Quando id Software è entrata nell’orbita di Microsoft, la promessa fatta agli sviluppatori era che sotto un ombrello così grande un progetto poteva anche andare male senza mettere a rischio lo studio. Chris Hays, lead services programmer dello studio di Doom, dice che quella promessa non la crede più nessuno, e che a non essere più credibile è anche chi la ripete dall’interno.
Le dichiarazioni arrivano dalla stessa intervista di fine luglio al canale YouTube tedesco Auf ein Bier da cui era uscita la parte sui numeri dei tagli, quella di cui abbiamo scritto l’8 agosto. Questa è l’altra metà, e riguarda il rapporto tra chi resta e chi comanda.
“Hanno bruciato molti ponti”
Hays racconta che ai tempi del passaggio di id a ZeniMax, e di ZeniMax a Microsoft, il messaggio era hire to retire, assumiamo per farvi arrivare alla pensione, e che nessuno ci crede più. Il passaggio più duro riguarda la dirigenza dello studio: per quanto un capo possa essere in buona fede, dice, le sue rassicurazioni non contano, perché in azienda sanno tutti che le decisioni si prendono altrove e che basta un decimo di punto in borsa per chiudere un reparto. La conclusione che ne trae è che finché si sta sotto Microsoft la fiducia nel management locale non torna, perché quel management non è chi decide.
Sui tagli in sé la sua obiezione è di mestiere prima che di principio: l’ombrello serviva a potersi permettere un fallimento ogni tanto, e il calcolo è cambiato al punto che chi rimane non ha più motivo di affezionarsi al posto. Su come si divida il lavoro di un reparto svuotato, aggiunge, la domanda pratica resta senza risposta.
I numeri dietro alle parole
Il contesto sono i tagli di luglio dentro il piano di ristrutturazione di Xbox. Su id Software l’ultima cifra confermata è di 136 posti eliminati su circa 185 dipendenti, emersa dalla comunicazione obbligatoria depositata alla Texas Workforce Commission, l’ente statale che raccoglie le notifiche di licenziamento collettivo. La prima stima parlava di poco più di novanta persone, poi il documento ha aggiunto quaranta lavoratori da remoto. Nello stesso deposito compaiono altre 22 uscite alla sede di Austin di Bethesda Game Studios, per un totale di 158 persone in Texas, di cui 146 iscritte al sindacato Communications Workers of America.
Microsoft non ha risposto a queste dichiarazioni, e a livello pubblico la linea dell’azienda resta quella dei mesi scorsi: lo studio ha le dimensioni giuste per continuare a lavorare. Quando un programmatore che è ancora dentro spiega davanti a una telecamera che nessuno crede più a niente di quello che gli viene detto, il problema di credibilità non è più solo verso i giocatori.


