Anni fa scrissi un piccolo gioco a bivi in Twine, di quelli con dialoghi ramificati: ogni scelta in più che aggiungevo raddoppiava gli stati da testare, finché non ho dovuto tagliare metà delle diramazioni solo per finire il progetto prima di morire di vecchiaia. Netflix, con Unhinged, ha fatto esattamente la stessa scelta. Solo che il budget era qualche milione di dollari più alto e nel cast c’era Zoë Kravitz.
Il posto dove andresti a giocare una storia
Il 14 luglio Sean Krankel, che ha fondato lo studio Night School (quello di Oxenfree) e oggi guida i giochi narrativi di Netflix dopo l’acquisizione del 2021, ha raccontato a Insider Gaming dove vuole portare la piattaforma dopo il successo di Unhinged, l’horror uscito il 30 giugno che trasforma lo smartphone del giocatore in torcia, telefono squillante e unico modo per decidere cosa fare. L’ambizione, tradotta: “questo è naturalmente il posto dove andrei a giocare una storia”, ha detto Krankel, immaginando un futuro in cui l’idea di giocare su Netflix non suoni più strana di quella di guardarci una serie.
Meno rami, meno cose che si rompono
Il passaggio più interessante, però, riguarda cosa Netflix ha tagliato per arrivarci. In un’intervista a The Game Business, Krankel racconta che il team voleva partire con un’interfaccia telefonica completa: app di incontri, dialoghi ramificati veri, libertà di esplorare quanto si vuole. L’hanno tolta quasi tutta.
Per Krankel, tagliarla è stata soprattutto una scelta di ritmo narrativo. Per chi sviluppa, però, ogni ramo di dialogo in più non è solo quello: è anche uno stato in più da testare, un percorso in più da doppiare, un bug potenziale in più. Unhinged alla fine si gioca in 30-40 minuti con un set di azioni ridotto all’osso, rispondere o no al telefono, accendere la torcia, scegliere una direzione, ed è la stessa lezione che ho imparato io su un progetto amatoriale da quattro soldi: meno rami, meno cose che si rompono in produzione.
Il pubblico c’è, i numeri no
Nella stessa intervista, ripresa da Cloud Dosage, Krankel sostiene che Unhinged abbia portato su Netflix Games persone che non avevano mai toccato un gioco sulla piattaforma, incluse alcune che non avevano mai provato il cloud gaming. Il dato, però, resta un’affermazione: Netflix non ha condiviso cifre. E proprio questa settimana Variety riporta che l’azienda passerà dal report sulle visualizzazioni ogni sei mesi a uno annuale, a partire dal 2027. Tradotto: anche volendo verificare, l’anno prossimo si saprà comunque la metà di quello che si sa oggi.
Il mio gioco Twine abbandonato non l’ha mai giocato nessuno, quindi il paragone regge fino a un certo punto: io non avevo Zoë Kravitz, Netflix non ha la scusa di scrivere di notte tra un turno e l’altro. Il principio, però, resta lo stesso, e vale anche per il pubblico nuovo che Krankel rivendica: finché non ci sono cifre da controllare, è un ramo di dialogo mai testato.


