As if Sony closing Bluepoint isn't painful enough for soulslike fans, it's apparently squashed a Bloodborne fan project too

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Bluepoint chiusa, ecco perché Sony seppellisce il sogno del remake di Bloodborne

Tempo di lettura: 3 minuti

La chiusura di Bluepoint Games e il sogno infranto di un remake di Bloodborne

Sony ha deciso di chiudere i battenti di Bluepoint Games, lo studio noto per i suoi acclamati remake di Uncharted, Shadow of the Colossus e Demon’s Souls. La conferma arriva da una comunicazione aziendale interna, citata in un articolo da PCGamesN, che ha riportato la notizia. Nel presunto messaggio inviato ai dipendenti, l’amministratore delegato di Sony, Hermen Hulst, avrebbe spiegato che la scelta, giunta al termine di un percorso difficile, è il risultato del combinato disposto di costi di sviluppo in aumento, crescita del settore rallentata, cambiamento dei comportamenti dei giocatori e difficoltà economiche più ampie.

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Una decisione difficile per Sony

Secondo quanto riferito, Hulst avrebbe definito la scelta “non presa alla leggera”, sottolineando comunque il grande rispetto per il team di Bluepoint Games, lodato per la sua competenza tecnica e per aver creato “esperienze eccezionali per la community PlayStation”. Una considerazione che stride con il destino dello studio, nonostante il successo critico dei suoi lavori più recenti: il remake di Shadow of the Colossus (2018) ha un punteggio di 91 su Metacritic, mentre quello di Demon’s Souls (2020) arriva a 92.

La notizia giunge in un momento particolare per il colosso nipponico, che ha recentemente cancellato un progetto live-service a cui Bluepoint stava lavorando e che ora, a marzo, ne decreterà la chiusura definitiva. Un evento che lascia un profondo rammarico tra i fan, soprattutto per le speranze ormai frustrate di vedere lo studio impegnato nel tanto agognato remake di Bloodborne.

La stretta sui progetti fan e la lettera di cessazione

Il disappunto dei sostenitori è acuito dalle recenti rivelazioni dell’artista 3D Maxime Foulquier. In un post sui social, Foulquier ha affermato di aver ricevuto una lettera di cessazione e desistenza da Sony in relazione a un suo progetto personale, “Bloodborne Top Down Arena”, su cui stava lavorando nel tempo libero nel 2024. Il gioco, che reimmaginava l’avventura gotica di FromSoftware in uno stile top-down simile a Diablo, è stato così costretto a fermarsi.

Per illustrare la sua denuncia, Foulquier ha condiviso l’immagine di quella che appare essere la notifica legale, datata 11 marzo 2025 e intestata dallo studio legale DLA Piper. Il documento menziona esplicitamente il progetto “Bloodborne Top Down Arena” e fa riferimento a una presunta “violazione dei diritti di proprietà intellettuale di Sony Interactive LLC”.

An image of an alleged cease and desist letter from Sony to the Bloodborne Top Down Arena developer

Questo non è il primo caso di un progetto fandom su Bloodborne bloccato dall’intervento di Sony, come successe con il noto Bloodborne Kart, poi trasformato in ‘Nightmare Kart’ dopo una simile richiesta.

La delusione di un artista e le domande senza risposta

Nelle sue dichiarazioni, Foulquier racconta la propria amarezza: inizialmente aveva pensato che l’intervento legale potesse essere un segnale positivo, forse indicante che un remake ufficiale di Bloodborne, guidato proprio da Bluepoint, fosse in sviluppo per il lancio di PS6. Ha quindi deciso di riciclare tutti gli asset creati per il suo progetto in un gioco originale ispirato a Bloodborne, rimandando la comunicazione pubblica della lettera.

“Purtroppo, i piani sono cambiati”, ha scritto. “Preferisco parlarne ora, perché la mia delusione è immensa. La scomparsa di Bluepoint è una perdita tremenda per l’industria e per il sogno di un remake di Bloodborne”. Le sue parole si chiudono con una domanda diretta e sarcastica a Sony: “Perché prendete decisioni così assurde? Chiudete uno studio di tale talento mentre non state nemmeno realizzando un remake di Bloodborne e per di più mandate lettere di cessazione e desistenza a piccoli progetti di fan? Siete seri?”.

La vicenda è ulteriormente complicata dai legami tra lo studio legale coinvolto, DLA Piper, e Sony. Come riportato, nel 2025 lo studio ha ospitato un briefing sul diritto dei videogiochi con Scott Shane, dirigente senior del Sony Innovation Fund, e un suo attuale impiegato ha precedentemente lavorato con Sony.

La redazione di PCGamesN ha contattato sia Sony Interactive che DLA Piper per un commento, aggiornando l’articolo in caso di risposta.

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