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Endacopia: il punta e clicca che finge di essere un CD-ROM educativo (e poi mena le mani)

Tempo di lettura: 3 minuti

Nel cassetto dei cavi tengo ancora un CD-ROM educativo di fine anni novanta, etichetta scritta a pennarello e custodia crepata, che prometteva di insegnare le tabelline a un bambino diventato nel frattempo maggiorenne due volte. Quei dischi si installavano senza chiedere niente e soprattutto senza spiegare niente: zero manuale, zero file leggimi, si cliccava finché qualcosa reagiva. Endacopia quel comportamento lo ha copiato riga per riga, compresa la parte in cui nessuno ti dice cosa sta girando davvero sotto la finestra colorata.

Lo firma Andyland, che di questo progetto è sviluppatore, artista, programmatore e autore dei testi (la colonna sonora la scrive invece Packtion, e la vendono a parte). Il gioco completo è uscito su Steam il 27 luglio 2026, dopo una campagna Kickstarter chiusa a 52.313 dollari contro un obiettivo di 20.000, con 1.325 sostenitori. Io ho passato al setaccio la demo gratuita, arrivata su Steam il 20 aprile 2026 e ancora scaricabile, anche su itch.io.

Si parte come un vecchio software per bambini alla Pajama Sam, la serie di avventure educative anni novanta di Humongous Entertainment: colori accesi, animazioni gommose, un bambino di nome Mellow che ha perso tutti i sensi e che tu guidi facendo il cursore, cioè una specie di angelo custode senza voce. Il travestimento regge perché Andyland non lo dichiara mai. Nessuna schermata ti avvisa che il pacchetto contiene altro: te ne accorgi dai dettagli fuori posto, che si accumulano come warning in fase di build finché non diventano errori.

Enigmi senza documentazione e un pugilato in prima persona

Endacopia non ha un tutorial scritto, e la cosa si sente subito. Il ciclo è cliccare ovunque, raccogliere oggetti strambi e provarli sull’ambiente finché qualcosa risponde: reverse engineering puro, con il codice sorgente che nessuno ti passerà mai. Funziona finché non incrocia la logica lunare dei punta e clicca vecchia scuola, quegli enigmi la cui soluzione ha senso soltanto nella testa di chi li ha scritti. Lì il metodo si inceppa, e la prova ed errore diventa quello che è: cliccare a caso sperando in un evento.

Poi, senza preavviso, la telecamera passa in prima persona e si mena. Pugni nudi, pattern di attacco da leggere, schivate a tempo alla Punch-Out!! (il gioco di boxe Nintendo dagli incontri truccati) contro mostri che con il CD-ROM scolastico visto un attimo prima non c’entrano niente. È il momento migliore della demo, perché interrompe il ritmo riflessivo dell’esplorazione con una tensione fisica che nessun rompicapo può darti.

Il modo più rapido per capire di cosa sto parlando è guardarlo muoversi.

I difetti stanno tutti nella stessa cartella. Sui forum Steam e sui subreddit indie le lamentele ricorrenti riguardano il ritmo: gli spostamenti di Mellow rallentano in certe transizioni tra schermate, il backtracking prima di sbloccare le scorciatoie diventa tedioso, e più di un giocatore ha chiesto aiuto per trovare il pixel esatto su cui cliccare. L’assenza di indicatori, che per la maggioranza è il pregio del gioco, per chi arriva da un’ora libera il sabato pomeriggio si traduce in smarrimento: Endacopia non ti dice mai qual è l’obiettivo a lungo termine.

C’è poi un limite che la scheda Steam dichiara e che qui pesa più che altrove: l’unica lingua supportata è l’inglese, interfaccia, audio e sottotitoli. In un gioco fatto di dialoghi strambi e di indizi nascosti nelle battute, chi non legge inglese perde esattamente la parte che rende il resto sopportabile.

Il comparto sonoro invece non ha controindicazioni: musiche orecchiabili e appena dissonanti, effetti viscerali, roba che da sola giustifica lo scaricamento della demo. E i requisiti minimi sono un reperto: Pentium 4 a 3 GHz, 128 MB di memoria video, DirectX 9. Il travestimento arriva fino alla scheda tecnica, anche se poi lo Steam Client su Windows XP non ci gira più.

Il gioco completo, intanto, il suo giudizio se l’è già preso: a inizio agosto la scheda contava 2.178 recensioni in inglese, il 98% positive, con l’etichetta complessiva “Estremamente positive”. Per un progetto scritto da una persona sola sono numeri che agli horror travestiti da nostalgia riescono di rado (lo avevamo notato anche nella nostra rassegna indie di fine luglio, e prima ancora con The Doll Shop). Il prezzo di listino è di 16,50 dollari, con lo sconto introduttivo del 10% che porta la spesa a 14,85 dollari fino al 10 agosto 2026.

La demo fa quello che deve fare: ti lascia inquieta, ti fa ridere nel punto sbagliato e ti manda alla pagina del negozio con la scusa già pronta. Il backtracking resterà, il pixel hunting pure, e nessuno metterà mai un file leggimi dentro la cartella. Se le ore promesse dal gioco completo tengono lo stesso rapporto tra CD-ROM educativo e pugni in faccia, il conto di 14,85 dollari è la cosa più onesta di tutta l’operazione.

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