Milano – Se vi state chiedendo se la demo di Edge of Memories valga le quaranta gigazzate di download e il surriscaldamento stagionale della vostra GPU, la risposta è sì, a patto di tollerare la tipica legnosità degli action-RPG europei travestiti da anime.
La Corrosione cromatica di Avaris
Dopo l’ennesimo caffè redazionale, consumato nel tentativo di dare un senso a questo affollato palcoscenico di uscite, ammetto che l’impatto visivo orchestrato da Midgar Studio per Edge of Memories sa come catturare lo sguardo. Il passaggio all’Unreal Engine 5 regala scorci del continente di Avaris che sembrano strappati a un’illustrazione giapponese ad alta saturazione. Il contrasto tra la rigogliosa flora locale e la putrefazione della Corrosione crea una palette cromatica schizofrenica e affascinante. Questa bellezza estetica si scontra con un’ottimizzazione instabile. Toccare le impostazioni grafiche nel menu significa flirtare costantemente con il crash dell’applicazione, un classico vizio giovanile delle produzioni che abusano del motore Epic.

Combattimenti ritmici e rigidità strutturali
Il sistema di combattimento abbandona i turni del precedente Edge of Eternity per abbracciare un approccio action basato su combo e alternanza di colpi rapidi e tecniche devastanti. L’idea di controllare la Corrosione all’interno del corpo della protagonista Eline aggiunge una piacevole componente strategica. Il feedback aptico restituisce una buona sensazione di pesantezza. Lo UX flow soffre di una certa legnosità nei passaggi tra le animazioni di attacco e la schivata. Le hitbox non sono sempre impeccabili, costringendo a calibrare i movimenti con un tempismo che compensi le imperfezioni del codice piuttosto che la reale difficoltà del nemico. Il frame rate subisce fluttuazioni severe durante le trasformazioni in Berserker, quando lo schermo viene invaso da particellari ed esecuzioni spettacolari.

Echi di storie già vissute
Mentre la scena indipendente tenta spesso di trovare miraggi tra la nostalgia analogica, Midgar Studio preferisce rincorrere il fantasma delle grandi produzioni nipponiche, arruolando persino Yasunori Mitsuda e la voce di Emi Evans per la colonna sonora. I veri problemi emergono dal comparto narrativo della demo. Il doppiaggio inglese flirta pericolosamente con il dilettantismo, spezzando l’illusione drammatica di un mondo sull’orlo dell’estinzione. La transizione tra i dialoghi manca di fluidità, lasciando i personaggi inchiodati a pose plastiche che stridono con la fluidità visiva dei paesaggi circostanti. Cavalcare un Nekaroo per esplorare le sponde di Sarlah-Durah mitiga la noia, offrendo una verticalità nell’esplorazione che rappresenta il vero punto di forza di questa build.
Il verdetto: Un quadro anime splendido dipinto con un pennello decisamente troppo pesante: vi incanterà la tavolozza di colori di Avaris, ma inciamperete continuamente sulla legnosità dei suoi controlli e sui capricci del motore grafico.


