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La Casa Bianca ha tolto il clone di Tetris dal suo arcade, quattro giorni dopo l’avvertimento sul copyright

Tempo di lettura: 3 minuti

Build the Wall non c’è più. Il clone di Tetris che la Casa Bianca aveva messo nella sezione Arcade del proprio sito ufficiale è stato tolto fra la tarda serata del 7 settembre e la mattina dell’8, stando alle catture della pagina conservate dalla Wayback Machine, l’archivio storico del web gestito da Internet Archive. Al suo posto adesso ci sono quattro giochi e un riquadro che annuncia un titolo in arrivo.

La sequenza è breve e vale la pena rimetterla in fila. Il 3 settembre 2026 la Casa Bianca apre l’arcade, cinque minigiochi in stile anni Ottanta costruiti attorno alle politiche dell’amministrazione Trump. Il 4 settembre la Tetris Company, la società che possiede i diritti del marchio, pubblica una dichiarazione in cui dice di credere nella capacità dei giochi di unire le persone invece di dividerle, chiarisce di non aver avuto alcun ruolo nella creazione di Build the Wall e aggiunge che prende molto sul serio le violazioni di copyright. Tre giorni dopo il gioco sparisce.

Nessuno dei due ha detto perché

Il nesso lo mette il calendario, non una conferma. Né la Casa Bianca né la Tetris Company hanno dichiarato che la rimozione dipende dall’avvertimento, e non è pubblico se sia mai partita una diffida formale. Forbes scrive di aver chiesto un commento a entrambe senza ottenere risposta, e la ricostruzione di This Week in Videogames, che ha fatto la verifica sulle catture archiviate, si ferma allo stesso punto.

Esistono spiegazioni più noiose che vale la pena tenere sul tavolo. Un gioco può essere rimosso perché non funzionava bene, e PC Gamer ha descritto Build the Wall come un gioco che non sembrava funzionare del tutto. Può essere rimosso a rotazione, visto che sulla pagina compare un riquadro che promette un nuovo titolo. Nessuna delle due ipotesi spiega però il tempismo di quattro giorni dopo un richiamo pubblico sul copyright, ed entrambe restano ipotesi quanto la prima.

Perché era Tetris l’unica a poter parlare

Nel pezzo del 5 settembre avevamo spiegato il motivo per cui, fra i tanti giochi copiati in quell’arcade, solo la Tetris Company aveva alzato la voce. Le meccaniche di gioco non si proteggono con il diritto d’autore, quindi rifare Snake o Flappy Bird non espone quasi a nulla. Quello che si protegge è l’espressione visiva, e su quel terreno Tetris ha un precedente vinto in tribunale.

Il precedente è Tetris Holding contro Xio Interactive, deciso il 30 maggio 2012 dal tribunale federale del New Jersey. Xio aveva pubblicato per iPhone un gioco chiamato Mino e aveva ammesso di aver copiato Tetris deliberatamente, sostenendo però di aver preso solo regole e funzionamento, che il diritto d’autore non copre. La giudice Freda Wolfson ha dato ragione a Tetris: le meccaniche restano libere, ma il modo specifico in cui quelle meccaniche vengono messe in immagine è protetto, e Mino ne aveva ricopiato l’aspetto complessivo. Da allora quella sentenza è il riferimento in quasi tutte le cause sui cloni.

Build the Wall era proprio un caso di espressione visiva: griglia verticale, blocchi da quattro celle che scendono, la stessa lettura a colpo d’occhio dell’originale. Cambiava la regola, perché completare una riga non la faceva sparire, e lo scopo era alzare il muro il più possibile mentre personaggi in pixel art che rappresentavano migranti rimbalzavano contro i blocchi. Meccanicamente diverso, visivamente riconoscibilissimo. Che è esattamente la combinazione su cui il diritto d’autore ha qualcosa da dire.

Il resto dell’arcade è ancora lì

Gli altri quattro giochi restano online, compresi quelli costruiti sulle stesse fondamenta. Rio Run è Snake con un agente che raccoglie persone su una griglia lungo il Rio Grande. Flappy Bill è Flappy Bird con un’aquila calva che porta in volo un disegno di legge. Nessuno dei titolari di quei marchi ha detto niente in pubblico, il che è coerente con quanto sopra: non hanno lo stesso appiglio.

Fuori dall’arcade la campagna continua. I profili social della Casa Bianca hanno pubblicato il logo Sega trasformato nella scritta MAGA, la dicitura Trump Arcade in un carattere che imita quello di Pac-Man, e le schermate di avvio di PlayStation 2, Xbox 360 e GameCube ritoccate per contenere l’indirizzo dell’arcade. Non risulta che i titolari di quei marchi abbiano dato un’autorizzazione, e nessuno di quei contenuti è stato ritirato.

Resta quindi un fatto solo, ed è piccolo: di tutta l’operazione è caduto l’unico pezzo su cui un’azienda aveva un argomento legale utilizzabile e la volontà di usarlo pubblicamente. Il resto ha retto perché nessun altro ha parlato, non perché fosse più difendibile.

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