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L’embargo sulle parole: la strategia PR
I comunicati stampa di Pearl Abyss sono un affascinante caso di studio sulla negazione della realtà. Dal primo annuncio del 2019 a oggi, il team di comunicazione della software house coreano ha speso milioni per fare una inversione a u su quello che inizialmente tutti chiamavano l’ennesimo rpg open world. Spostandosi negli ultimi mesi su una definizione precisa. Crimson Desert deve essere chiamato “Open World Action-Adventure”. Guai a usare la parola proibita. Sanno perfettamente che l’etichetta “gioco di ruolo” rischia di allontanare il giocatore casual, quello che compra due titoli all’anno e scappa se vede troppi numeri a schermo.
Ma io faccio sto nel gaming dai tempi in cui Peter Molyneux prometteva alberi che crescevano in tempo reale. Le cartelle stampa patinate non mi incantano più. Ho analizzato frame per frame le build mostrate a porte chiuse alla Gamescom e il verdetto è banale. Pearl Abyss sta cercando di nascondere un RPG massiccio sotto il vestito buono dell’action hollywoodiano.
Hitbox e Min-Maxing: i dati nudi e crudi
Stacchiamoci dal marketing e guardiamo il game design. Kliff non è un avatar action bidimensionale alla God of War primordiale. L’interfaccia di gioco urla ruolismo da ogni pixel. Abbiamo un inventario gestionale classico, con slot per l’equipaggiamento che forniscono modificatori percentuali e resistenze elementali. C’è un albero delle abilità (skill tree) estremamente denso.
Non stiamo parlando di sbloccare la combo con l’attacco pesante. Parliamo di nodi che alterano direttamente i frame data delle parate, i counter e l’estensione delle hitbox. A questo si aggiunge un layer di gathering e crafting opprimente. Devi raccogliere erbe, pescare, cucinare ricette specifiche per garantirti buff temporanei essenziali prima di un boss. Se il superamento di uno skill check in combattimento dipende dai modificatori statistici del tuo equipaggiamento e dai buff ingeriti, stai giocando a un RPG. Negarlo è malafede intellettuale.
Il fantasma di Black Desert
Passiamo al world building. Pywel non è il tipico fondale di cartapesta di un action lineare. È un ecosistema reattivo. I dev hanno implementato un sistema di reputazione che traccia le tue azioni e altera dinamicamente la risposta degli NPC e delle fazioni. Scateni una rissa usando l’ottimo sistema di prese fisiche nella taverna del villaggio? Le guardie locali si ricorderanno della tua faccia e i mercanti potrebbero chiuderti le porte in faccia.
Puoi (e devi) arruolare mercenari per formare un vero e proprio party, gestendo il loro equipaggiamento e il morale. Questa roba è il midollo spinale dei Computer RPG classici. Pearl Abyss ha essenzialmente preso l’engine proprietario di quel tritacarne ammazza-vita-sociale di Black Desert Online, lo ha ripulito per il mercato single-player e lo ha infarcito di dialoghi a scelta multipla.
Follow the money: azionisti e CCU
Perché allora mentire così spudoratamente sul genere? La risposta è sempre a Wall Street. Pearl Abyss è un’azienda quotata in borsa e gli investitori sono diventati intolleranti ai rischi. Il mercato degli MMO e dei giochi di ruolo puri è saturo e nessuno degli ultimi esponenti del genere ha fatto numeri veri (Starfield, Avowed sono andati medi e The Outer Worlds 2 è stato un fallimento più o meno clamoroso) e mantenere un alto numero di CCU (Concurrent Users) nel tempo richiede investimenti colossali in infrastrutture e aggiornamenti live service. E nessuno voule essere di nuovo paragonato a Skyrim dopo le performance deludenti dei titoli appena citati.
Vendere Crimson Desert come un action-adventure puro serve a rassicurare i colletti bianchi. È una promessa di vendite immediate e di un appeal universale. Promettono un potenziale alla GTA o alla Red Dead Redemption per pompare le azioni prima del lancio. Rinnegare l’eredità RPG è un banale posizionamento di mercato. Ma ora il gioco è uscito e vi trovate a farmare pelli di lupo per il trecentesimo upgrade della spalla destra e a capire con chi fare prima repu, e ripetere a pappagallo quello che mettono online dagli uffici del marketing di Pearl Abyss non è proprio il flex che credete voi.


