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Sovereign Tower, l’RPG tra gestione della Tavola Rotonda e viaggi nel tempo

Tempo di lettura: 3 minuti

Sovereign Tower: gestire un regno tra cavalieri seducenti e loop temporali

Sovereign Tower si presenta come un curioso mix tra un gestionale della Tavola Rotonda e un gioco di ruolo a turni, dove il destino di un regno fantasy decadente poggia tutto sulle spalle di un sovrano capace di riavvolgere il tempo, come raccontato sulle pagine di Rock Paper Shotgun. Sviluppato dai ragazzi di Wild Wits Games, il titolo ci mette a capo della Torre, una posizione di potere che richiede non solo acume politico, ma anche la capacità di gestire una schiera di cavalieri tanto abili quanto bizzarri, tra cui spicca Ursula: una donna d’armi dai gusti discutibili che predilige i ragni macinati come bevanda rinfrescante.

Il cuore dell’esperienza ruota attorno a un ciclo quotidiano scandito da udienze in sala del trono e assegnazione di missioni. Ogni cavaliere possiede statistiche migliorabili e tratti nascosti, come la propensione alla solitudine o l’amore per gli animali, che influenzano direttamente l’esito delle spedizioni. C’è Gwendan, un principino la cui armatura incantata brilla più per estetica che per reale magia, e c’è Angelica, guerriera risoluta che però trema davanti ai fantasmi. Gestire i loro ego e le loro paure è fondamentale, specialmente quando bisogna bilanciare le casse del regno con la reputazione presso mercanti, nobili e contadini. Le missioni non richiedono un controllo diretto durante il combattimento; il successo è determinato dalla somma dei punti statistica e dei tratti dei cavalieri inviati, rendendo la fase di pianificazione e l’equipaggiamento , che include persino formaggi parlanti capaci di aiutare nelle trattative diplomatiche , il vero fulcro strategico.

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L’elemento di rottura è rappresentato da una reliquia demoniaca che permette di riavvolgere le stagioni. Questa meccanica di “time-rewind” trasforma il gioco in un’indagine sulla causalità: se un Cavaliere Dragone si presenta ai cancelli per decapitarvi perché avete inviato altrove le vostre truppe, basta un salto nel passato per correggere l’errore. Il mondo di gioco, visivamente ispirato alla Bretagna medievale e caratterizzato da un’estetica celtica lussureggiante, reagisce a questi loop. Alcuni personaggi, come un misterioso viandante dagli occhi di serpente, sembrano accorgersi dei vostri viaggi temporali, e il Sovrano stesso può saltare dialoghi già sentiti grazie alla sua crescente onniscienza.

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Tuttavia, la struttura a loop porta con sé il rischio della ripetitività. Nonostante le variazioni nell’ordine delle missioni e la scrittura brillante e ricca di humour, dover navigare tra le stesse scelte di dialogo dopo ogni reset può diventare un ostacolo alla progressione. Il sistema di relazioni, che permette persino di corteggiare i propri sottoposti tra un boccale di vino di tarantola e l’altro, aggiunge uno strato di profondità narrativa che però deve fare i conti con la stanchezza derivante dal rivivere costantemente gli stessi eventi per ottimizzare i risultati.

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L’idea di espandere il concetto di un gioco alla Reigns trasformandolo in un GDR di ampio respiro ci stuzzica non poco. La direzione artistica e la personalità dei cavalieri sono i veri punti di forza di Sovereign Tower, ma ci chiediamo se la meccanica del loop temporale non rischi di essere un’rischio calcolato. Se da un lato offre una rete di sicurezza contro i fallimenti catastrofici, dall’altro potrebbe annacquare il senso di urgenza e di conseguenza delle proprie scelte. Ci sembra un titolo con un’anima forte, capace di conquistare chi ama la narrazione emergente, ma scommettiamo che la vera sfida per gli sviluppatori sarà mantenere alto l’interesse del giocatore una volta superate le prime, inevitabili, ore di “déjà-vu”.

La demo è su Steam.

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