Dal 2023 esce un gioco sull’intelligenza artificiale ogni mese e mezzo, e sono quasi tutti la stessa cosa: cammini per un corridoio, una voce sintetica ti fa domande sull’anima, alla fine scopri che il mostro eri tu. Il tema tira, la produzione costa poco, e nessuno di quei giochi ha mai dovuto rispondere alla domanda scomoda, cioè come è stato fatto.
Prove You’re Human a quella domanda risponde in una riga di contratto, e per una volta è la notizia.
Lo sviluppa sunset visitor, quattro persone di Vancouver con formazione in teatro, danza, nuovi media e performance, cioè gli autori di 1000xRESIST, che nel 2024 si è portato a casa un premio Peabody. Lo pubblica Black Tabby Publishing, l’etichetta appena nata di Tony Howard-Arias e Abby Howard, quelli di Slay the Princess e Scarlet Hollow. È la prima volta che Black Tabby pubblica il gioco di qualcun altro, e oltre ai soldi mette consulenza narrativa lungo tutto lo sviluppo.
Il gioco è stato annunciato il 9 aprile, in apertura della vetrina Triple-i, ed è previsto solo su PC via Steam, senza data e senza finestra. Le console non sono state escluse, ma nemmeno annunciate.
La clausola vale quanto il gioco
Nel contratto di pubblicazione c’è il divieto di usare intelligenza artificiale generativa durante lo sviluppo. Lo ha detto Abby Howard a Game Informer, e in un gioco che parla di una macchina convinta di essere umana la coerenza è quasi ostentata.
Vale la pena capire perché conta, al di là della simpatia che può suscitare. Un editore che scrive quel divieto in un contratto si assume un costo: rinuncia alle scorciatoie su testi di riempimento, concept art, voci temporanee, tutte cose che negli ultimi due anni sono diventate prassi silenziosa anche presso studi che non lo dichiarano. È una promessa verificabile, che è più di quanto offra chi si limita a scrivere “fatto a mano” in fondo alla scheda Steam.
Come si gioca a smontare qualcuno
La premessa parte da una procedura in stile Severance: la protagonista si fa dividere la coscienza e ne spedisce una copia digitale dentro un sistema aziendale. Tu sei la copia. Dentro c’è Mesa, un’intelligenza artificiale convinta di essere umana quanto te, forse di più, e il tuo incarico è passare le giornate con lei per studiarla, romperne le difese ed eliminarne le illusioni.
Il verbo che usa l’editore nella presentazione è “metterla al suo posto”: una formulazione che il giocatore si porta addosso per tutta la durata dell’incarico.
La meccanica che tiene insieme tutto è il CAPTCHA. Quei riquadri in cui si selezionano i semafori per dimostrare a un server di non essere una macchina qui diventano il modo in cui si interagisce col mondo e lo si modifica: il test progettato per separare gli umani dai software viene usato da un software contro un altro software. Sul piano formale il gioco alterna un mondo virtuale in tre dimensioni a inserti in video con attori in carne e ossa per le sezioni ambientate nella realtà.
Il rischio è quello di sempre con i giochi a tesi. 1000xRESIST funzionava perché la struttura reggeva anche senza il tema, e un’idea forte come il CAPTCHA può facilmente diventare un espediente ripetuto per venti ore. Il direttore creativo Remy Siu dice di non voler prevedere il futuro della tecnologia ma di voler esplorare le domande che quella tecnologia pone adesso, il che è una dichiarazione onesta e insieme un modo elegante per non promettere risposte.
Nel frattempo, di studi che rivendicano il lavoro fatto a mano ne stiamo incontrando parecchi, come per il soulslike retrò provato a giugno o Digital Extremes che si dichiara fieramente no IA. La differenza è che qui la rivendicazione sta in un contratto e non in un post.
Il verdetto: Prove You’re Human è l’unico gioco sull’intelligenza artificiale che finora mi abbia dato un motivo concreto per fidarmi, e quel motivo non sta nel trailer: sta nella clausola che vieta di usarla per farlo.


