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Midnight Club 5 esisteva davvero: Rockstar lo cancellò per un conflitto interno

Tempo di lettura: 2 minuti

Un quinto capitolo di Midnight Club è esistito, almeno sulla carta. Lo ha raccontato Kris Roberts, ex senior designer di Rockstar San Diego che ha lavorato sulla serie di corse arcade e sul multiplayer del primo Red Dead Redemption, in un’intervista al podcast Kiwi Talkz per Insider Gaming, pubblicata il 3 agosto.

Una mappa di Londra già in lavorazione

Secondo Roberts, quando lasciò Rockstar nel 2010 il team di San Diego stava già prototipando le città per il nuovo gioco, con Londra tra le prime candidate. Il progetto, chiamato internamente Midnight Club 5, non è mai arrivato oltre quella fase: è stato cancellato per quello che Roberts ha definito un conflitto interno non banale tra il team di sviluppo di San Diego e la sede di Rockstar New York.

“Non siete GTA”

La causa scatenante, secondo il racconto di Roberts, furono i ritardi accumulati durante lo sviluppo di Midnight Club: Los Angeles, uscito nel 2008 dopo uno slittamento rispetto ai piani originali. Da lì la sede di New York avrebbe iniziato a trattare Midnight Club come un progetto di serie B rispetto a GTA, nonostante le vendite della serie reggessero bene il confronto con rivali come Need for Speed. Dopo la cancellazione il team fu smembrato: parte degli sviluppatori passò al motore RAGE, altri a Red Dead Redemption.

Il risultato è che Midnight Club: Los Angeles resta, quasi diciotto anni dopo, l’ultimo capitolo della serie che dal 2000 aveva accompagnato quattro generazioni di console. Nessun remake, nessuna remaster, nessun accenno da parte di Rockstar o Take-Two a una possibile ripresa del marchio da quando la serie si è fermata.

Perché la storia torna a galla ora

Roberts non ha mai lavorato a stretto contatto con lo sviluppo di GTA 6, ma il suo racconto arriva mentre Rockstar è quasi interamente concentrata sul lancio del prossimo capitolo della sua serie principale, previsto per il 19 novembre. Il paragone che l’ex designer fa con la propria esperienza è diretto: quando un progetto non porta il nome giusto, in Rockstar, prima o poi finisce per essere sacrificato. È lo stesso schema che secondo altri ex dipendenti ha già colpito, negli anni, franchise come Bully e Manhunt.

Roberts non ha nascosto l’amarezza per come la sua squadra sia stata trattata da Rockstar New York, ma ha anche riconosciuto che parte delle critiche ricevute all’epoca, sui ritardi di consegna, erano fondate. Un’ammissione che rende il racconto meno un regolamento di conti e più una fotografia di come funzionano le priorità dentro uno studio che vive quasi esclusivamente di GTA.

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