Tim Sweeney, amministratore delegato di Epic Games, ha definito aberrante l’obbligo di dichiarare l’uso dell’intelligenza artificiale su Steam. Secondo lui Valve costringe gli sviluppatori a scrivere una dichiarazione politica che verrà usata contro di loro dalla folla inferocita che la stessa piattaforma contribuisce a organizzare. È la terza volta in un anno che torna sull’argomento, e la frase arriva il giorno in cui uno sviluppatore che aveva dichiarato spontaneamente si è trovato sommerso di insulti.
Cosa ha detto e dove
Sweeney ha risposto su X il 23 ottobre 2026 a Matt Workman, che aveva definito assurda nel 2026 la dichiarazione di Steam commentando un post contro uno sviluppatore indipendente. Durante lo Steam Next Fest quello sviluppatore aveva dichiarato di usare l’intelligenza artificiale per scrivere il codice del gioco: delle 7.164 demo del festival, 1.054 dichiaravano contenuti generati. Il messaggio è di una riga e la mattina del 24 ottobre contava oltre 285.000 visualizzazioni e 638 risposte; ne ha scritto anche GamesRadar. Epic non ha diffuso nessuna dichiarazione ufficiale sul punto e Valve non ha risposto pubblicamente.
Le posizioni di Sweeney sulla questione sono documentate da prima. A fine 2025 sosteneva che le etichette sull’intelligenza artificiale non avessero senso in un negozio di videogiochi, perché quegli strumenti sarebbero presto entrati in quasi tutte le produzioni.
Questo contenuto è fornito da X (Twitter). Per vederlo serve il tuo consenso.@mattworkman Forcing developers to write a political statement to be used against them by the hate mob they’re helping organize is abhorrent.
— Tim Sweeney (@TimSweeneyEpic) October 23, 2026
L’intervista di giugno, dove aveva spiegato il ragionamento
A giugno 2026, in una lunga intervista a PC Gamer dopo l’Unreal Fest di Chicago, Sweeney aveva argomentato la stessa tesi per esteso. Chi vuole lanciare un gioco deve metterlo su Steam, perché è lì che si raccolgono le liste dei desideri. A quel punto si ritrova appiccicata quella che chiama la lettera scarlatta, con una comunità di odiatori che prova a far fuori il gioco. La scelta di Valve, dice, è davvero irresponsabile.
Il resto del ragionamento riguarda i soldi. Per Sweeney il mercato non cresce più, perché ormai giocano tutti, e l’unico modo per uno studio piccolo di reggere il confronto con un gioco come Fortnite, su cui Epic ha speso miliardi in nove anni, è produrre di più con meno. Porta l’esempio del vaso da fiori: spendere un milione per modellarne uno perfetto è una follia, perché il valore sta nella scena, nel racconto e nel gioco. Alla domanda se sia un problema di comunicazione risponde di no, che è una questione di adozione degli strumenti, e che quegli strumenti servono soprattutto a velocizzare la programmazione. La ricostruzione è su GamesIndustry.biz e su 80.lv.
Nella stessa intervista ammette che le aziende che hanno addestrato i primi modelli avevano pratiche pessime, e cita il caso di quella che secondo un tribunale aveva scaricato terabyte di materiale da un sito BitTorrent. Nel suo pezzo PC Gamer annota che gli strumenti mostrati da Epic all’Unreal Fest sono Nano Banana e GPT Image, che non dichiarano controlli stringenti sui dati di addestramento.
Cosa chiede davvero Valve
Il questionario di Steam esiste dal 2024 e divide l’uso in due categorie: i contenuti preparati prima, che finiscono nel gioco o nel negozio, e quelli generati mentre il gioco gira, per i quali bisogna anche spiegare quali limiti si sono messi per evitare che produca materiale illegale. Per questi ultimi Valve ha aggiunto nell’interfaccia un pulsante con cui i giocatori segnalano quello che esce.
Il 16 gennaio 2026 il questionario è stato riscritto. Adesso dice che l’obbligo riguarda i contenuti che arrivano al giocatore: illustrazioni, suoni, voci e testi presenti nella versione finale o nei materiali promozionali. I guadagni di efficienza ottenuti con gli strumenti di sviluppo non sono oggetto di quella sezione. Gli assistenti di programmazione, in pratica, non vanno dichiarati. La modifica è stata notata da Simon Carless di GameDiscoverCo e raccontata da PC Gamer.
La dichiarazione politica di cui parla Sweeney, quindi, è una casella da spuntare su quello che il giocatore vede e sente. Non copre il codice, che è l’uso che lui stesso indica come il principale.
Il caso che è successo lo stesso giorno
Il 23 ottobre Paolo Pedercini, che firma i suoi giochi come Molleindustria, ha tolto da Future? No Thanks! due voci sintetiche e ha offerto il rimborso a chi si sentiva tradito, dopo che una sua pagina di dichiarazione volontaria era diventata un caso. Pedercini aveva elencato anche il codice sistemato con ChatGPT e Claude, che Steam non gli chiedeva di dichiarare, e scrive che l’episodio non incoraggerà nessuno a farlo di nuovo. La ricostruzione è sul blog dello stesso Pedercini.
I due casi dicono cose diverse. Sweeney sostiene che sia l’obbligo a mettere gli sviluppatori nel mirino. Nel caso più discusso di quei giorni nel mirino ci è finito chi aveva dichiarato di propria iniziativa, e per una cosa che l’obbligo non copre.
Cosa non si sa
- di quanto l’etichetta incida sulle vendite: non ci sono dati di Valve né uno studio pubblico verificabile;
- se Valve intenda cambiare ancora le regole: nessun annuncio dopo la riscrittura di gennaio;
- cosa risponda Valve: l’azienda non ha commentato né il messaggio di Sweeney né il caso di Pedercini;
- quanti giochi su Steam usino questi strumenti senza dichiararlo: per definizione non è misurabile.
Foto di apertura: Official GDC, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons.


