Onimusha 2: Samurai’s Destiny Director Motohide Eshiro On Onimusha: Way Of The Sword’s Resurrection Of The Series

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Onimusha: Way of the Sword, il regista originale promuove il nuovo combat system

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Il ritorno di Onimusha: tra eredità e nuovi fendenti

Dopo vent’anni di silenzio, il ritorno di una saga storica come quella di Capcom non è mai una questione banale, come emerge dai dettagli diffusi da Game Informer. Lo sviluppo di Onimusha: Way of the Sword sta attirando l’attenzione non solo dei fan, ma anche dei veterani che hanno plasmato il genere d’azione nei primi anni Duemila. Motohide Eshiro, figura chiave dietro il capitolo originale e regista del secondo episodio, ha avuto modo di osservare da vicino l’evoluzione del progetto, dichiarandosi colpito da come la tecnologia odierna abbia trasformato l’impatto visivo della serie.

L’arte della spada e l’eredità dell’Issen

Il fulcro dell’esperienza rimane il combattimento all’arma bianca. Way of the Sword sembra aver mantenuto intatta l’anima dei predecessori, in particolare la meccanica dell’Issen, quel colpo di grazia istantaneo che richiede tempismo perfetto e che ha sempre rappresentato il marchio di fabbrica del franchise. L’obiettivo dichiarato è quello di offrire un’azione più realistica, capace di restituire il tipico “botta e risposta” dei duelli tra samurai, pur evolvendo la formula originale.

Satoru Nihei, che guida la regia di questo nuovo corso, non nasconde il peso di confrontarsi con il passato, definendo stimolante ma allo stesso tempo fonte di pressione il giudizio di chi ha creato le fondamenta della saga. L’obiettivo del team è dimostrare che Way of the Sword è in buone mani, sfruttando le potenzialità dei motori grafici attuali per portare su schermo una visione feudale del Giappone più cupa e dettagliata che mai. Onimusha 2: Samurai’s Destiny Director Motohide Eshiro On Onimusha: Way Of The Sword’s Resurrection Of The Series

Radici classiche per un futuro moderno

Nonostante il salto generazionale, il legame con le origini è palpabile. Chi volesse prepararsi al nuovo capitolo farebbe bene a recuperare le versioni rimasterizzate di Onimusha: Warlords e Onimusha 2: Samurai’s Destiny. Il primo, nato come una sorta di “Sengoku Biohazard”, conserva ancora oggi quella struttura da survival horror in salsa samurai — con ambientazioni chiuse e claustrofobiche simili alla villa di Resident Evil — mentre il secondo ha introdotto sistemi di interazione tra personaggi e percorsi ramificati che risultano moderni ancora oggi.

“Sento che uno dei suoi punti di forza sia il combattimento con la spada”, afferma Eshiro. “In particolare, ho trovato che sia un’evoluzione molto interessante rispetto al gioco base, mantenendo però elementi come l’Issen, quella sensazione soddisfacente nel metterlo a segno, e il continuo scambio dei duelli giapponesi – sento che hanno fatto davvero un ottimo lavoro nel catturare quel feeling e creare un’azione all’arma bianca più realistica”.

Analisi della Redazione

La benedizione di Eshiro non è un dettaglio da poco: ci suggerisce che Capcom non stia semplicemente cercando di capitalizzare sulla nostalgia, ma stia provando a ricostruire un’identità precisa per Onimusha in un mercato ormai saturo di “soulslike” e action frenetici. La scelta di puntare sul realismo del swordplay e sul ritorno dell’Issen ci convince, perché è proprio in quella precisione chirurgica che risiede il DNA della serie. Ci sembra una mossa coraggiosa ripartire dopo vent’anni ignorando le mode passeggere per concentrarsi su ciò che rendeva unico il “Biohazard con le katane”. Scommettiamo che, se il feedback tattile dei colpi sarà all’altezza delle aspettative, Way of the Sword potrebbe davvero diventare il nuovo punto di riferimento per gli amanti dei samurai digitali.

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