No Man’s Sky compie dieci anni e lo festeggia riempiendo lo spazio di cose da fare
No Man’s Sky è la prova che un pessimo lancio non condanna per sempre un videogioco, purché lo studio dietro sia disposto a pagarne il conto per un decennio intero. L’ultima rata di quel debito si chiama Cosmos, l’aggiornamento confermato disponibile da PCGamesN dal 9 settembre 2026, con basi orbitali, relitti enormi da recuperare e, finalmente, la possibilità di rivendicare una stazione spaziale come propria.
No Man’s Sky era uscito il 9 agosto 2016 con un lancio disastroso: mancavano il multigiocatore promesso in televisione da Sean Murray e gran parte della varietà di creature mostrata nei trailer, e il gioco offriva ben poco da fare una volta esaurita la novità dei primi allunaggi. Da allora Hello Games ha pubblicato 40 aggiornamenti principali, tutti gratuiti. Hanno aggiunto basi costruibili, veicoli, insediamenti, mech, animali domestici, navi vive e il multigiocatore che mancava al lancio, come raccontato da MassivelyOP in occasione dell’anniversario.
Nella lettera aperta per il decennale il fondatore di Hello Games Sean Murray ha scritto che il 2026 ha portato i numeri di giocatori più alti dalla release. Ha aggiunto che il gioco ha vinto un premio ai The Game Awards e uno ai BAFTA, i premi britannici del settore, come miglior gioco che continua a evolversi. Il gioco era stato promesso al lancio con un universo di diciotto miliardi di miliardi di pianeti generati proceduralmente, e decine di milioni di persone hanno giocato per centinaia di milioni di ore complessive da allora, scoprendone però meno dell’1 per cento, secondo quanto riportato da Digital Citizen. Murray ha aggiunto un dettaglio che raramente si sente da uno studio di questa taglia: a differenza di gran parte del settore, Hello Games non ha mai fatto licenziamenti di massa. La maggior parte delle persone ritratte nella celebre foto del disco master d’oro di No Man’s Sky lavora ancora a Guildford, sede dello studio.
Cosa cambia con Cosmos
Cosmos non parte da zero: continua un lavoro sullo spazio iniziato con l’aggiornamento Orbital del 2024, che aveva già ridisegnato le stazioni spaziali da cima a fondo, rendendole generate proceduralmente e personalizzabili, e introdotto un editor per costruire la propria astronave dai pezzi recuperati. Cosmos prende quella base e la riempie di cose da fare fuori dalle stazioni. La filosofia è dichiarata: “Nella maggior parte dei giochi di fantascienza, lo spazio è solo un vuoto. Con Cosmos ci siamo chiesti se possiamo rendere lo spazio davvero vivo”. Ora si può recuperare enormi carcasse di navi, combattere minacce aliene su quei relitti, costruire una base sopra un pianeta. Con la nuova mappa stellare si possono segnare punti d’interesse mentre si entra in un sistema, e la prospettiva di creare una comunità spaziale non è più fantascienza.
Arriva anche una spedizione extra dal titolo “Our Journey Continues!”, un tour attraverso i quaranta aggiornamenti principali che hanno trasformato No Man’s Sky dal lancio in avanti. Le note complete della patch sono disponibili qui, per chi vuole farsi un’idea precisa del malloppo.
Nella stessa lettera Murray ha ricordato che lo studio lavora da anni anche al prossimo gioco, Light No Fire, annunciato ai The Game Awards del 2023 dopo cinque anni di sviluppo segreto. Lo sviluppa una squadra di appena una dozzina di persone. A differenza dell’universo procedurale di No Man’s Sky, quel progetto punta su un solo pianeta grande come la Terra, con montagne alte quanto l’Everest da scalare e un multigiocatore pensato per far vivere tutti i giocatori insieme nello stesso mondo. Non ha ancora una data di uscita, nonostante siano passati quasi tre anni dall’annuncio.
Cosa rimane
Nel 2016 il problema di No Man’s Sky non erano le ambizioni di Sean Murray, ma i tempi con cui le aveva promesse: uno studio di poche decine di persone aveva venduto un universo che ci ha messo un decennio a costruire per davvero. Cosmos è la prova che quel conto, alla fine, lo studio l’ha pagato tutto, aggiornamento dopo aggiornamento, senza mai chiedere un altro centesimo a chi aveva comprato il gioco nel 2016. Un’idea vecchia di dieci anni continua a far tornare i giocatori, e i numeri del 2026 lo confermano meglio di qualunque promessa. Hello Games, nel frattempo, ha già iniziato a scrivere il prossimo conto da pagare: si chiama Light No Fire.


