Dischi di giochi PlayStation, al centro del taglio alla produzione dello stabilimento Sony DADC

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La produzione di dischi PlayStation non crolla del 90%: Sony DADC corregge, il calo previsto è del 10%

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La produzione dischi PlayStation non scenderà a un decimo di quella attuale. La cifra che da luglio circola come prova del crollo imminente del supporto fisico era una lettura sbagliata di una frase, e a dirlo è Sony DADC, cioè la divisione di Sony che i dischi li stampa davvero.

La correzione arriva da Game, la newsletter di Brian Crecente, il giornalista che nel 2004 fondò Kotaku. Un portavoce di Sony DADC gli ha spiegato che il presidente della divisione, Dietmar Tanzer, parlando all’emittente pubblica austriaca ORF Salzburg aveva previsto un calo del volume complessivo del dieci per cento, non una discesa fino al dieci per cento del volume attuale. Le due frasi in italiano si somigliano abbastanza da confondersi, in tedesco pure, e infatti mezza stampa internazionale ha scritto la seconda.

Cosa aveva detto davvero il presidente di Sony DADC

La frase originale, riportata da Push Square, era una catena di percentuali. PlayStation vale circa il cinquanta per cento del volume dello stabilimento, e di quel cinquanta per cento circa il venti sono ordini nuovi. Da lì il dieci per cento del volume nel 2028. Rifatto il conto, metà per un quinto fa un decimo: il dieci per cento non era la capacità residua della fabbrica, era la quota di volume che sparisce quando i giochi nuovi smettono di avere una versione su disco. La rettifica di Sony DADC, letta accanto alla citazione integrale, ripete l’aritmetica che era già lì.

Il portavoce ha aggiunto un secondo dato, e questo è nuovo. Dopo gennaio 2028 continueranno ad arrivare riordini sul mercato: i giochi usciti prima della scadenza potranno rifare tirature di dischi. Per gli anni successivi al 2028, invece, né Tanzer né il portavoce hanno voluto dare numeri. La stessa fonte ha rimandato ogni domanda sul merito all’ufficio stampa di PlayStation, che secondo Crecente non ha risposto.

Quello che la correzione non cambia

Il primo luglio 2026 Sony ha annunciato che dal gennaio 2028 i nuovi giochi PlayStation non avranno più un’edizione su disco, sulla console attuale e su quella che verrà dopo. Quella data è ferma, e nessuna delle due letture del dieci per cento la sposta.

Cambia però il quadro che si era formato attorno. Uno stabilimento che nel 2028 lavora al dieci per cento è un impianto in chiusura; uno che perde il dieci per cento è un impianto che continua a stampare parecchia roba. Lo stabilimento in questione è quello di Thalgau, in Austria, quartier generale della divisione dischi e ultimo impianto di questo tipo posseduto direttamente da Sony: a luglio 2026 produceva circa 600.000 dischi al giorno, metà dei quali per PlayStation. L’altra metà sono film, musica, software: quella parte non la tocca nessuno.

Le microlenti erano già in programma

C’è un dettaglio, uscito a luglio e passato quasi inosservato, che spiega perché la riconversione di Thalgau non è la conseguenza dell’annuncio del primo luglio. I trecento dipendenti dell’impianto verranno riqualificati sulla produzione di microlenti ottiche, e secondo il responsabile della micro-ottica di Sony DADC quel piano esisteva già prima: la fabbrica aveva ricevuto un investimento da trenta milioni di euro sulle microlenti prima che PlayStation dicesse pubblicamente addio ai dischi. Alla domanda se i trecento posti sarebbero rimasti trecento, Tanzer ha risposto che l’obiettivo è restare il più vicino possibile a quel numero, che non è esattamente una garanzia.

Nel frattempo un altro pezzo del discorso si è mosso in direzione opposta. Shawn Layden, ex capo dei PlayStation Studios, ha ricordato che Sony i dischi se li stampa da sola, mentre Microsoft affida la produzione a stampatori autorizzati esterni. Finché Sony non concederà la stessa licenza a terzi, dice, un ritorno al disco non è materialmente possibile. È lo stesso nodo che aveva sollevato la ricostruzione sulla filiera dei lettori ottici: il supporto fisico non muore per una decisione sola, muore perché nessuno tiene più in piedi la catena che lo produce e lo legge.

Perché la cifra sbagliata ha corso così veloce

Due mesi di indignazione hanno poggiato su un numero che nessuno aveva ricontrollato sulla citazione integrale. La spiegazione più noiosa è anche la più probabile: percentuali dette a voce in un’intervista televisiva, riportate di rimbalzo, con ogni passaggio che perde un pezzo di contesto. Non serve ipotizzare malafede di nessuno.

Resta però un problema di credibilità che riguarda Sony e non la stampa. L’azienda ha lasciato correre per due mesi un dato clamorosamente sfavorevole alla propria immagine senza intervenire, e ha corretto solo quando un giornalista è andato a chiederglielo. Nello stesso periodo i suoi avvocati sostenevano in tribunale che nessun consumatore ragionevole può credere di possedere un gioco digitale. Chi ha passato l’estate a spiegare che il disco serve proprio perché il digitale non si possiede aveva torto su una percentuale e ragione sul resto.

Chi colleziona dischi PlayStation, insomma, ha un anno e quattro mesi per comprare quello che vuole comprare, e poi un mercato di riordini di durata non dichiarata. Il calo del dieci per cento vale per il 2028 e per il 2028 soltanto: sul 2029 nessuno ha voluto mettere una cifra, ed è quella la parte della storia che varrebbe la pena continuare a chiedere.

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