Marathon might be the perfect 2026 shooter in that I feel like I'm stuck in a giant Nvidia graphics card

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Marathon, come l’FPS di Bungie rivela il nostro mondo iper-tecnologico in crisi

Tempo di lettura: 3 minuti

L’esperienza di gioco di ‘Marathon’, tra metafore cibernetiche e il FPS del futuro

Una nuova versione del classico sparatutto di Bungie, Marathon, sta prendendo forma in uno slam di server accessibile al pubblico, offrendo un assaggio di quello che si prospetta essere uno degli sparatutto in prima persona più rilevanti del 2026. L’impressione iniziale, secondo un resoconto della testata, è quella di essere immersi in un’enorme scheda grafica Nvidia, in un mondo dove tecnologia avanzata e degrado naturale si fondono in un’estetica satura e claustrofobica.

Un prologo che insegna le meccaniche di base

Il viaggio inizia con un prologo tutorial che mescola l’atmosfera dei briefing di Modern Warfare con l’iconografia di WipEout. Il giocatore viene introdotto alle meccaniche fondamentali di gestione della salute, dello scudo, degli attacchi corpo a corpo e dell’inventario. Il percorso iniziale si snoda attraverso bunker bloccati e tubi di plastica blu, in una sequenza che il giornalista descrive quasi come una “seconda nascita” digitale. La prima ora di gioco è dedicata a familiarizzare con un mondo dove ogni dettagio, persino una falena a codice a barre che si nutre di diodi, sembra riflettere una profonda ossessione tecnologica.

L’azione si concentra inizialmente sull’esplorazione di habitat in plastica crepata, dove si affrontano squadre di robot dagli occhi rossi e si raccolgono rottami e materiali per il crafting. È una fase in cui, come nota l’autore, ogni oggetto raccolto sembra inizialmente privo di senso, e la morte arriva in fretta mentre si cerca di decifrare l’inventario. Una sensazione di spaesamento che viene paragonata a quella di “un piccolo insetto” che annusa chip elettronici fino a quando tutto non diventa una seconda natura.

Estetica e lore: un corpo senza carne e una mente senza corpo

Marathon presenta una direzione artistica particolare. Il giocatore non è un essere umano, ma una mente che controlla in modalità wireless uno tra diversi corpi cibernetici, corrispondenti a classi RPG come il Vandal (veloce e destabilizzante) o il Destroyer (resistente e potente). La missione è quella di abbordare un’arca interstellare perduta e saccheggiarla per conto di varie corporazioni, ognuna con il proprio logo pixelato, acronimo minaccioso e albero di talenti sbloccabili.

A class select screen in the Marathon reboot, showing the armoured and helmeted Destroyer class.

La prima fazione disponibile è la Cyberacme, che fornisce un talento per identificare il bottino più velocemente durante le partite e affianca al giocatore una sorta di “Cortana” sinistra chiamata Oni. Il combattimento, descritto come solido ma non rivoluzionario, si basa su un ritmo costante di mira con la visuale di precisione (ADS) e abilità speciali in ricarica. Tuttavia, è l’ambientazione a catturare maggiormente l’attenzione.

Una mappa che sembra un circuito stampato abbandonato

La mappa “Perimeter” disponibile nello slam di server viene descritta come una distesa di iMac fracassati lasciati sotto la pioggia. Enormi condensatori e trasformatori giallo brillante o blu elettrico spuntano dalla vegetazione. È difficile capire se sia il paesaggio naturale a giacere sopra i circuiti o viceversa. Un mondo apparentemente senza vita organica, ma con interni curvi e gelatinosi che ricordano diagrammi anatomici.

A blue curving chamber with a door leading to another one in the Marathon reboot.

Oltre ai robot, l’ambiente è popolato da forme di vita pustolose e striscianti, che richiamano alla mente il Flood di Halo, pronte a uscire da sacche ovariche scarlatte e aggredire il giocatore. Una volta eliminati i nemici, si aprono casse per scoprire nuovi “aggeggi”, e l’inventario diventa un microcosmo dello stesso mondo frammentato.

Una metafora involontaria dell’era Nvidia

Secondo l’articolo, ciò che rende Marathon più affascinante nella sua forma attuale è la sua capacità di fungere da metafora visiva per l’era tecnologica contemporanea. L’impressione è quella di un universo dove una tecnologia sfavillante e un design iper-avanzato marciscono sotto la pioggia, divorandosi dall’interno.
Un’immagine potente che sembra riflettere il sentimento di un mondo sempre più dipendente dalla potenza di calcolo – simboleggiata da colossi come Nvidia – il cui effettivo utilizzo rimane, secondo alcuni report, ampiamente in discussione. Un tempo nota principalmente per essere stata rifiutata dalla Dreamcast, oggi Nvidia è un gigante i cui movimenti influenzano interi settori.

Nonostante una lore che punta a ricostruire il mistero della colonia perduta attraverso terminali ancora attivi e tazzine di caffè abbandonate, è questa sensazione di essere intrappolati in un’estetica “da scheda grafica” decadente a definire, almeno per ora, l’esperienza proposta dal reboot di Marathon. I giocatori curiosi possono provare lo slam di server direttamente su Steam.

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