Il co-streaming di GTA 6, cioè la diretta in cui un creator guarda una presentazione insieme al proprio pubblico commentandola in tempo reale, è stato per una settimana la cosa più incerta della settimana più attesa dell’anno. Fino a poche ore dalla messa in onda dell’Extended Look nessuno sapeva con certezza se si potesse fare senza beccarsi una segnalazione per violazione di copyright.
La ragione è semplice e sta tutta nella scelta di mandare in onda il video prima su Netflix e solo sei ore dopo sui canali di Rockstar. In quelle sei ore il materiale non apparteneva a un solo padrone di casa, e le regole di uno non erano quelle dell’altro.
La cronologia di un pasticcio
Il primo allarme è del 19 agosto. Uno streamer ha scritto all’assistenza clienti di Netflix per chiedere se si potesse trasmettere l’Extended Look, e la risposta, riportata da UNILAD Tech, è stata che condividere lo schermo durante una diretta non è consentito perché la faccenda riguarda i diritti digitali. Detta da un servizio noto per far girare sistemi automatici che distribuiscono segnalazioni senza passare da un essere umano, era una risposta che consigliava prudenza a chiunque abbia un canale da difendere.
Il 26 agosto è intervenuta Rockstar, e ha peggiorato le cose. Il messaggio diceva che, una volta debuttato l’Extended Look su Netflix, i creator avrebbero potuto condividere i propri contenuti di reazione sulle piattaforme social e video. Come nota Kotaku, che ha raccontato il panico della notte precedente, quella frase non rispondeva alla domanda: che si possano pubblicare le proprie reazioni è ovvio e non lo ha mai vietato nessuno. Il punto era un altro, cioè se si potesse mostrare il video.
Il chiarimento vero è arrivato poche ore dopo, e stavolta era scritto in italiano comprensibile: si può trasmettere in diretta la propria serata di visione a partire dalle 15 di New York, cioè le 21 italiane, a due condizioni. Rispettare le regole della piattaforma su cui si trasmette, e aggiungere commento o contesto propri. Quello che non si può fare è ritrasmettere o ricaricare il video grezzo e integrale, come riepiloga GTA BOOM, che fa anche notare come Rockstar in una sola giornata abbia pubblicato più messaggi di quanti ne metta insieme in un anno normale.
La conseguenza pratica, riassunta da VG Times, è che chi non aveva un abbonamento a Netflix non ha dovuto aspettare le tre di notte per vedere il video: bastava trovare un creator che lo stesse commentando.
La regola è ragionevole, il percorso per arrivarci no
Va detto che la posizione finale di Rockstar è sensata, e più generosa di quella di molti editori. Commento sì, ricaricare il file intero no: è esattamente la distinzione che il diritto d’autore fa da sempre tra citazione e sostituzione dell’opera. Nessuno può caricare l’Extended Look sul proprio canale e incassare le visualizzazioni che spettano a Rockstar.
Il problema non è la regola, è che ci siano volute due settimane, tre comunicazioni contraddittorie e una notte di panico collettivo per arrivarci. E la causa di quel percorso ha un nome: la finestra di esclusiva. Finché il video sta su una piattaforma in abbonamento che applica i propri sistemi automatici di tutela, la parola di Rockstar non basta a mettere al riparo un canale, perché la segnalazione può arrivare da chi detiene i diritti di distribuzione e non da chi ha fatto il gioco.
È lo stesso motivo per cui la scelta di Netflix era stata contestata fin dall’annuncio: sei ore in cui il pezzo di comunicazione più importante dell’anno videoludico stava dietro un abbonamento. Chi ne aveva parlato come di un accesso anticipato a pagamento non era lontano dal vero, e la confusione sul co-streaming ne è stata la coda prevedibile.
Per Rockstar il calcolo è stato probabilmente vantaggioso: si è comprata una vetrina generalista che nessun canale YouTube le avrebbe dato, in una settimana in cui i leak le avevano rovinato il primo impatto. Il conto lo hanno pagato le poche migliaia di persone che di quel pubblico vivono, e che per una settimana non hanno saputo se preparare la diretta più vista della loro carriera o rinunciarci per non rischiare il canale.
La lezione, per la prossima volta, è banale: se metti un intermediario tra il tuo gioco e chi ne parla, le regole vanno scritte insieme all’intermediario e vanno scritte prima. Non nelle ultime ventiquattro ore, in tre messaggi successivi che si correggono a vicenda.


