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Riemerge l’Iron Man di Avalanche: un’ora e mezza di un gioco mai annunciato

Tempo di lettura: 3 minuti

L’Iron Man di Avalanche non è mai stato annunciato, non è mai uscito e per oltre un decennio non ne è esistita una sola immagine pubblica. Dal 25 agosto ne esiste quasi un’ora e mezza: nove spezzoni di gioco, comparsi su Internet Archive e diffusi via Reddit, che mostrano l’unico Iron Man open world che qualcuno abbia costruito davvero.

Cosa si vede

Il materiale è stato segnalato il 25 agosto da IGN, il più grande sito di videogiochi al mondo, ed è comparso sul forum Reddit dedicato a leak e indiscrezioni, come ricostruisce Insider Gaming. Sono registrazioni grezze, catturate secondo chi le ha caricate da una build restaurata girata su un kit di sviluppo PlayStation 3, quindi con le sbavature di un gioco a metà lavorazione.

Dentro c’è quello che ci si aspetta da questo studio. GamesRadar descrive un Tony Stark che sfreccia in cielo con lo stesso senso di velocità con cui nei Just Cause ci si lanciava da una parte all’altra della mappa. TweakTown aggiunge il resto: ambienti distruttibili, corpo a corpo di scuola Arkham, repulsori e gadget usati in volo. Combattimento e movimento risultano già funzionanti, ed è la cosa che colpisce di più, perché è la parte che di solito nei progetti morti manca.

Prima di andare avanti, una precisazione che serve: questo non è l’Iron Man di Electronic Arts. Quel gioco è in lavorazione da Motive Studio, la squadra di Montreal dietro il rifacimento di Dead Space, dall’annuncio del 2022, ed è un’altra cosa: stando all’editore è ancora in produzione, nonostante nel 2025 sia stato cancellato il progetto gemello su Black Panther. Il primo commento sotto il post su Reddit era proprio il sollievo di chi aveva letto “Iron Man cancellato” e aveva pensato a quello.

Perché è morto

Che il progetto esistesse lo sapevamo per una sola ragione: nel 2022 il cofondatore di Avalanche Christofer Sundberg lo raccontò in un’intervista al canale MinnMax. Prima di quella conversazione non c’erano né screenshot né conferme, e dopo non era arrivato più niente.

La ricostruzione, ripresa allora da Game Developer, è concreta. Disney si rivolse allo studio svedese intorno al 2012, la lavorazione andò avanti per circa due anni a Stoccolma e poi si fermò per quelle che Sundberg definì politiche aziendali. Il punto di rottura fu il calendario: Disney chiese di tagliare un anno di sviluppo, cosa che avrebbe richiesto di assumere tra i settanta e gli ottanta sviluppatori in più. Sundberg spiegò che accettare avrebbe distrutto lo studio, perché a lavoro finito quelle persone non avrebbero avuto un altro progetto su cui andare, e a quel punto restava solo licenziarle.

Alla domanda se la fretta dipendesse dall’uscita di Iron Man 3, nel 2013, non rispose. Definì il progetto molto promettente e la chiusura dolorosa, con due anni di lavoro buttati e nessuno da mandare a casa: l’unica consolazione che gli era rimasta. Nella stessa conversazione, riportata all’epoca da CBR, descrisse il progetto come confuso e con del potenziale sprecato.

Un gioco esiste finché qualcuno ne tiene una copia

Sundberg, nel frattempo, ha lasciato Avalanche nel 2020 per fondare un altro studio, Liquid Swords, e da allora racconta con una certa libertà le cose andate storte. Conviene ricordare quanto sia rara una presenza di questo personaggio nei videogiochi: dopo i due giochi tratti dai film usciti per Sega nel 2008 e nel 2010, l’unico Iron Man giocabile è stato quello del 2020 per PlayStation VR, il visore per la realtà virtuale di Sony. In quindici anni tre giochi, di cui uno solo pensato per stare in piedi da solo.

Il valore di questi filmati non è il gossip. È che senza di essi quel gioco sarebbe rimasto un aneddoto raccontato una volta in un podcast, cioè niente. Di Iron Man esistono ormai tre versioni che nessuno può giocare. Questa, il prototipo dei primi anni Duemila riemerso nel 2024 e, per ora, quello di Motive: annunciato quattro anni fa e mai mostrato.

La differenza tra un progetto perduto e uno documentato la fa qualcuno che conserva un disco, un kit di sviluppo, una registrazione. Sono gli stessi archivi che permettono a un gioco del 1998 di girare ancora, come nel caso di Thief Gold su GOG: lì c’è un editore che ci mette il nome dentro un programma di preservazione, qui un collezionista anonimo. Il meccanismo è lo stesso.

Né Avalanche né Disney hanno confermato l’autenticità dei video, quindi il condizionale resta. Ma quello che si vede combacia con quanto Sundberg aveva descritto tre anni fa, ed è una corrispondenza che difficilmente si costruisce a tavolino.

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