Drew e il drago Thuban in una scena di Scalebound, l'action RPG cancellato da Microsoft nel 2017

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L’action RPG col drago Scalebound può tornare: Kamiya chiede il via libera alla nuova guida di Xbox

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Ci sono file che non cancelli mai davvero. Restano in un backup che nessuno monta più, e ogni tanto qualcuno chiede se si possa ripristinarli. Scalebound, Kamiya lo chiede da sei anni. Lui è Hideki Kamiya, il regista di Bayonetta e Okami; il file è l’action RPG col drago, un gioco d’azione con la progressione tipica dei giochi di ruolo, che Microsoft ha cancellato nel gennaio 2017. All’inizio di settembre ci ha riprovato, con una destinataria nuova.

L’occasione è stata un’intervista a Video Games Chronicle, testata britannica di settore, fatta insieme a Kento Koyama, presidente e amministratore delegato dello studio CLOVERS. A Kamiya è stato chiesto se avesse già parlato di una resurrezione del gioco con Asha Sharma, che dal 20 febbraio 2026 guida Xbox. Ha risposto di no, e ha usato la domanda come trampolino: se vogliono farlo, facciamolo, con Koyama d’accordo. Poi ha chiesto all’intervistatore di infilare nell’articolo qualche spezzone di gioco, così che Sharma lo vedesse.

Un repository di cui non hai i permessi di scrittura

Qui sta il punto tecnico che tutta questa storia si porta dietro dal 2017: il marchio Scalebound è di Microsoft. Kamiya ha diretto il progetto, ma la proprietà intellettuale è rimasta al committente, come succede quasi sempre quando uno studio esterno lavora su commissione. È la posizione di chi ha scritto il codice ma non ha i permessi di scrittura sul repository: puoi aprire tutte le segnalazioni che vuoi, in pubblico e con garbo, la decisione di riaprire il ramo la prende chi possiede l’archivio.

E chi possiede l’archivio, finora, non ha detto niente. Non una dichiarazione, non un accenno, non un “ci stiamo pensando”. Il che rende l’intervista quello che sembra: un pitch fatto su un giornale perché non c’è un tavolo a cui sedersi.

Cosa era Scalebound e come è stato spento

Scalebound venne annunciato nel giugno 2014, alla fiera E3 di Los Angeles, come esclusiva Xbox One e Windows, sviluppato da PlatinumGames. Si controllava Drew, un ragazzo con le cuffie perennemente in testa, affiancato da un drago di nome Thuban a cui si impartivano ordini in combattimento; era previsto anche un cooperativo per quattro giocatori. Dopo quattro anni di lavorazione, il 9 gennaio 2017 Microsoft chiuse la produzione con un comunicato di tre righe che elencava, subito dopo, i giochi che sarebbero usciti comunque quell’anno. PlatinumGames rispose due giorni dopo con un post sul blog firmato dall’allora presidente Kenichi Sato, in cui si diceva molto delusa.

La parte che di solito non viene raccontata è cosa successe dopo. Microsoft cominciò a rimuovere i trailer del gioco dal proprio canale YouTube, i messaggi dell’account ufficiale vennero resi privati e il sito del gioco fu sostituito dal comunicato di cancellazione. Il materiale è stato tolto dalla circolazione, una cosa che di solito si fa con gli errori. Per quattro anni di lavoro di una squadra intera è un modo eloquente di chiudere la pratica.

Il quarto appello, non il primo

Sui numeri conviene essere precise, perché la notizia si racconta spesso come se Kamiya si fosse svegliato una mattina del 2026 con la nostalgia addosso. Non è così: ha chiesto pubblicamente di rifare Scalebound altre tre volte, nel 2020, nel 2022 e nel 2025, quando il destinatario era Phil Spencer, e a settembre 2026 di nuovo con Sharma. Quattro appelli, tre dirigenze diverse, zero risposte. Nell’ultima intervista ha aggiunto che è un rammarico che si porta ancora dietro e che parla sul serio al cento per cento, il che è credibile e non cambia di una virgola chi decide.

Clovers ha le mani occupate, e lo dice Kamiya

Anche nell’ipotesi migliore, quella in cui Xbox alza il telefono, il calendario non aiuta. Kamiya è entrato in CLOVERS come capo dello studio e capo progettista nell’ottobre 2024. Da allora dirige il seguito di Okami, annunciato ai Game Awards del dicembre 2024 e sviluppato per conto di Capcom insieme ad altre due squadre giapponesi, lo studio M-TWO e lo studio Machine Head Works. Nel messaggio di inizio 2026 Koyama ha scritto che l’uscita è ancora lontana, mentre lo studio è cresciuto da un ufficio in affitto stretto a due sedi, Tokyo e Osaka. Nei mesi scorsi si è portato dentro anche i compositori dell’Okami originale.

Kamiya stesso, nell’intervista, ha ammesso che non sarebbero nella posizione di farlo adesso. Traduzione dal giapponese diplomatico: la squadra è satura. L’appello quindi non è una proposta operativa, è un promemoria lasciato acceso in attesa che qualcuno, prima o poi, lo legga.

La spiegazione noiosa è anche quella giusta

Viene facile leggerci una cattiveria di Microsoft, l’azienda che tiene chiuso in cassaforte il gioco che tutti vogliono. La spiegazione meno appassionante spiega però gli stessi fatti: nessun editore riapre un progetto fermo dal 2017 quando lo studio che lo farebbe è impegnato per anni su altro, e soprattutto non lo fa in un anno come questo. A febbraio Phil Spencer ha lasciato Microsoft dopo 38 anni, Sarah Bond è uscita e Sharma è arrivata dalla divisione di intelligenza artificiale dell’azienda. Nel trimestre precedente al passaggio di consegne i ricavi del gaming erano scesi del 9%, con l’hardware giù del 32%. Da allora le priorità dichiarate sono console, contenuti, creazione e community, e nessuna di quelle quattro parole vuol dire “recuperiamo un action RPG accantonato nel 2017”.

Una nota però me la prendo. Nel suo primo messaggio alla divisione, Sharma ha promesso che Xbox non inonderà il proprio ecosistema di sciatterie generate dall’intelligenza artificiale, perché i videogiochi sono arte fatta da esseri umani. Sottoscrivo la frase. Faccio solo notare che in cantina l’azienda ha quattro anni di arte fatta da esseri umani, e per adesso la tiene lì.

Il verdetto: il backup esiste, il proprietario del volume è uno solo, e finché non cambia idea questa resta una richiesta di ripristino senza nessuno che la approvi.

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