L’horror in prima persona si è convinto che spaventare significhi togliere il controllo: corridoio obbligato, mostro al minuto giusto, cassetto che si apre da solo. Dreadline Express prova la strada opposta, cioè non dirti niente e lasciarti lì.
Dopo la quindicesima volta, il trucco del corridoio resta un sistema di porte chiuse con dentro un rumore forte, e la noia arriva prima della paura.
Dreadline Express lo firma da solo David Konecny, sviluppatore ceco che lavora da Praga, e lo pubblica Shoreline Games: esce su PC il 16 ottobre, e la data è arrivata durante 28 Games Later, la vetrina horror di Insider Gaming, insieme a un trailer nuovo, ne ha scritto Bloody Disgusting.
Il posto è l’ultimo treno a vapore rimasto, che attraversa una Terra bruciata con a bordo quello che resta dell’umanità. Nel trailer dal finestrino si vedono tentacoli neri sotto un cielo che si squarcia, e Lovecraft lo citano apertamente anche i materiali stampa. Ogni vagone è un pezzo di indovinello, ogni passeggero ha una sua storia e qualcosa che preferirebbe restasse dov’è.
Il mazzo di carte come mappa mentale
Metroidbrainia è la parola che lo studio usa, e per una volta l’etichetta serve a qualcosa. Nei metroidvania, cioè i giochi d’esplorazione in cui la mappa si apre a pezzi, le porte cedono quando trovi l’oggetto giusto. Qui cedono quando capisci la cosa giusta. Scoperte, incontri e risultati diventano carte che finiscono in un album, e l’album cresce: più hai capito del treno, dei passeggeri e del mondo fuori, più strade hai per decidere come va a finire. Non ci sono indicatori sulla mappa e non c’è una freccia che punta al prossimo obiettivo.
Konecny lo dice senza girarci intorno: voleva un horror in cui si sopravvive prestando attenzione, collegando le cose e capendo persone e luoghi, invece di inseguire una catena di obiettivi, e ammette che il risultato è strano, inquietante e a volte volutamente ostico. L’ammissione è onesta, e vale più di tre righe di comunicato.
Chi ci ha messo le mani prima di noi conferma la direzione. A gamescom 2026 lo ha provato GamesRadar, con Konecny seduto di fianco, e lo ha descritto come una cosa molto più vicina a Myst che a un gioco di carte, fatta di ritorni sui propri passi, sinergie fra le carte e una quantità di tentativi a vuoto. Tradotto: due partite non raccontano la stessa storia, e una parte del tempo la passerai a non sapere cosa stai facendo. Che è il punto, se regge, e il problema, se non regge.
Per capire che tono ha, guarda il treno mentre attraversa il buio.
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Steam mette le carte in tavola anche sui limiti. Il gioco esce solo su Windows, è tradotto in otto lingue e l’italiano non c’è: su un titolo che si regge interamente su dialoghi, documenti e deduzione, è una barriera vera, non un dettaglio da elenco delle caratteristiche. Lo stesso studio avvisa che si parla di mortalità e coscienza, con morte, suicidio e violenza suggeriti dai dialoghi e dall’ambiente, e che l’effetto cercato è la malinconia.
C’è anche una demo, uscita il 15 giugno e rimessa a disposizione per un periodo che lo studio definisce molto limitato. Se il dubbio è sulla soglia fra mistero e frustrazione, è lì che si scioglie, e conviene farlo adesso invece che dopo averlo comprato.
Una nota sul calendario, visto che ci riguarda: il 16 ottobre è una giornata affollata, con Tenebris Somnia e Penguin Colony nello stesso giorno, e Dreadline Express non compare nel nostro calendario di ottobre. Un buco nostro, che vale la pena dire invece di far finta di niente.
Il metro di paragone più onesto resta Outer Wilds, che di questo filone è il capostipite e che dimostra una cosa scomoda: un gioco costruito sulla comprensione si gioca bene una volta sola, e se il ritmo non tiene nelle prime due ore non lo recuperi più. Konecny ha dalla sua la dimensione, perché un treno è un posto chiuso e numerabile, dove perdersi è difficile e tornare indietro costa poco.
Il verdetto: Un horror che ti tratta da adulto è una rarità sufficiente da giustificare il biglietto, ma se le carte diventano una contabilità invece che un ragionamento, quel treno lo scendo alla prima fermata.


