Se cercate un dungeon crawler che vi rimetta in pace col mondo e non vi faccia tirare testate sulla tastiera come quando cercate di fixare un memory leak in C++, Erehwon (no, sul serio, è “Nowhere” al contrario, ma sorvoliamo sull’originalità da generatore di stringhe casuali) potrebbe essere la vostra prossima dipendenza. Sviluppato da Knight of Karate, questo titolo indipendente si presenta come un incrocio bastardo tra un classico alla Wizardry e la bulimia da loot di un Diablo qualsiasi. Ho scaricato la corposa demo e ci ho perso la cognizione del tempo, roba che le mie routine di sonno sono andate in kernel panic.
Loot e Build Liquide
Il cuore pulsante di Erehwon non è la trama (inesistente) o l’esplorazione (classica a griglia), ma il sistema di equipaggiamento. Qui le classi non sono gabbie dorate: le vostre abilità dipendono dal ferro che impugnate. Trovate uno spadone a due mani con danni da fuoco? Il vostro gracile curatore diventa un piromane corazzato. Il party management è fluido, vi costringe a riorganizzare la formazione in continuazione, come quando si cerca di incastrare i banchi di RAM in una scheda madre micro-ATX: devi capire gli spazi e sfruttare ogni singolo slot a disposizione. Questa flessibilità elimina il terrore di aver “sbagliato build” (l’incubo di ogni giocatore di RPG), permettendo di adattarsi alle minacce che il dungeon genera proceduralmente.
La progressione è vecchia scuola: esplori, prendi mazzate, torni in città, vendi la fuffa, ti riposi in locanda e riparti. Un loop rodato che, incredibilmente, Knight of Karate è riuscito a svecchiare pompando la quantità e la varietà del loot. È un gioco per chi ama i numeri e l’ottimizzazione, non per chi cerca trame introspettive.
L’Estetica dell’Inchiostro e Qualche Bug di Troppo
A livello visivo, Erehwon ha fatto una scelta netta: niente asset preconfezionati sbrilluccicanti, ma un’estetica in bianco e nero che ricorda i disegni a inchiostro. Un’interfaccia pulita, quasi ascetica, che all’inizio sembra povera ma poi risulta estremamente leggibile durante gli scontri prolungati. Inoltre, c’è la funzione per importare le proprie bitmap come ritratti dei personaggi, una chicca squisitamente nerd che mi ha fatto sorridere (e perdere un’ora su Photoshop).
I problemi, ovviamente, ci sono. Come emerge anche dalle recensioni della community su Steam, l’interfaccia dell’inventario è caotica: con tutta quella spazzatura che si raccoglie, manca un sistema decente per bloccare gli oggetti utili e filtrare quelli da vendere, creando dei bottleneck non indifferenti quando si torna dal mercante. C’è poi qualche singhiozzo nella localizzazione inglese (spuntano kanji a caso nei log di battaglia, come se una variabile non fosse stata dichiarata correttamente) e un leggero stuttering nelle fasi avanzate della demo. Fortunatamente, i dev sembrano reattivi e stanno già patchando roba, quindi la build finale dovrebbe essere più stabile.

Se amate i roguelike tattici, date un’occhiata anche ai nostri consigli sui migliori del momento. Nel frattempo, potete trovare la demo di Erehwon direttamente su Steam.
Il verdetto: Un solido incastro di meccaniche retro e loot compulsivo; l’inventario ha bisogno di un debug pesante, ma l’algoritmo del divertimento compila senza errori.


