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Un analista ha dichiarato che il boicottaggio PS Plus contro Sony conta l’1%, quindi non serve

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Mezzo milione di abbonamenti PlayStation Plus cancellati per protesta sarebbero, secondo chi i conti li fa per mestiere, poco più di un errore di arrotondamento sul bilancio di Sony. Lo dice Dr. Serkan Toto, CEO della società di consulenza Kantan Games, intervistato da IGN l’8 luglio: la sua tesi è che il boicottaggio in corso contro lo stop ai dischi fisici dal 2028 non sposterà di un millimetro la decisione di Sony, e i numeri che porta a sostegno sono quelli di chi ha già fatto due volte il conto prima di aprire bocca.

Il contesto lo conoscete già se seguite la rubrica: dal 1° luglio Sony ha annunciato la fine della produzione fisica per i nuovi titoli PlayStation, la petizione “Don’t Kill the Disc” è partita subito dopo e in questi giorni migliaia di utenti stanno disdicendo PlayStation Plus in segno di protesta, condividendo screenshot delle cancellazioni come trofei di guerra. Toto guarda a tutto questo con l’occhio freddo di chi fa analisi di mercato per vivere, e il suo verdetto è netto: “Sony non farà marcia indietro.”

Il leak che il garbage collector ripulisce da solo

Il calcolo di Toto è quello che in un sistema qualsiasi chiameremmo un errore di scala: anche nello scenario più ottimistico per i boicottatori, mezzo milione di abbonamenti cancellati su una base di oltre 50 milioni di iscritti a PlayStation Plus vale circa l’1% del giro d’affari del servizio. Un memory leak che il garbage collector intercetta e ripulisce prima ancora che qualcuno in sala riunioni se ne accorga, mentre il processo principale, quello dei ricavi digitali, continua a girare senza un hiccup. Non è nemmeno una questione di cattiva volontà da parte di Sony: è pura contabilità, perché il digitale ha margini molto più alti del disco.

La parte più interessante di quello che dice Toto non è il numero in sé, ma cosa Sony ha già fatto con quel numero: sapeva benissimo come sarebbe stata accolta la notizia, ha aggiunto, e la strategia dichiarata è semplicemente aspettare che la tempesta passi. Non un dietrofront, non un chiarimento pubblico, non una nota stampa di scuse. Il silenzio, in questo caso, non è disattenzione: è un calcolo di costi e benefici già fatto, con la conclusione che rispondere costerebbe più che ignorare.

Un log che nessuno legge finché non si accumula

Attenzione però a non passare dall’estremo “il boicottaggio conta” all’estremo opposto “il boicottaggio è inutile e quindi irrilevante”: è un salto logico che nemmeno l’analisi di Toto giustifica del tutto, perché guarda solo al singolo tassello delle disdette PS Plus e non alla somma di tutti i tasselli. La petizione anti-dischi viaggia ormai ben oltre le centomila firme, e un segnale di quella entità, per quanto irrilevante sul bilancio trimestrale, resta un dato che finisce comunque su qualche slide interna di gestione della reputazione. Il paragone più onesto non è con un crash di sistema, ma con un log di errore che nessuno legge finché non arrivano abbastanza segnalazioni identiche da giustificare un ticket: mezzo milione di disdette da sole non sposta lo stop ai dischi dal 2028, ma sommate alla mole di richieste di rimborso e alla polemica sui 551 film cancellati dalle librerie digitali britanniche, compongono un pattern che a Sony conviene comunque tenere d’occhio.

Resta il punto centrale di quello che dice Toto, ed è quello con cui vale la pena chiudere: la logica di mercato che sta dietro alla decisione di Sony è talmente solida, sul piano dei margini, che nessuna quantità di indignazione social riuscirà a scalfirla nel breve termine. Il boicottaggio può crescere, fare rumore, guadagnare titoli di giornale, ma finché parliamo di percentuali a una cifra su una base di decine di milioni di abbonati, la matematica sta tutta dalla parte di chi il conto in banca lo controlla davvero.

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