Fra il 24 giugno e il 7 agosto Rockstar Games ha incassato su GTA 6 un mese di contestazioni organizzate, con petizioni, disdette dei preordini e catene di negozi che hanno rinunciato del tutto a vendere il gioco. Poi ha presentato i conti del trimestre, e di tutto questo non si vedeva traccia. Vale la pena guardare come è fatto quel meccanismo, perché è la ragione per cui a Rockstar si può contestare qualunque cosa senza che le costi niente: la sua base compra comunque, e lo studio lo sa da prima di aprire i preordini.
L’episodio più recente è del 6 agosto. Rockstar ha annunciato che Grand Theft Auto VI: An Extended Look, il primo filmato esteso del gioco, debutta il 27 agosto alle 15 ET su Netflix e arriva sul canale YouTube dello studio e sul sito ufficiale alle 21 ET, sei ore dopo. Netflix, nel comunicato con cui ha rivendicato l’operazione, la chiama una collaborazione inedita e la finestra di sei ore non la nomina. Ne abbiamo scritto il 7 agosto: chi non ha l’abbonamento vede lo stesso filmato, gratis, in serata.
Un mese di proteste, tutte documentate
Il conto si apre il 24 giugno, quando Rockstar annuncia edizioni e prezzi un giorno prima di aprire i preordini e spiega com’è fatta la copia da scaffale. Dentro la scatola non c’è un disco ma un codice di download, il gioco costa 80 dollari in edizione standard e 100 in edizione Ultimate, i preordini aprono a mezzanotte del 25 giugno e l’uscita resta fissata al 19 novembre su PS5 e Xbox Series X e S.
La scatola senza disco è il primo fronte, e lo abbiamo raccontato quando Dan Houser, cofondatore di Rockstar uscito dallo studio nel 2020, ha detto al Comic-Con che chi vuole il supporto fisico dovrebbe poterlo comprare. Il secondo è la divisione dei contenuti fra le due edizioni: cinque negozi giocabili e due missioni secondarie della campagna sono riservati all’Ultimate, in un gioco che Rockstar stessa presenta come esperienza per giocatore singolo. Il terzo lo fornisce Sony: il 24 giugno la campagna “plays best on PS5” sparisce dai social per qualche ora ed è tornata dopo con la console cambiata, perché nella prima versione i grafici avevano messo PS5 col lettore, quello che serve per i dischi che GTA 6 non avrà.
Nelle settimane seguenti diverse catene hanno smesso di accettare preordini, perché senza disco non avevano niente da mettere sullo scaffale. Il 31 luglio è arrivata anche risposta di Sony sul fisico, riassumibile in “andiamo avanti”.
Nessun patto con Sony, solo due ragioni noiose
Prima di attribuire la scelta a una strategia più grande, conviene togliere di mezzo la lettura che gira di più, quella secondo cui Rockstar avrebbe rinunciato al disco per coprire Sony. Che fra le due aziende ci sia un accordo di marketing è sotto gli occhi di tutti, visto che la campagna “plays best on PS5” esiste. L’ordine dei fatti però va nella direzione opposta: Rockstar annuncia la scatola con il codice il 24 giugno, e Sony ufficializza il primo luglio che smetterà di produrre dischi da gennaio 2028. E se le due aziende avessero coordinato la mossa, il reparto grafico di PlayStation non avrebbe preparato una pubblicità con la console sbagliata per poi doverla rifare in corsa nello stesso pomeriggio.
Le ragioni probabili sono due e non hanno bisogno di alcun patto. La prima sono i leak: un disco stampato esiste in fabbrica, nei magazzini e sui camion settimane prima dell’uscita, e per il gioco più atteso del decennio ogni copia in circolazione è un rischio. La seconda è l’usato. Un codice si riscatta una volta sola, quindi il gioco non si presta, non si rivende e non si porta al negozio per lo scambio: il mercato dell’usato su GTA 6 non esisterà, e quei soldi restano dentro Take-Two invece di finire alla distribuzione.
Quanto dura la stessa protesta contro chi non è Rockstar
Il metro di paragone esiste. Il 3 maggio 2024 Sony annunciò che i giocatori PC di Helldivers 2 avrebbero dovuto collegare un account PlayStation Network per continuare a giocare. In due giorni arrivarono oltre duecentomila recensioni negative su Steam e il gioco sparì dalla vendita in 177 paesi; il 6 maggio Sony ritirò il requisito. Tre giorni, contro un’azienda più grande di Rockstar.
Le due vicende non sono identiche, ed è proprio la differenza a spiegare l’esito. Su Helldivers 2 Sony cambiava le condizioni a chi aveva già comprato, quindi la protesta poteva colpire un incasso esistente: i rimborsi partirono davvero, Steam li concesse anche oltre le due ore di gioco, e la vendita si fermò in mezzo mondo. Su GTA 6 le condizioni erano note prima dell’acquisto e il gioco non era ancora uscito, quindi non c’era nessun incasso da difendere, solo uno da raccogliere. Chi protestava non aveva in mano niente con cui far male.
La base compra mentre protesta
La settimana in cui la protesta è nata è la stessa in cui i preordini hanno stabilito un record. Secondo la società di analisi Newzoo, nell’ultima settimana di giugno il gioco ha raccolto circa 180 milioni di dollari di preordini digitali fra Stati Uniti e i cinque maggiori mercati europei, circa 260 milioni su scala globale, e questo apre la campagna più forte mai registrata. Le stesse persone che firmavano la petizione stavano preordinando.
Il 7 agosto Take-Two ha presentato i conti del trimestre chiuso il 30 giugno, che contiene i primi cinque giorni di preordini. Una precisazione serve subito, perché in giro si legge il contrario: gli 1,39 miliardi di dollari di prenotazioni nette sono il totale del gruppo, non l’incasso di GTA 6, l’azienda non ha scomposto il dato per titolo e rispetto a un anno fa quel numero è sceso del 3 per cento. La trimestrale, da sola, non misura la protesta. Zelnick ha definito i preordini senza precedenti, ha aggiunto che non intende cantare vittoria perché una prenotazione si può ancora annullare, e un numero preciso non lo ha dato.
Quello che misura la protesta è come Take-Two ha parlato quel giorno delle tre cose contestate. La previsione per l’anno fiscale è rimasta ferma fra 8 e 8,2 miliardi, cifra che poggia quasi per intero sull’uscita di novembre. Zelnick ha difeso il prezzo di 80 dollari sostenendo che i giochi non hanno tenuto il passo dell’inflazione. Sulla scatola senza disco ha spiegato che il business dell’azienda è digitale oltre il 90 per cento, e ha chiuso la questione così: se per giocare devi comunque essere connesso, a chi importa di scaricare. Alla domanda su Sony e la fine dei dischi non ha risposto.
Un’azienda che avesse sentito il colpo avrebbe corretto qualcosa: il formato dell’edizione fisica, la lista dei contenuti esclusivi, almeno il tono. A sei settimane dall’inizio della polemica il capo di Take-Two ha invece rivendicato in pubblico, una per una, tutte le scelte contestate. E il giorno prima Rockstar aveva piazzato il primo filmato di gameplay dietro un abbonamento per sei ore. Il 27 agosto, alle 15 ET o alle 21, lo guarderanno anche quelli che hanno firmato.


