L’ESRB statunitense non seguirà l’esempio europeo sulle classificazioni per loot box
Secondo quanto riportato da Rock Paper Shotgun, l’Entertainment Software Rating Board (ESRB), l’organismo di classificazione dei videogiochi negli Stati Uniti, ha dichiarato che non intende, almeno per il momento, adottare una misura analoga a quella annunciata la scorsa settimana dal suo omologo europeo, il PEGI. Quest’ultimo ha infatti rivelato piani per aggiornare i propri criteri, assegnando automaticamente classificazioni di età più elevate ai giochi che presentano meccaniche come loot box, NFT o missioni giornaliere progettate per incoraggiare un coinvolgimento persistente.
La posizione dell’ESRB: priorità alla chiarezza per i genitori
Un portavoce dell’ESRB ha spiegato la decisione affermando che, secondo le ricerche dell’ente, i genitori desiderano essere informati in modo chiaro e anticipato su funzionalità come la comunicazione online e la possibilità di spendere denaro reale per acquisti in-game. Tuttavia, l’integrazione di fattori non direttamente legati al contenuto del gioco (come le meccaniche di monetizzazione) nel processo di assegnazione della classificazione di età potrebbe generare confusione. Pertanto, al momento non ci sono piani per permettere che elementi esterni al contenuto e al contesto del gioco influenzino il rating.
La risposta del PEGI e l’ispirazione tedesca
Dirk Bosmans, direttore del PEGI, ha risposto alle preoccupazioni espresse dall’ESRB, riconoscendo la complessità dell’operazione. Ha sottolineato che l’obiettivo è informare i genitori sia sul contenuto che sul contesto dei videogiochi, ma integrando entrambi gli aspetti in un’unica classificazione per età si rischia di perdere alcuni livelli di dettaglio. Bosmans ha inoltre rivelato che le modifiche del PEGI traggono ispirazione da un “approccio simile” recentemente adottato dall’ente di classificazione tedesco, l’Unterhaltungssoftware Selbstkontrolle (USK).
La sfida dei giochi “legacy” e live service
Un punto cruciale riguarda l’applicazione delle nuove categorie, che entreranno in vigore per le nuove uscite a partire da giugno, ai titoli più vecchi ma ancora popolari, i cosiddetti giochi “legacy” o live service. Bosmans ha ammesso che ignorare completamente questi titoli non sarebbe una soluzione sostenibile a lungo termine, nonostante la revisione di giochi già pubblicati sia tipicamente una pratica complessa per gli enti di rating.
Il direttore del PEGI ha spiegato che sarà necessario del tempo per definire i parametri corretti, dato l’introduzione di quattro nuove categorie. L’ente non può controllare continuamente il proprio catalogo storico, ma ha raccolto dati sulla presenza di acquisti in-game e di oggetti casuali a pagamento negli ultimi sette anni, costituendo un database significativo. Tuttavia, ha riconosciuto che monitorare retroattivamente la presenza di meccaniche come le missioni giornaliere sarebbe “incredibilmente difficile”, poiché il PEGI non conserva dati specifici su quest’aspetto.
In conclusione, mentre il PEGI si prepara a implementare regole più stringenti, l’ESRB mantiene una posizione più conservatrice, privilegiando un sistema di classificazione tradizionale basato principalmente sul contenuto. L’efficacia e la chiarezza di entrambi gli approcci per il pubblico dei genitori rimangono al centro del dibattito.


