Pragmata: Un’Esperienza Unica nel Genere Shooter, Tra Gameplay Brillante e Narrazione Debole
Il videogioco Pragmata, secondo quanto valutato da PCGamesN, si presenta come uno sparatutto in terza persona distintivo e affascinante, capace di richiamare le glorie dei titoli d’azione lineari del passato. Sebbene la sua componente narrativa risulti ancora acerba, questo non riesce a offuscare l’eccellenza del suo innovativo sistema di combattimento incentrato sull’hacking.
Un Passo Indietro nel Tempo, con Innovazioni Benvenute
L’approccio iniziale all’universo di Pragmata ha suscitato perplessità. Il protagonista, Hugh, appariva privo di spessore, mentre la sua compagna androide, Diana, si rivelava quasi fastidiosa. L’idea di un’azione lineare distinta dalla massa non convinceva appieno. Tuttavia, dopo aver sperimentato la preview e completato l’intera avventura, la prospettiva sul più recente prodotto di Capcom è radicalmente mutata, pur confermando alcune delle riserve iniziali.
Il titolo trasporta i giocatori nell’era della PlayStation 3 e Xbox 360, proponendo un’esperienza prevalentemente lineare della durata di circa dodici ore. L’accento è posto sul gameplay piuttosto che sulla trama, caratteristica che si traduce in punti di forza e debolezza analoghi a quelli dei classici del periodo.

Gameplay: Il Cuore Pulsante di Pragmata
L’elemento di maggior spicco di Pragmata è senza dubbio il suo gameplay. Hugh incarna il classico eroe d’azione, definito da un’assenza di personalità e da un vasto arsenale. Il suo volto è raramente inquadrato, ma emerge come quello di un generico uomo bianco con un taglio di capelli alla moda e una cicatrice distintiva. Poco dopo un catastrofico evento lunare, il protagonista viene affiancato da Diana, una piccola androide che ha fatto della stazione spaziale la sua dimora. I due uniscono le forze per ritrovare gli amici di Hugh e fare ritorno sano e salvo sulla Terra.
Dato che le armi terrestri di Hugh non riescono a penetrare gli scudi dei robot lunari, egli necessita dell’aiuto di Diana per violare i sistemi nemici e svelarne i punti deboli. Questo si traduce in un sistema di combattimento semplice ma geniale. Mentre si spara nei panni di Hugh, come in ogni sparatutto in terza persona, è necessario risolvere enigmi di hacking in tempo reale per rendere i robot vulnerabili. Nel ruolo di Diana, occorre navigare su una griglia verso una specifica casella per completare l’operazione, attraversando nodi che aumentano il danno inflitto, il tutto schivando il fuoco nemico.
Si controllano essenzialmente Hugh e Diana simultaneamente, e questa meccanica di multitasking funziona in modo straordinario. Offre un equilibrio perfetto tra semplicità e intensità. Lo sguardo salta da una parte all’altra dello schermo per assicurarsi del posizionamento ottimale, mentre le mani si muovono velocemente per risolvere l’enigma di hacking. Nessun elemento del combattimento sovrasta l’altro, e entrambi risultano appaganti senza diventare ripetitivi.
Il gioco contribuisce a mantenere l’interesse introducendo costantemente nuove meccaniche nell’hacking di Diana. Abilità ultimate, nodi speciali che confondono, bruciano o addirittura rivoltano i nemici contro i propri alleati, e brutali mosse finali vengono aggiunte nel corso delle dodici ore di storia. Questo aumenta progressivamente la complessità, assicurando che gli scontri finali non diventino scontati.

Anche il comparto di tiro puro presenta delle variazioni. Hugh inizia con una semplice pistola dotata di un caricatore da sei colpi, lenta da ricaricare e poco potente. Tuttavia, accede rapidamente a un arsenale più robusto, includendo lanciarazzi, fucili a pompa e persino un’arma capace di sparare un suo clone come esca per distrarre i nemici.
Si tende a utilizzare quasi ogni arma regolarmente, evitando solo quelle completamente inefficaci, come il cannone laser. Le munizioni sono scarse, obbligando a raccogliere nuove copie di ogni arma, e la ricarica lenta stimola il continuo cambio di equipaggiamento in combattimento. Nei boss fight, è frequente aver esaurito tutte le armi, non solo come opzioni tattiche, ma per pura necessità. Questo aggiunge un ulteriore livello di caos all’azione, elevando il combattimento, poiché si lotta con ciò che si ha a disposizione cercando di posizionarsi al meglio.
Ogni scontro offre la possibilità di ottenere materiali di potenziamento, impiegati per migliorare armi, equipaggiamento o abilità di hacking nel Rifugio, il mondo hub di Pragmata. Le risorse necessarie si accumulano rapidamente, permettendo di sbloccare potenziamenti utili con regolarità, conferendo una tangibile sensazione di progressione. Questo contribuisce ulteriormente al ritmo incalzante del gioco. L’azione è rapida, intensa e stressante dall’inizio alla fine, una combinazione che cattura il giocatore.
L’avventura culmina in una serie di boss fight eccezionali. Non si tratta di semplici scontri prolungati e familiari, ma ogni battaglia introduce nuove opzioni tattiche e schemi d’attacco da comprendere. La progettazione delle arene e dei boss eleva ulteriormente questi momenti, in particolare uno scontro con un massiccio robot scorpione a metà gioco.

Narrazione: Un Aspetto da Migliorare
Lontano dagli scontri con i nemici, l’esperienza di Pragmata perde gran parte del suo fascino. Hugh è un protagonista ereditato dai giochi dei primi anni 2000, e Diana risulta irritante. Il gioco fatica a trasmettere il calore emotivo che si prefigge, riuscendoci solo nella scena finale.
Fino a quel momento, la trama appare fredda e qualsiasi legame affettivo risulta forzato. Diana si agita con un’eccessiva vivacità infantile, divorando schede dati e meravigliandosi per alberi e sabbia. La sua voce, che non suona mai come quella di una vera bambina, inizia a infastidire in pochi istanti. Hugh è meno fastidioso, ma decisamente più dimenticabile. Mostra pochissime emozioni, e il suo “bravo, ragazzina” suona quasi sarcastico, privo di sincerità. È una macchina tanto quanto i nemici che distrugge, senza alcuna personalità o evoluzione evidente.
Anche il ritmo narrativo non aiuta. Hugh e Diana si incontrano in pochi minuti e diventano inseparabili fin da subito. La dinamica padre-figlia viene forzata con tale immediatezza da risultare mai credibile. Nessun aspetto della storia è così grave da distrarre, semplicemente non assume mai importanza.
Una narrazione emotivamente coinvolgente sarebbe stata un valore aggiunto, ma la qualità del combattimento di Pragmata è più che sufficiente a rappresentare un valido motivo per proseguire. Ignorando la voce sgradevole di Diana e concentrandosi su ciò che Pragmata realmente è: un terzo-person shooter davvero unico e meraviglioso. In questo senso, è un titolo che richiama il passato, offrendo una premessa di gameplay così originale da rendere difficile smettere di giocare.


