Il nuovo StarCraft esiste, ha un genere e ha una data: è uno sparatutto open world e arriva nella primavera del 2030. Blizzard l’ha annunciato sabato 12 settembre alla cerimonia di apertura della BlizzCon 2026, la convention che l’azienda dedica ogni anno ai propri giochi. Fra l’annuncio e l’uscita ci sono quasi quattro anni.
A presentarlo sul palco è stato Dan Hay, che per anni ha guidato la serie Far Cry in Ubisoft. La squadra, ha detto secondo il resoconto di VGC, è nata con un obiettivo solo: tornare in un universo forgiato dalla guerra interstellare. Il gioco si chiama semplicemente StarCraft, senza numero e senza sottotitolo, il che rischia di creare un po’ di confusione con lo strategico in tempo reale da cui tutto è partito.
Non dall’alto, ma nel fango
La formula che Hay ha usato per descriverlo è la più chiara che abbiamo: uno sparatutto a mondo aperto in cui ogni passo va guadagnato, non visto dall’alto ma da terra. È il rovesciamento del punto di vista che ha definito la serie per quasi trent’anni, quello del comandante che muove le unità guardando una mappa dall’alto. Qui l’unità sei tu.
Il trailer mostrato alla BlizzCon non è esattamente promozionale. Game Informer racconta che segue un marine del Dominio di nome Holt mentre si addestra, si guadagna l’armatura e scende su un pianeta, dove viene travolto da un’ondata di Zergling. Il protagonista muore nel filmato che dovrebbe venderti il gioco: è lì che si capisce il tono.
Chi è Dan Hay, e perché il suo nome era già nell’aria
Hay non è un nome nuovo per chi segue la vicenda. In Ubisoft è stato produttore esecutivo dell’intero marchio Far Cry dopo il primo capitolo, e ha lasciato l’azienda francese poco dopo l’uscita di Far Cry 6 nel 2021. Il suo arrivo in Blizzard è stato reso pubblico nel dicembre 2022, come riportava allora Game Developer, e all’epoca il suo incarico era un altro: guidare il gioco di sopravvivenza in un universo inedito che Blizzard aveva annunciato nel gennaio di quell’anno.
Che Hay fosse invece finito su uno sparatutto ambientato in StarCraft lo aveva scritto Jason Schreier, il giornalista di Bloomberg autore del libro Play Nice sulla storia di Blizzard. Parlando del progetto quando era ancora segreto, Schreier aveva detto che a sua conoscenza era in lavorazione e che StarCraft, dentro Blizzard, non era morto. Accanto a Hay lavora AnaLee Haertling come direttrice associata: il nome è uscito nell’intervista di GamesRadar raccolta subito dopo l’annuncio.
Due tentativi finiti nel cassetto
C’è un motivo se l’annuncio, più che una sorpresa, suona come una conferma arrivata al terzo tentativo. Blizzard uno sparatutto di StarCraft ha già provato a farlo due volte, con i progetti chiamati internamente Ghost e Ares, e in entrambi i casi il gioco è stato cancellato prima di arrivare sugli scaffali. Schreier ha raccontato di aver messo la cosa nel libro proprio perché mostra un’ossessione che l’azienda non riesce ad abbandonare.
Noi la coda di questa storia l’avevamo intercettata tre giorni prima. Il sito ufficiale di StarCraft Remastered aveva cominciato a mostrare anomalie, con messaggi in codice e date collocate nel 2575. Nel palinsesto della BlizzCon, intanto, c’era un buco di un’ora che nessuno aveva riempito. Quel buco era questo.
Una data messa sul muro
Resta il 2030, che per un annuncio è una scelta poco comune e che a una parte dei giocatori non è andata giù. Hay l’ha difesa in modo diretto. Indicare subito una finestra così lontana, dice, dimostra serietà, ed è una data su cui si sentono sicuri. Il numero, aggiunge, il gruppo se lo mette letteralmente sul muro. Alla domanda se fosse il momento giusto per mostrare un gioco ancora così indietro, ha risposto che la comunità aspettava da troppo tempo.
Quattro anni sono un’eternità, in un settore dove un rinvio di sei mesi è routine. E a fissare quella data è la stessa azienda che di sparatutto di StarCraft ne ha già cancellati due. La fiducia dichiarata sul palco è una posizione legittima, non una garanzia.
Cosa non sappiamo ancora
Le piattaforme non sono state annunciate: al momento Blizzard non ha detto se il gioco uscirà solo su PC o anche su console, e non esiste un prezzo. Non è stata mostrata una sola sequenza di gioco vero, solo il filmato di presentazione. Della struttura del mondo aperto, della presenza o meno di una componente multigiocatore e del ruolo delle tre razze non si sa niente.
Nel frattempo la serie è tutt’altro che ferma sul fronte strategico: Blizzard continua a lavorare al bilanciamento del vecchio capitolo, e a giugno ha rimesso mano al bilanciamento di StarCraft II con un aggiornamento che potenziava gli Zerg. È la parte di StarCraft che i giocatori possono toccare oggi, e lo resterà per un pezzo.


