Epic Games ha depositato una domanda di marchio per la parola Megaverse. È la stessa parola su cui ha perso una causa meno di un anno fa, contro un’azienda che quel marchio ce l’ha già e continua a tenerlo attivo.
La storia parte dal 2022, quando Epic registrò “Epic Games Megaverse” in sei classi merceologiche, comprese fra la 09 e la 45, con una domanda molto generica pensata per coprire le sue ambizioni sul metaverso. A opporsi fu Megaverse Ltd., una società creativa britannica che possedeva già il marchio “Megaverse” per prodotti e servizi molto simili.
Perché il nome dell’azienda davanti non è bastato
Nel procedimento britannico la difesa di Epic era che l’aggiunta del proprio nome rendesse il marchio distinguibile, perché “Epic Games” è di per sé riconoscibile. L’ufficio marchi britannico ha respinto il ragionamento con una motivazione che vale la pena riportare: se bastasse quello, qualunque grande azienda potrebbe appropriarsi di una parola registrata da altri semplicemente mettendoci davanti il proprio logo.
La decisione, arrivata nel novembre 2025, ha stabilito che il rischio di confusione non era diretto ma indiretto, cioè che il pubblico avrebbe potuto pensare a un legame commerciale fra le due realtà. Epic ha perso il diritto di usare il marchio nel Regno Unito sui videogiochi in realtà virtuale, e uno studio legale londinese ha commentato che nemmeno i marchi più grandi possono contare solo sulla propria reputazione per registrarne di nuovi.
Non era andata meglio in Europa. Nel 2024 la divisione opposizioni dell’ufficio marchi europeo aveva dato ragione in parte alla stessa Megaverse Ltd., escludendo dal marchio di Epic le classi che si sovrapponevano a quelle dell’azienda britannica.
Cosa copre il nuovo deposito
Il nuovo deposito riguarda la parola Megaverse da sola, senza il nome dell’azienda davanti, e copre le classi 09, 38, 41 e 42. È una scelta che secondo Insider Gaming si sovrappone ancora a quelle coperte dal marchio dell’azienda britannica, e in particolare alla classe 09, che è quella dei programmi per computer.
Nella vicenda precedente Epic aveva dovuto pagare 700 sterline di spese alla controparte, una cifra irrisoria per un’azienda di quelle dimensioni ma che certifica la sconfitta. Se stavolta non porta argomenti diversi, il marchio rischia di essere bloccato di nuovo, in tutto o in parte.
Va detto che in altre giurisdizioni la registrazione originale è passata: in Australia il marchio con il nome dell’azienda davanti risulta iscritto al registro dal 9 febbraio 2026, con validità fino al 2032 e con le sei classi originarie. La battaglia, insomma, è europea e britannica, non globale.
Cosa significa per chi gioca
Nell’immediato, niente. Un deposito di marchio precede di molto qualunque prodotto, e la parola in sé è il contenitore linguistico che Epic usa dal 2021 per la propria idea di spazio condiviso, quella su cui aveva raccolto un miliardo di dollari di finanziamenti.
Il punto interessante è un altro, ed è di tempistica. Epic ha passato l’ultimo anno a ridimensionare proprio quella direzione: a marzo ha licenziato oltre mille persone motivandolo con il calo di partecipazione a Fortnite, e nello stesso periodo ha chiuso tre modalità di gioco nate per allargare la piattaforma oltre il battle royale. Sul fronte legale l’azienda è impegnata anche altrove: a settembre una fondazione olandese le ha chiesto oltre cento milioni per le pressioni commerciali sui giocatori più giovani. Registrare oggi una parola che serve a nominare un ecosistema più grande del gioco è una mossa che va nella direzione opposta rispetto ai tagli.
La lettura meno appariscente, e probabilmente quella giusta, è che i depositi di marchio servono soprattutto a difendere terreno. Un’azienda che ha investito miliardi su un’idea e che ha perso il diritto di chiamarla come voleva ha un motivo banale per riprovarci: non lasciare che il nome resti in mano a qualcun altro. Sul sito di Epic, a oggi, di Megaverse non si parla.
Sul fronte legale l’azienda britannica resta titolare del proprio marchio e ha già dimostrato due volte di sapersi opporre. La prossima mossa spetta a lei, e dalla risposta si capirà se questa è una pratica di routine o l’inizio del secondo tempo.
Per chi segue queste vicende da lontano c’è una lezione pratica, e riguarda quanto poco conti la dimensione di un’azienda davanti a un registro. Megaverse Ltd. è una società creativa piccola, senza il peso mediatico di chi ha di fronte, e in due sedi diverse ha ottenuto che il nome restasse suo. I marchi funzionano per priorità temporale e per somiglianza fra i beni coperti, non per fatturato: è il motivo per cui ogni anno decine di annunci di grandi editori finiscono per cambiare nome all’ultimo momento.
Resta una domanda senza risposta, e conviene lasciarla aperta invece di riempirla di ipotesi: nessuno, fuori da Epic, sa a cosa serva questo nome oggi. Il metaverso di cui si parlava nel 2021 non esiste più come parola d’ordine dell’industria, e l’azienda che ci aveva puntato un miliardo di dollari nel frattempo ha tagliato più di mille posti di lavoro.


