Nintendo Ending Twitter/X Integration on Switch

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Nintendo riporta i giochi a 50 dollari in pieno 2026. Sono diventati i buoni?

Tempo di lettura: 3 minuti

Il caffè di stamattina mi è andato di traverso su un numero: 90. Novanta euro. Non per un abbonamento annuale, non per una console, per un singolo videogioco. E il pezzo che dovevo scrivere era su Nintendo che “sconta” i giochi digitali a 50 dollari. Il problema, appena allarghi lo sguardo di dieci centimetri, è che quei 50 dollari sono l’eccezione simpatica in un listino che nel resto del 2026 sta sistematicamente puntando molto più in alto. Parliamo di quello, va’, che il caffè freddo è già abbastanza.

I fatti Nintendo, in breve: da marzo 2026 negli Stati Uniti i titoli Switch 2 hanno prezzi differenziati, Star Fox e Splatoon Raiders a 50$ digitale contro 60$ fisico, Yoshi and the Mysterious Book a 60$ contro 70$. Dieci dollari di sconto se rinunci alla cartuccia, non cinquanta, e una pratica che altrove esisteva già dal lancio della console. Fin qui, onestamente, poco da gridare: è la differenza reale di costo tra un file e un pezzo di plastica con sopra della memoria flash sempre più cara.

Il numero che dovrebbe farti alzare un sopracciglio, però, non è nella colonna dello sconto. È nella colonna accanto. Mario Kart World, titolo di lancio della stessa Switch 2, è uscito a 80$ negli USA e 90€ in Europa, e non è un dettaglio: è stato descritto dagli analisti come una delle decisioni di prezzo più osservate del 2025, e criticato esplicitamente come un precedente pericoloso, perché mentre Sony e Microsoft si erano fermate a 80€, Nintendo ha rincarato ulteriormente la dose senza nemmeno preoccuparsi di una motivazione. Vi ricorda qualcosa la logica “tanto è Nintendo, tanto lo comprate comunque”? A me sì, ed è esattamente il tipo di ragionamento che dovrebbe preoccupare chi ancora vuole possedere i propri giochi invece di noleggiarli a rate.

Il vero listino non è quello di Nintendo, è quello di tutti

Perché il punto non è nemmeno Nintendo in sé: è che i 70$ AAA, un tempo controversi, sono ormai la base accettata su PlayStation, Xbox e Switch, e gli analisti (Rhys Elliott di Alinea Analytics, Piers Harding-Rolls di Ampere Analysis) concordano che 80$ è già lo scalino successivo pronto a diventare normale per le uscite di prestigio. GTA 6, in arrivo a novembre, ha fissato lo standard fisico a 79,99$, dieci dollari sopra la norma AAA di appena qualche anno fa, e secondo Serkan Toto di Kantan Games questo rende “molto più facile per gli altri publisher applicare prezzi più alti”, con edizioni deluxe già preventivate oltre i 100 dollari. Non è la prima volta che succede: Mat Piscatella di Circana ricorda che quando Call of Duty 2 salì a 59,99$ nel 2005, il resto del mercato lo seguì a ruota nel giro di una manciata di mesi.

Il risultato, per chi comprava giochi a un prezzo unico di 60 dollari fino a ieri (o sarebbe più corretto dire l’altro ieri), è una frammentazione che nel 2026 assomiglia a questo: oltre 100$ per i titoli evento, 80$ come nuovo standard AAA, 50-70$ per le grandi produzioni AA, 20-50$ per il segmento cooperativo, 5-20$ per l’indie che ti salva la dignità del portafoglio. Il prezzo piatto è morto, e al suo posto c’è uno spettro che, guarda caso, tende sempre verso l’alto e mai verso il basso.

La crisi delle memorie di cui tanto si parla (quella che ha spinto anche il rincaro della console Switch 2 a 499,99$ da settembre, con Nintendo che almeno ha aspettato più a lungo di Sony e Microsoft prima di cedere) è un fattore reale, non inventato. Ma è solo una delle concause: costi di sviluppo triplicati, budget di marketing fuori scala, e un’industria intera che ha aspettato l’ultimo minuto utile per scaricare tutto insieme sul prezzo di copertina, come ha notato l’ex boss Sony Worldwide Studios Shawn Layden. Nessuno vuole essere il primo ad alzare i prezzi, ma tutti sono felicissimi di essere il secondo, il terzo e il centesimo.

Quindi no, lo sconto sul digitale di Nintendo non ti rende “i buoni”. Ti distrae, con una mano, mentre con l’altra il prezzo di ingresso per possedere davvero un gioco importante è passato da 60 a 70 a 80 dollari (90 euro, se abiti di qua) nel giro di una manciata di generazioni console, e nessuno degli attori coinvolti ha in programma di tornare indietro.

Il verdetto: i 10 dollari di sconto sul digitale sono uno specchietto per le allodole rispetto a un listino che, nel complesso, sta salendo su tutti i fronti. Se il conto ti fa arrabbiare, hai ragione: solo che il colpevole non sta nella colonna dello sconto, sta in quella accanto, ed è firmato da tutta l’industria insieme.

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