non la vuole nessuno
La risposta ufficiale di CGTrader, affidata dall’amministratrice delegata Dalia Lašaitė alla stessa inchiesta, è che l’obiettivo non sia aumentare il numero di asset generati ma dare strumenti più veloci ai designer, e che a contare sia la qualità del singolo file, non chi lo ha fatto. È una posizione che convive male con il resto dell’azienda: come ricorda Kotaku, a marzo la piattaforma ha firmato un accordo con Tencent per portare le funzioni IA del gruppo cinese dentro il marketplace e rifinire i modelli caricati dagli utenti.
Per chi fa videogiochi il dato è meno astratto di quanto sembri. Gli asset store sono l’ossatura produttiva del comparto indie e di buona parte delle produzioni di fascia media: un albero, un tavolo, un fucile comprati per venti euro sono ore di lavoro che non vengono spese. Il rischio, quando quegli scaffali si riempiono di file generati, non è che qualcuno li compri per sbaglio, visto che quasi nessuno li compra affatto: è che trovare i modelli buoni costi più tempo di prima.
Sul lato del giocatore la stessa frizione si vede da mesi. Su Steam il primo tag scelto dagli utenti per GunZ: The Duel, rimesso in vendita il 13 agosto con banner e icone generati e nessuna dichiarazione in scheda, è diventato “Artificial Intelligence”, che nel gergo di quella pagina è un avvertimento più che una categoria. E su Twitch dirette, clip e chat vengono girate ad Amazon per addestrare modelli, con l’opzione attiva di default.
Il report di CGTrader è il primo numero pubblico che mette a confronto quanta roba generata entra su un marketplace e quanta ne esce venduta. Chi vende strumenti IA agli sviluppatori ha un novantanove per cento da spiegare.


