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Il fondo saudita valuta di fondere Electronic Arts e Savvy Games Group

Tempo di lettura: 3 minuti

Una fusione EA Savvy sarebbe allo studio dentro il Public Investment Fund, il fondo sovrano dell’Arabia Saudita che il 4 agosto ha finito di comprarsi Electronic Arts e che possiede già Savvy Games Group. Il primo resoconto è uscito il 10 settembre su Bloomberg ed è stato confermato da altre testate che citano persone informate delle discussioni, fra cui GamesIndustry.biz. Nessuna decisione è stata presa, e le tre parti in causa hanno rifiutato di commentare.

La ragione che filtra è di ordine amministrativo: tenere le partecipazioni videoludiche dentro un contenitore solo invece di due. Detta così sembra un riordino di scrivania. Vale 55 miliardi di dollari da una parte e un portafoglio di aziende dall’altra, e riguarda chi decide quali giochi vengono finanziati nei prossimi dieci anni.

Cosa c’è dentro Savvy, e perché non lo sa quasi nessuno

Savvy Games Group nasce a novembre 2021 come veicolo del fondo saudita per i videogiochi e gli sport elettronici. È poco conosciuta perché non mette il proprio nome su niente: quello che possiede sta dentro le controllate. Scopely, comprata per 4,9 miliardi di dollari nel 2023, pubblica Monopoly Go!. Nel 2025 ha rilevato per circa 3,5 miliardi la divisione giochi che era di Niantic, e con quella si è portata a casa Pokémon GO, Pikmin Bloom e Monster Hunter Now. Sempre a Savvy fa capo ESL FACEIT Group, nato dalla fusione di due organizzatori di tornei di sport elettronici, che oggi copre buona parte dei campionati mondiali del settore.

A gennaio 2026 il fondo saudita ha poi spostato dentro Savvy circa 12 miliardi di dollari di azioni quotate, comprese quote di Nintendo, Bandai Namco e Take-Two Interactive. Con quel trasferimento Savvy si è ritrovata con circa il 10% di Koei Tecmo, NCSoft, Nexon e Square Enix. Sulla pagina del fondo l’obiettivo dichiarato è arrivare a una posizione di comando nell’industria dei videogiochi entro il 2030.

Sommando Electronic Arts, il gruppo che ne uscirebbe avrebbe EA Sports FC, Madden, Battlefield, The Sims e Apex Legends sul lato console e PC. Sul mobile avrebbe Monopoly Go! e Pokémon GO, e in mezzo i tornei. Nessun’altra azienda del settore tiene insieme quelle tre cose.

Il posto vuoto in cima

C’è un dettaglio di tempistica che vale la pena tenere a mente. Brian Ward, amministratore delegato di Savvy dalla fondazione e prima di allora passato per EA, Xbox e Activision Blizzard, se ne è andato il 1° settembre, un mese dopo la chiusura dell’acquisizione di EA. Al suo posto, come reggente, c’è Turqi Alnowaiser, che nel fondo si occupa degli investimenti internazionali ed è la stessa persona che aveva firmato la dichiarazione ufficiale sull’operazione EA.

Un cambio al vertice mentre si valuta di fondere due aziende può voler dire molte cose, e la più noiosa è probabilmente quella giusta: chi guida una società che sta per essere assorbita ha meno ragioni di restare. Ward nella sua nota interna ha parlato di transizione di leadership e di momento giusto per un ricambio.

Perché non succede domani

Due ostacoli, entrambi concreti. Il primo è Moonton, lo studio cinese di Mobile Legends: Bang Bang che Savvy ha accettato di comprare da ByteDance a marzo per circa 6 miliardi di dollari: l’operazione non è ancora chiusa, e finché non lo è la fusione non parte. Il secondo è l’antitrust, cioè le autorità che devono dare il via libera alle concentrazioni.

Il metro di paragone esiste. Microsoft annunciò l’acquisto di Activision Blizzard nel gennaio 2022 per 68,7 miliardi di dollari e ci mise quasi due anni a passare i controlli di Stati Uniti, Regno Unito e Unione Europea. Chiuse a ottobre 2023, e solo dopo aver ceduto a Ubisoft i diritti di trasmissione in streaming dei giochi Activision, perché l’autorità britannica aveva bloccato l’operazione. La compravendita di EA, per dare l’ordine di grandezza dei tempi, è stata approvata dagli azionisti il 22 dicembre 2025 e dalla Commissione europea il 23 luglio 2026.

Cosa resta al giocatore

Chi compra EA Sports FC non si accorgerà di niente per parecchio tempo. Il punto è più a monte. Quando la stessa proprietà controlla il primo editore sportivo del mondo, due dei giochi mobile che incassano di più e l’infrastruttura dei tornei, le decisioni su cosa vale la pena produrre si prendono in una stanza sola. Ed è una stanza dentro un fondo sovrano, cioè uno strumento di politica economica di uno Stato, non un consiglio di amministrazione che deve rispondere di un titolo in borsa. EA è uscita dal Nasdaq il 4 agosto: da quel giorno i suoi bilanci non sono più un documento pubblico.

Il resto del settore intanto ha smesso di dare i numeri anche quando non è obbligato a tenerli per sé: da luglio Electronic Arts e Microsoft non passano più i dati di vendita digitale a Circana, l’azienda che compila le classifiche americane. La fusione, se arriva, arriverà in un mercato dove verificare le cose da fuori è già più difficile di due anni fa.

Per ora è un’ipotesi allo studio, riferita da fonti anonime e smentita da nessuno. Kotaku ricorda che il consorzio che ha comprato EA comprende anche Silver Lake e Affinity Partners, la società di Jared Kushner, genero di Donald Trump. Quale che sia il contenitore finale, i proprietari restano quelli.

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