Ashes of the Singularity II, playtest aperto a tutti dall’8 al 14 settembre su Steam. Stardock lo ha annunciato il 1 settembre e lo ha impostato come test del multiplayer: due fazioni giocabili, una selezione di mappe, partite testa a testa o a squadre.

Come si entra, senza moduli e senza chiavi
La parte pratica è la più semplice di tutta la vicenda. Dall’8 settembre sulla pagina Steam del gioco compare un pulsante per unirsi al playtest: un clic e il test finisce nella libreria, dove resta per tutta la durata della finestra. Niente moduli di iscrizione, niente codici da aspettare, niente preordini. Chi si iscrive dopo il 14 settembre trova la porta chiusa, perché il test è a tempo e non diventa una beta permanente.
Le fazioni disponibili sono due: le United Earth Forces, cioè l’esercito umano fatto di carne e mezzi convenzionali, e la Post-Human Coalition, che la carne l’ha abbandonata e schiera mech e armi a energia, con eserciti più piccoli, più cari e più letali. La terza, l’AI Substrate, la coalizione di macchine, non è nel test ma è prevista nel gioco completo, che secondo la scheda avrà anche una campagna in singolo, il multiplayer cooperativo contro l’intelligenza artificiale e una costruzione delle basi più ampia rispetto al primo capitolo.
Chi lo fa, e perché il nome pesa
Ashes of the Singularity II è sviluppato da Oxide Games e pubblicato da Stardock Entertainment, la casa di Plymouth, in Michigan, che pubblica anche la serie Sins of a Solar Empire. Il primo Ashes of the Singularity è uscito nel 2016 ed è ricordato soprattutto per una ragione tecnica. Era costruito su un motore grafico multi-core capace di muovere migliaia di unità contemporaneamente su mappe grandi come continenti, in un periodo in cui gli RTS, cioè i giochi di strategia in tempo reale, quel numero non lo reggevano. Il seguito arriva dieci anni esatti dopo, e la data di uscita non è ancora stata annunciata.
La filosofia dichiarata dallo studio è una presa di posizione dentro il genere. “La strategia deve decidere la battaglia, non gli APM”, ha detto l’amministratore delegato di Stardock Brad Wardell, dove APM sta per azioni al minuto, la metrica con cui negli RTS competitivi si misura quanto velocemente un giocatore riesce a cliccare. È il motivo per cui il gioco punta su eserciti da gestire in blocco invece che su unità da micromanaggiare una a una, come avevamo raccontato quando Oxide aveva mostrato il sistema di gestione delle armate.

Cosa era successo prima
Il playtest non è il primo assaggio pubblico. A febbraio 2026 il gioco è stato allo Steam Next Fest con una demo. Dentro c’erano le stesse due fazioni, la modalità scaramuccia contro l’intelligenza artificiale, tre mappe tra ambienti artici e desertici e il multiplayer fino a otto giocatori, con supporto nativo ai comandi di Steam Deck. È andata bene: la demo è finita tra le più giocate della manifestazione e Stardock ha prorogato la disponibilità dal 2 al 16 marzo.
Da quella demo in avanti il lavoro dichiarato ha riguardato gameplay, bilanciamento e prestazioni. Il playtest di settembre serve a verificare quelle modifiche nella condizione più scomoda, cioè con molte partite vere in corso nello stesso momento. “Abbiamo imparato molto dai giocatori”, ha detto Adrian Wright, vicepresidente della divisione intrattenimento di Stardock, spiegando che questa volta l’obiettivo sono prestazioni, bilanciamento e stabilità della rete prima dell’uscita.
Vale la pena leggere l’operazione per quello che è. Un gioco che promette migliaia di unità per giocatore ha un problema di rete prima ancora che di divertimento, perché ogni unità è uno stato da sincronizzare tra tutti i partecipanti. Quel tipo di carico non si simula in ufficio con dieci tester: serve gente vera, connessioni vere e lobby piene. Sette giorni sono pochi per il bilanciamento e sono esattamente quello che serve per lo stress test.
Il limite del test è che chi ha già provato la demo di febbraio ritrova le stesse due fazioni, quindi la novità sta quasi tutta sotto il cofano. In compenso non chiede impegni e non richiede di possedere nient’altro. Se il gioco regge a otto giocatori con il campo pieno, quella è la notizia che Stardock vuole poter dare a fine settimana; se non regge, è meglio saperlo a settembre che dopo l’uscita.


