Il 23 luglio 2026, mentre annunciava l’arrivo di Luna dentro Prime Video, il responsabile dei videogiochi di Amazon ha spiegato alla BBC perché il momento del cloud gaming sarebbe finalmente arrivato. Non perché lo streaming funzioni meglio di prima: perché tutto il resto è diventato troppo caro.
Jeffrey Gattis, general manager della divisione giochi di Amazon e in precedenza responsabile di piattaforma e abbonamenti in Xbox, lo ha detto con una franchezza che raramente si sente da un dirigente che sta vendendo qualcosa. Il cloud gaming, ha ammesso parlando con Christopher Dring di The Game Business, è stato a lungo una “soluzione in cerca di un problema”, per il semplice motivo che le console costavano poco. Nel 2026 il problema c’è.
I numeri che Gattis mette sul tavolo
La Steam Machine di Valve è partita da 1.000 dollari. Sui sistemi della prossima generazione, quella che in Amazon chiamano Gen 10, girano voci di prezzi sopra la stessa soglia, spinti dal costo della memoria RAM. Nel 2026 hanno già ritoccato i listini Nintendo Switch 2, PS5 e Xbox Series X|S.
Gattis ha aggiunto l’aneddoto che rende la cifra leggibile: un paio di anni fa, quando lavorava ancora in Xbox, la Series S veniva scontata a circa 199 dollari sotto Natale. Sei o sette volte quella cifra è la sua stima per quello che comprerà un giocatore alla prossima generazione. Su questa base costruisce l’offerta: ci sono tra i due miliardi e mezzo e i tre miliardi di persone che giocano nel mondo, e solo una minoranza possiede hardware dedicato.
Dal 23 luglio Luna vive anche dentro Prime Video, sopra l’abbonamento Prime, con un catalogo che include Indiana Jones, EA Sports FC e Hogwarts Legacy. L’integrazione in Prime Video, dice Gattis a GamesRadar, ha quintuplicato la base utenti, “su una base modesta”. Insider Gaming precisa che per giocare da Prime Video serve una Fire TV.
Sul piano industriale il ragionamento tiene. Se l’hardware esce dalla portata di una fascia di pubblico, quella fascia va servita in un altro modo, e chi possiede già i data center parte avvantaggiato.
Resta da stabilire cosa compra, esattamente, chi accetta l’offerta.
Cosa Amazon ha spento su Luna prima di fare questa proposta
Il 10 aprile 2026 Luna ha smesso di vendere giochi singoli, abbonamenti di terze parti e accesso agli store di Electronic Arts, Ubisoft e GOG. Lo ha comunicato via email agli abbonati e lo mette nero su bianco la sua stessa pagina di assistenza.
Il 10 giugno 2026 è scattata la seconda fase. I giochi acquistati singolarmente su Luna hanno smesso di essere avviabili su Luna. La funzione Bring Your Own Library, che permetteva di collegare gli account EA, Ubisoft e GOG e streammare i titoli già posseduti altrove, è stata rimossa. Gli abbonamenti a Ubisoft+ e Jackbox venduti tramite Luna sono stati cancellati alla scadenza del ciclo di fatturazione. VGC ha seguito entrambi i passaggi.
Rimborsi: nessuno. Amazon fa notare che i titoli comprati attraverso quegli store restano accessibili sugli store stessi, il che è vero e non è quello che l’utente aveva pagato. Per i salvataggi la finestra di esportazione è di circa novanta giorni, con l’avvertenza dell’azienda che i dati potrebbero non essere utilizzabili su altre piattaforme, come riporta Delisted Games.
Sette settimane dopo aver chiuso il ponte verso le librerie dei suoi utenti, la stessa piattaforma si propone come alternativa economica a un hardware che nessuno può più permettersi. L’offerta è coerente con quello che è diventata: un catalogo chiuso dentro un abbonamento, servito dentro un altro abbonamento.
Il prezzo non è arrivato dal cielo
Il pezzo di questa storia che rischia di passare come fatalità meteorologica è il costo della memoria. Gattis lo chiama crisi della RAM, e la crisi esiste, ma non è tutta colpa dei data center per l’intelligenza artificiale: c’è una storia di condotte concordate tra produttori che ha già prodotto sanzioni in passato. Anche la Steam Machine, che nei benchmark prende schiaffi da PS5 Pro e Switch 2, costa quanto costa perché Valve ha deciso di non vendere hardware in perdita.
Il risultato è che il rincaro dell’hardware viene presentato come un dato ambientale, e la risposta dell’industria a quel dato non è hardware più economico. È un’offerta in cui il concetto di acquisto sparisce del tutto, questione su cui ci eravamo già chiesti se comprare significhi ancora possedere.
Amazon non sta mentendo a nessuno. Sta dicendo, con una precisione che va riconosciuta, che quando una console costerà milleduecento dollari molte persone smetteranno di comprarne una. Ha ragione. Poi c’è il dettaglio che il giorno in cui succederà, la libreria di quelle persone starà su un server di Seattle, e il 10 giugno abbiamo visto quanto preavviso arriva quando quel server cambia idea.


