Il 18 agosto i lavoratori degli studi Xbox sono scesi in strada davanti alle sedi in Stati Uniti e Canada. La mobilitazione si chiama Save Our Devs ed è organizzata insieme al sindacato Communications Workers of America, la sigla che rappresenta buona parte dei dipendenti sindacalizzati di Microsoft nel settore. La richiesta è una sola: che nel contratto collettivo finiscano tutele contro i licenziamenti.
Dove si è manifestato
I presidi si sono tenuti davanti agli studi di Irvine, Austin, Dallas, Seattle, Albany, Rockville, Hunt Valley, Montreal e Minneapolis, come aveva anticipato Game Developer. Non è la prima volta quest’anno. La stessa formula era già stata usata a luglio, subito dopo l’annuncio dei tagli. A inizio agosto i dipendenti di Bethesda avevano piantato ottocento bandiere rosse davanti alla sede in Maryland, una per ogni persona licenziata dal luglio 2025.
I numeri che il sindacato mette sul tavolo sono quelli comunicati da Microsoft a luglio: 1.600 persone fuori subito e altrettante previste entro la fine dell’anno fiscale successivo. Un dipendente di Bethesda ha raccontato a Kotaku che prima dell’acquisizione da parte di Xbox i tagli allo studio erano rari, mentre dal 2023 arrivano ogni anno.
Il fronte legale che corre in parallelo
La protesta non è l’unico canale aperto. Il 15 luglio CWA ha depositato presso il National Labor Relations Board, l’autorità federale statunitense che vigila sui rapporti sindacali, una denuncia per pratiche antisindacali contro Microsoft e diverse sue controllate, tra cui ZeniMax, Bethesda e id Software. L’accusa è di aver deciso i licenziamenti senza contrattarli mentre era in corso la trattativa per il contratto, e di aver cambiato unilateralmente le condizioni. CWA Canada ha annunciato un’azione analoga per i tagli alla sede di Bethesda a Montreal.
Su come Microsoft giustifichi la decisione ai due tavoli avevamo già messo a confronto le versioni. Nella comunicazione pubblica si parla di livelli di management da ridurre; in sede sindacale, di una riorganizzazione del perimetro dell’attività. La seconda formula serve a non essere obbligati a contrattare la scelta.
Perché una manifestazione conta anche se non ferma i tagli
Nessuno degli organizzatori sostiene che un presidio riporterà indietro chi è già uscito. L’obiettivo dichiarato è il contratto: ottenere che i prossimi tagli passino da una trattativa invece che da una email del lunedì mattina. È una richiesta modesta rispetto a quanto sta succedendo nel settore, e proprio per questo misura quanto poco esista già scritto da qualche parte.
Il contesto lo rende ancora più stretto. Da luglio i tagli hanno colpito Activision, Blizzard, King, Mojang, Xbox Game Studios e ZeniMax. Hanno portato alla chiusura di Undead Labs, alla cessione di quattro studi e alla cancellazione di progetti già in lavorazione. Quando in un settore i licenziamenti diventano una voce annuale di bilancio, chiedere che siano negoziabili smette di essere una posizione radicale.


