Xbox e il paradosso della crescita: 200 milioni di utenti non bastano
I vertici di Microsoft provano a convincere il mercato che la tempesta sia passata, dipingendo un futuro radioso per la divisione gaming proprio mentre i resti delle recenti ondate di licenziamenti fumano ancora a terra, come riportato da Rock Paper Shotgun. Nonostante il colpo di accetta inferto a numerosi studi, l’obiettivo dichiarato da Satya Nadella e Asha Sharma è uno solo: tornare a una crescita finanziaria solida entro l’estate del 2027.
Tagli “necessari” e numeri in rosso
La strategia della dirigenza passa per quello che Nadella definisce un “reset del business”, termine edulcorato per indicare la ristrutturazione forzata che ha colpito il portfolio contenuti e le operazioni della piattaforma. I dati dell’ultimo trimestre fiscale (aprile-giugno 2026) parlano chiaro: i ricavi di Xbox sono crollati di 1,7 miliardi di dollari, segnando un -7% su base annua. A soffrire maggiormente è l’hardware, con un fragoroso -29% nelle vendite delle console, mentre il settore dei contenuti e servizi ha perso il 5%.
Asha Sharma mette a nudo il paradosso attuale: nell’ultimo anno fiscale, oltre 200 milioni di nuovi giocatori si sono avvicinati all’ecosistema Xbox, ma il fatturato non è cresciuto di pari passo con l’audience. C’è un abisso tra la popolarità dei titoli e la capacità di monetizzarli, una lacuna che l’azienda spera di colmare investendo in ciò che “i giocatori apprezzano”, puntando tutto sulla stabilità entro la fine dell’anno fiscale 2027.
In FY26, over 200 million new players came to XBOX and our games, but our business did not grow with our audience. We need to close that gap by investing in what players value. That will take time, but we expect to return to growth by the end of FY27.
— ASHA (@asha_shar) July 29, 2026
Il silenzio sui grandi nomi
Colpisce il cambio di tono di Satya Nadella rispetto al passato. Se negli anni precedenti il CEO non perdeva occasione per citare i successi di Game Pass o le singole proprietà intellettuali di peso, oggi preferisce restare sul vago. Parla genericamente di “migliori IP del settore” e “studi di talento”, senza però fare nomi. Forse, dopo aver decimato le forze lavoro dietro Bethesda, Obsidian o id Software, evocare quegli stessi brand suonerebbe stonato pure per un dirigente abituato ai freddi calcoli finanziari.
Mentre gli studi superstiti cercano di capire come gestire lo sviluppo di titoli titanici come i nuovi capitoli di Fallout o il supporto a Elder Scrolls Online con team ridotti all’osso, la crisi dei semiconduttori continua a gettare ombre sulla produzione di nuovo hardware, rendendo la risalita una scalata senza sicurezze.
L’analisi della redazione
Ci sembra che Microsoft stia cercando di vendere ottimismo a una platea di azionisti a cui non importa nulla dei videogiochi come forma d’arte, ma solo come bilancio. La scusa del “siamo cresciuti come utenza ma non come soldi” è la conferma che il modello Game Pass, per quanto vantaggioso per noi giocatori, sta scricchiolando sotto il peso della sua stessa ambizione. Non ci convince affatto la narrazione del “reset necessario”: distruggere team creativi per far quadrare i conti entro il 2027 è una mossa miope che rischia di lasciare Xbox con un catalogo di marchi famosi, ma senza le persone capaci di renderli vivi. Scommettiamo che, se i numeri non dovessero risalire come previsto, i prossimi “investimenti in ciò che i giocatori apprezzano” si tradurranno in conversioni massicce verso il mondo PlayStation, segnando la fine definitiva della politica delle esclusive.


