Our early verdict on Crimson Desert: bad bugs, great cats, and an open world that could use a big bucket of yellow paint

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Crimson Desert: ambizioso eccesso, realizzazione traballante.

Tempo di lettura: 3 minuti

Mentre le recensioni di Crimson Desert, l’atteso action RPG open world dello studio Pearl Abyss dietro Black Desert Online, inondano la rete a seguito dell’uscita del 19 marzo, emerge un quadro critico che mette in discussione la sua ambizione sfrenata. Il titolo, che segue le vicende di Kliff McDuff dei Greymanes nella sua lotta contro i Black Bears, si presenta come un collage ipertrofico di meccaniche prese in prestito da ogni angolo del genere, dal combattimento in stile Dynasty Wars alla magia aerea, risultando in un’esperienza spesso ingombrante e poco raffinata secondo le prime impressioni diffuse.

Il cuore del problema, oltre alla mera lunghezza del gioco, sembra risiedere in una profonda dissonanza tra la promessa e la realtà. Il trailer del 2023 dipingeva un’esperienza cinetica e libertina, piena di cavalli alla deriva e acrobazie esplosive degne di Just Cause. Ciò che il giocatore si trova davanti, invece, sono ore di esposizione narrativa poco contestualizzata e un combattimento descritto come “fluttuante” e insoddisfacente. L’impressione è che il divertimento rollicking promesso sia sepolto sotto strati di sistemi non comunicati e una progressione faticosa.

Un caos interattivo: dai controlli alla gestione delle missioni

Le critiche si concentrano ferocemente sull’esperienza utente, definita senza mezzi termini un “incubo”. Azioni basilari come montare a cavallo diventano una farsa: l’animale arriva a una velocità che non permette di affiancarlo camminando, e una volta raggiunto, il tasto per montare è condiviso con quello per interagire con l’ambiente, portando spesso a raccogliere lavanda invece di saltare in sella. Questo è solo l’apice di un sistema di controllo fin troppo articolato, dove persino raccogliere un oggetto può trasformarsi in un processo in quattro fasi, più adatto a una commedia involontaria che a un action-adventure moderno.

Il targeting è descritto come irrequieto e disobbediente, trasformando compiti semplici nei primi minuti di gioco – come spazzare un camino o ruotare lastre di pietra – in esercizi di frustrazione. Anche i momenti di meraviglia potenziale, come planare sopra una mappa sconfinata, vengono rovinati da bug grafici o da atterraggi “incidentati” che lasciano il protagonista bloccato in texture non caricate. La mancanza di spiegazioni è un leitmotiv: l’albero delle abilità offre dozzine di poteri senza una guida chiara su come funzionino, e gli enigmi tecnologici magici, seppur ispirati a The Legend of Zelda: Tears of the Kingdom, sono segnalati in modo nettamente peggiore.

Ambizione sproporzionata e un’eredità MMO ingombrante

Al di là dei problemi tecnici – che includono crash, avvii falliti e lunghi caricamenti privi di indicatori – la critica più sostanziale riguarda la filosofia di design. Crimson Desert esplode letteralmente in vita per la quantità di sistemi, collezionabili e attività secondarie introdotti, molti dei quali sembrano “mezzo cotti”. La sensazione prevalente è che Pearl Abyss, partendo da un progetto inizialmente concepito come prequel del suo MMO Black Desert Online, abbia voluto forgiare un’avventura single player alla Witcher, ma abbia finito per applicare la logica iper-complicata e la mancanza di cura per il giocatore solitario tipiche degli MMO.

Image credit: Rock Paper Shotgun/Pearl Abyss

Il risultato è un mondo aperto certamente bello da vedere, ma che ha speso tutte le sue energie nell’estetica, tralasciando di fornire il feedback visivo e la chiarezza necessari per godersi anche i semplici enigmi. Come viene sarcasticamente concluso, è un gioco che “trarrebbe beneficio dalla vernice gialla” – un riferimento alla sovra-segnaletica criticata in altri titoli, ma qui auspicata come necessario correttivo all’oscurità deliberata. La narrazione e il protagonista faticano a coinvolgere, e la struttura delle missioni, con i suoi marcatori piantati senza contesto, viene bollata come pigra. Persino il combattimento, potenzialmente il punto forte, delude chi cerca un’esperienza simile a un Souls, rivelandosi più affine a un Character Action Game confuso.

Kliff stands on a cliff overlooking the massive open world of Crimson Desert.

In definitiva, Crimson Desert si erge come un monumento all’ambizione non filtrata. Incarna l’idea del “Massimo Gioco”, dove ogni concetto abbozzato sulla lavagna è stato forzatamente inserito, a discapito di eleganza e coerenza. Mentre alcuni potrebbero apprezzare questa esuberanza caotica e la libertà di personalizzare il proprio stile di gioco, per molti l’esperienza è minata da una serie di scelte di design opache, da un’interfaccia ostile e da una sensazione generale che il gioco stesso sia il suo peggior nemico.

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