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The Mound: Il Co-op Lovecraftiano Che Ti Odia

Tempo di lettura: 3 minuti

 

Come tutti i vecchi nerd a Lovecraft son affezionato, ma le trasposizioni videoludiche del mito mi hanno abituato a delusioni cocenti. The Mound: Omen of Cthulhu arriva sui server il 15 luglio 2026 per PC e console di attuale generazione. Ho passato l’ultima settimana dello Steam Next Fest a spulciare la demo pubblica. Sotto il cofano troviamo trovate di design brillanti accostate a spazzatura da codice mal ottimizzato.

Il pedigree di ACE Team e i budget Nacon

Lo sviluppo è in mano ai cileni di ACE Team, lo stesso studio che anni fa lanciò follie concettuali come Zeno Clash. Il publisher è Nacon, un marchio sinonimo di produzioni AA con i budget calcolati al centesimo. Le limitazioni strutturali emergono subito. La squadra parte da un galeone spagnolo (che funge da hub per il loot e l’equipaggiamento) per poi gettarsi in una giungla maledetta a caccia di reliquie. Dimenticatevi la minimappa o gli indicatori a schermo. Bisogna fare affidamento assoluto sul senso dell’orientamento e sui diari di bordo recuperati. Se il gruppo da quattro esploratori si divide, finisce massacrato in un vicolo cieco. È un approccio aspro e senza filtri che personalmente apprezzo. L’assenza di reti di salvataggio mi ricorda gli scenari di automazione punitiva che assemblo su Make.com (se configuri male un nodo di trigger, l’intera pipeline collassa su se stessa portandosi dietro i database).

Hitbox claudicanti e conquistadores lenti

Sul piano meramente tecnico siamo di fronte al classico incubo da Unreal Engine a medio budget. Giocando a risoluzione 1440p con una RX 6750 XT gli FPS ballano vorticosamente dai 60 ai 120, precipitando non appena il motore inizia a renderizzare orde di abomini nella boscaglia densa. Il sistema di combattimento in mischia è macchinoso. Le armi hanno una hitbox con portata minuscola. Se sblocchi un’alabarda, logica impone la possibilità di tenere a bada gli orrori da un paio di metri di distanza. Il gioco ti costringe a incollarti ai bersagli, bloccandoti in animazioni di attacco o di cura alleati impossibili da cancellare per schivare. Raccogliere un tesoro ti incolla i piedi al terreno per secondi preziosi, trasformandoti nel bersaglio perfetto per i mostri usciti dal fango.

Screenshot #4

Meccaniche di pazzia (o come perdere amici)

Il vero gancio commerciale di The Mound risiede nel sistema di percezione alterata. Salendo il livello di follia, il client inizia a generare bug cognitivi artificiali. In un mio articolo ad aprile scrivevo di Darkest Dungeon e di come la gestione dello stress rovinasse intere run tramite calcoli matematici puramente infami (e lo amiamo comunque DD, poco da fare). L’esperimento di ACE Team traduce quel concetto in prima persona e in tempo reale. I quattro giocatori vedono a schermo nemici diversi nello stesso punto. Combinando la meccanica con la chat vocale di prossimità inclusa nel codice, il panico domina i server. Vi capiterà spesso di scaricare un intero caricatore di balestra addosso al vostro compagno curatore, solo perché il motore grafico ha mascherato il suo modello 3D sotto le sembianze di un abominio mutaforma.

Screenshot #0

Il verdetto: The Mound: Omen of Cthulhu incastra meccaniche brillanti in uno scheletro di gioco palesemente datato. Le hitbox legnose e la lentezza esasperante lo rendono ingiocabile con estranei. Se avete tre veterani disposti a urlarsi insulti in VoIP per tutta la sera, la frustrazione per il netcode acerbo può paradossalmente trasformarsi nel vero punto di forza della serata.

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