Sony clarifies re-order support for existing PlayStation discs

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Il brevetto Sony per l’intelligenza artificiale che gioca al posto tuo, e rivende i tuoi dati

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Un brevetto depositato da Sony nel 2022 e pubblicato il 23 luglio descrive un sistema che genera un agente capace di giocare al posto dell’utente. Fin qui è materiale già visto. La parte nuova è un’altra: quell’agente non viene addestrato su filmati generici, ma sul modo in cui gioca la singola persona, e il documento contempla che i giocatori si scambino i propri dati di addestramento dietro compenso.

Il documento porta il numero 19138338 ed è stato individuato dal sito Cheat Happens. Da lì lo ha ripreso Kotaku, che ne ha estratto l’elenco dei compiti delegabili: raccogliere denaro, far avanzare la storia, affrontare un boss. Tutte le parti di un videogioco che l’industria considera lavoro sgradevole da far fare a qualcun altro, e che allo stesso tempo continua a mettere dentro i giochi perché allungano il tempo di sessione.

Una prima regola sui brevetti

Un deposito non è un prodotto. Le aziende brevettano per presidiare un territorio, per bloccare i concorrenti, per tenersi aperta una porta che magari non apriranno mai: la stragrande maggioranza di questi documenti non diventa niente. Sony in particolare ne deposita a ritmo continuo, e a gennaio era emerso un brevetto per un giocatore fantasma che prendeva il controllo quando l’utente si bloccava, addestrato su clip di YouTube e Twitch e sui dati del PlayStation Network. Quel documento immaginava due modalità, una che mostrava la strada e una che finiva il gioco al posto tuo, e veniva presentato come una funzione di accessibilità.

Messi in fila, i due depositi raccontano una direzione. Prima l’assistenza addestrata su materiale pubblico, poi l’agente addestrato su di te. Ed è il secondo passaggio a cambiare la natura della cosa, perché a quel punto il dato di valore non è più il gioco: sei tu che giochi.

Il pezzo che nessuno sta guardando

La discussione su questo brevetto si è concentrata sull’assurdità di comprare un gioco per poi guardarlo giocare da solo, che è una critica facile e anche giusta. Sotto, però, c’è l’ipotesi di un mercato. Se il modello del mio stile di gioco può essere ceduto a un altro utente per soldi, allora esistono un catalogo di comportamenti umani, un prezzo e una piattaforma che li fa incontrare. Chi la piattaforma la possiede incassa in ogni caso, e i dati che ci finiscono dentro li produciamo noi giocando, in cambio di niente.

Quanto valga oggi la produzione automatica di contenuti in questo settore, intanto, lo dicono i numeri. Su uno dei più vecchi mercati di modelli tridimensionali circa un sesto dei nuovi file in vendita è generato, e quella fetta vale l’uno per cento degli acquisti. Sull’altro versante c’è chi ha scelto di starne fuori: Remedy ha escluso l’intelligenza artificiale generativa dallo sviluppo di Control Resonant e lo ha detto pubblicamente.

Il brevetto di Sony, se anche non diventasse mai una funzione della console, dice comunque una cosa vera: dentro l’azienda qualcuno ha già messo per iscritto quanto potrebbe valere il modo in cui premi i tasti.

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