Polyarc chiude. Lo studio di Seattle che nel 2018 aveva portato su PlayStation VR Moss, l’avventura con la topolina Quill, ha annunciato la fine delle attività nel pomeriggio di venerdì 11 settembre con un post su LinkedIn, senza indicare un motivo. Il testo sta in poche righe: dodici anni insieme, i saluti, il lavoro che finisce qui.
Sotto il post c’è la parte che dice più del comunicato. Un foglio di calcolo con i contatti e i profili di tutte le persone rimaste fuori, pubblicato perché qualcun altro le assuma. Sono ventinove, e comprendono i tre fondatori.
Ventinove nomi e un foglio di calcolo
La pratica si chiama reverse recruiting, cioè il contrario del solito annuncio di lavoro: non è l’azienda a cercare candidati, sono i candidati a mettersi in vetrina insieme, con il nome dello studio che li ha formati a fare da referenza. Nel 2026 è diventata la coda standard di ogni chiusura, e il fatto che sia diventata standard dice già parecchio su che anno è stato.
Fra i ventinove ci sono l’amministratore delegato Tam Armstrong, Danny Bulla e Chris Alderson, che avevano fondato Polyarc nel 2015 dopo essere passati tutti e tre da Bungie, dove avevano lavorato a Destiny con ruoli diversi. Il post chiude con una frase che non lascia margini di interpretazione: il lavoro dello studio è finito.
Da Destiny a una topolina alta dieci centimetri
Polyarc ha pubblicato quattro giochi in dieci anni, tutti ambientati nello stesso mondo. Moss uscì nel febbraio 2018 su PlayStation VR: il giocatore non impersonava Quill, la guardava dall’alto e le faceva da compagno, spostando pezzi di scenario con le mani mentre lei risolveva i livelli. Era uno dei pochi giochi in realtà virtuale con una struttura da avventura vera invece che da dimostrazione tecnica, e per questo è rimasto nelle liste dei motivi per comprare un visore molto più a lungo della sua uscita. Moss: Book II arrivò nel 2022 sulle stesse macchine più Quest di Meta.
Poi è arrivato Glassbreakers, spin-off multigiocatore di ambientazione Moss costruito come gioco a servizio, cioè pensato per essere aggiornato e monetizzato nel tempo invece che venduto una volta sola. Uscito nel 2025, è finito anche su Apple Vision Pro, dove i giochi si contano sulle dita. Non è bastato.
Uscire dal visore è servito, ma non abbastanza
Moss: The Forgotten Relic è il tentativo di raggiungere chi un visore non ce l’ha. I due capitoli sono rimontati in un gioco solo, con telecamera tradizionale e i contenuti aggiuntivi di Twilight Garden inclusi, ed è stato sviluppato insieme a Blackbird Interactive. È uscito il 16 luglio 2026 a 19,99 dollari su PC e console. Al 12 settembre ha 355 recensioni su Steam, con il 92% di positive, e a un mese dal lancio ha ricevuto un aggiornamento gratuito che aggiunge la cooperativa locale a due giocatori. Il budget non è pubblico, quindi quanto abbia venduto davvero non si sa: quello che si sa è che il numero di recensioni, per un gioco a venti dollari uscito da due mesi, resta quello di un titolo di nicchia.
Ne avevamo scritto quando fu annunciato, a maggio, come del passaggio di una serie nata in VR verso un pubblico più largo. Con quello che si sa adesso era anche un’operazione di sopravvivenza: a marzo, secondo Push Square, Polyarc aveva già licenziato una parte consistente del personale dopo che un progetto grosso era stato cancellato e i finanziamenti per rimpiazzarlo non erano arrivati.
Il buco lasciato da Meta
La chiusura non nasce dentro Polyarc soltanto. A gennaio 2026 Meta ha tagliato la divisione Reality Labs e i tagli hanno colpito Camouflaj, lo studio di Bellevue che aveva fatto Batman: Arkham Shadow per Quest. Meta era di gran lunga il primo finanziatore di giochi in realtà virtuale. Quando ha spostato soldi e attenzione su occhiali intelligenti e ricerca sull’intelligenza artificiale, gli studi che campavano di commesse sue si sono trovati senza il committente principale, in un mercato che un secondo committente della stessa taglia non ce l’ha. Valve ha annunciato Steam Frame, il visore che dovrebbe rimettere in moto il settore, ma non ha ancora una data di uscita.
È il meccanismo che rende queste chiusure prevedibili e comunque impossibili da evitare dall’interno: una piattaforma decide dove va il denaro, e due anni dopo le conseguenze arrivano su aziende che quella decisione non l’hanno presa. Polyarc non ha sbagliato i giochi, ha lavorato in un settore che ha smesso di essere finanziato mentre lei ci stava dentro.
Il conto del 2026
Nello stesso anno hanno chiuso Night School Studio di Oxenfree, Ivy Road di Wanderstop, la sede di Halifax di Ubisoft e Bluepoint Games, che aveva fatto il rifacimento di Demon’s Souls, elenca Game Informer. A questi si aggiungono i tagli che non arrivano fino alla chiusura, come i sette licenziamenti di FuturLab di fine luglio, resi noti solo l’8 settembre.
La demo di Moss: The Forgotten Relic è ancora scaricabile su Steam, riattivata per la promozione Wholesome Games Celebration. Lo studio che l’ha fatta, dall’11 settembre, non c’è più.


