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FBI arresta studente: rubava criptovalute con malware caricati su Steam

Tempo di lettura: 2 minuti

Steam e il Trojan Horse dei poveri: così venivano svuotati i wallet crypto

Uno studente della Florida è finito in manette con l’accusa di aver sottratto oltre 220.000 dollari in criptovalute utilizzando piccoli giochi gratuiti su Steam come esche per diffondere malware, secondo quanto riportato da Rock Paper Shotgun. Titoli dai nomi generici come PirateFi, Dashverse, Lampy, Lunara e BlockBlasters nascondevano un codice malevolo capace di prendere il controllo dei PC degli utenti, portando in alcuni casi a tragedie personali devastanti, come quella dello streamer RastalandTV che ha visto sparire 32.000 dollari destinati alle proprie cure oncologiche mentre giocava in diretta.

Una rete di inganni tra Discord e LinkedIn

Zyaire Dontaevious Zamarion Wilkins, conosciuto online con lo pseudonimo “Sibel.eth”, non agiva da solo. Insieme a un gruppo di collaboratori, promuoveva queste trappole digitali su piattaforme come Discord, Telegram e persino LinkedIn, spacciandole per legittimi progetti indie. Negli ultimi due anni, questa strategia ha permesso di infettare circa 8.000 personal computer. L’FBI è riuscita a risalire a Wilkins seguendo le tracce delle transazioni in criptovalute: i fondi rubati venivano convertiti in buoni regalo Uber, utilizzati poi per ordinare cibo a domicilio proprio all’indirizzo del sospettato.

Una volta ottenuto il mandato di perquisizione, gli agenti hanno sequestrato laptop, smartphone e le credenziali di accesso ai wallet digitali. I documenti ufficiali della denuncia mostrano una gestione quasi ingenua della refurtiva, che ha facilitato il compito delle autorità dopo mesi di indagini focalizzate sulla sicurezza della piattaforma Valve.

Il colabrodo della sicurezza su Steam

Questa vicenda solleva interrogativi pesanti sulla facilità con cui software malevolo può arrivare sullo store di videogiochi più importante del mondo. Se da un lato l’arresto è un segnale positivo, dall’altro la facilità con cui questi “giochi” hanno superato i controlli di Steam ci preoccupa seriamente. Non è accettabile che un utente debba temere per la sicurezza dei propri dati finanziari scaricando un titolo da un catalogo che dovrebbe essere garantito e sicuro. Ci sembra evidente che Valve debba smettere di fare affidamento quasi esclusivamente su algoritmi e segnalazioni post-danno, investendo invece in un sistema di revisione umana più rigoroso. Scommettiamo che, finché pubblicare un gioco su Steam resterà un’operazione da pochi click e pochi controlli, vedremo altri “sviluppatori” pronti a sfruttare la buona fede dei giocatori per fini criminali.

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