Nintendo, rimborsi dazi e saldi. Il 10 settembre l’azienda ha annunciato una promozione americana chiamata Customer Appreciation Sale, cioè saldi di ringraziamento ai clienti: sconti del 30% su decine di giochi Switch, più contenuti aggiuntivi, accessori, amiibo e vestiario. Nella nota che la annuncia c’è una frase che vale più di tutti gli sconti messi insieme. La promozione è resa possibile in parte dai rimborsi sui dazi.
Quei rimborsi sono gli stessi che Nintendo, in tribunale, sostiene di non dover restituire a chi le console e i giochi li aveva pagati più cari proprio a causa dei dazi.
Come ci si è arrivati
La catena è lunga e conviene metterla in fila. Nel 2025 Nintendo alza i prezzi negli Stati Uniti e indica nei dazi la causa; a maggio la Switch 2 passa da 449 a 499 dollari, un rincaro di cinquanta dollari in cui l’azienda mette anche la scarsità di componenti. Poi la Corte Suprema dichiara illegittima buona parte di quei dazi, e il governo si trova a dover restituire alle imprese americane oltre 166 miliardi di dollari.
A marzo Nintendo of America fa causa allo Stato per riavere la sua parte, alla Corte del Commercio Internazionale, insieme a Costco, FedEx, Revlon e più di mille altre aziende. Entro fine luglio il governo aveva già pagato 100 miliardi. Nel bilancio del 2026 Nintendo scrive di aver incassato 300 milioni di dollari di rimborsi.
Nel mezzo, ad aprile, i clienti fanno causa a Nintendo chiedendo la loro fetta. La linea difensiva dell’azienda, come avevamo raccontato a luglio, è che chi ha comprato ha ricevuto esattamente quello per cui aveva pagato, quindi non gli spetta niente. A settembre gli avvocati hanno depositato la richiesta di archiviare la causa.
Trecento milioni, e uno sconto del 30%
Ora, i trecento milioni sono una cifra, e lo sconto del 30% su un catalogo digitale è un’altra cosa: costa a Nintendo il margine sulle copie vendute in quelle due settimane, non trecento milioni. Chi ha pagato cinquanta dollari in più per la console non li rivede, a meno che non spenda altri soldi in giochi. Chi non ha mai comprato niente durante i rincari, invece, i saldi se li prende uguale.
Questo è il punto che rende la faccenda notevole, e non è il fatto che un’azienda si tenga dei soldi. Quasi tutte lo stanno facendo, Sony compresa, che ha una causa quasi identica aperta da maggio. Nintendo è l’unica ad aver scritto nero su bianco che quei soldi finanziano una promozione, mentre in aula spiega di non doverli a nessuno.
C’è anche chi ha fatto il contrario. Ad agosto Panic, l’azienda che produce la console portatile Playdate, ha restituito ai clienti il sovrapprezzo che aveva applicato per i dazi. È una società minuscola rispetto a Nintendo, e appunto per questo il confronto è imbarazzante: la differenza non è quanto costa farlo, è se si sceglie di farlo.
Non è solo una faccenda Nintendo
La stessa contestazione è finita in tribunale anche fuori dal settore dei videogiochi. Logitech, che fa mouse e periferiche da gioco, è stata portata davanti a un giudice da chi sostiene che l’azienda si sia tenuta i rimborsi sui dazi invece di restituirli a chi aveva comprato i prodotti rincarati. L’argomento dei ricorrenti è che l’azienda si arricchisce due volte sulle spalle degli stessi clienti. È lo stesso argomento della causa contro Nintendo, con la differenza che lì non c’è nessun saldo a fare da contorno.
Il meccanismo, spogliato del lessico aziendale, è semplice. Lo Stato impone un dazio, l’azienda alza i prezzi e lo scarica sul consumatore, un tribunale dichiara il dazio illegittimo, lo Stato restituisce i soldi all’azienda, e il consumatore resta fuori dalla catena in entrambe le direzioni. È un giro completo in cui l’unico che non torna mai al punto di partenza è chi ha comprato.
Quando e dove
La promozione parte il 13 settembre e finisce il 26, sull’eShop, sul negozio online di Nintendo e presso i rivenditori che aderiscono. Negli Stati Uniti si apre in realtà la sera del 12 in orario del Pacifico. Il comunicato è uscito solo sul sito americano e i dazi riguardano gli Stati Uniti, quindi quasi certamente è una promozione solo americana: in Europa non risulta niente di equivalente.
Nintendo la chiama una delle sue promozioni più grandi di sempre, e sulla carta lo è: sconti diretti sui suoi giochi, fuori dal periodo natalizio, sono rari. L’elenco preciso dei titoli, alla vigilia, non era ancora stato pubblicato.
Resta una domanda a cui il comunicato non risponde, ed è quella che un giudice potrebbe fare presto. Se i rimborsi servono a finanziare uno sconto per i clienti, significa che l’azienda riconosce un nesso fra quei soldi e chi ha pagato i rincari. È esattamente il nesso che i suoi avvocati stanno negando.


