A Final Fantasy VI Remake Could Be Tricky To Make According To Final Fantasy Directors

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Final Fantasy VI Remake, i director frenano: servirebbero fino a 5 giochi

Tempo di lettura: 3 minuti

Il peso della corona: perché un remake di Final Fantasy VI spaventa Square Enix

Dopo anni di attesa e speculazioni, il cerchio intorno al settimo capitolo della saga di Square Enix si chiuderà nel 2027 con l’uscita di Final Fantasy VII Revelation. Mentre il traguardo si avvicina, la community ha già iniziato a puntare il dito verso il prossimo grande sogno proibito: un remake moderno di Final Fantasy VI. Tuttavia, come riportato da Game Informer, le figure chiave dietro i recenti successi della serie sembrano voler frenare gli entusiasmi, descrivendo l’operazione come una sfida monumentale e potenzialmente rischiosa.

Una staffetta produttiva incerta

Naoki Hamaguchi, il cui nome è ormai legato a doppio filo all’imponente trilogia di Cloud e compagni, ha chiarito la sua posizione durante gli ultimi eventi pubblici. Nonostante ammetta che il sesto capitolo sia stato l’ispirazione principale per la sua intera carriera, l’idea di dirigerne un rifacimento non sembra rientrare nei suoi piani immediati. Al momento, il focus resta esclusivamente sul completamento perfetto della saga attuale. Hamaguchi ha ipotizzato che, se mai un progetto del genere dovesse vedere la luce, sarebbe più opportuno affidarlo a un altro team creativo all’interno di Square Enix. La sua ambizione futura, infatti, sembra virare verso orizzonti diversi: titoli di scala minore o, al contrario, nuovi franchise tripla A originali.

A Final Fantasy VI Remake Could Be Tricky To Make According To Final Fantasy Directors

Il problema della scala

A rincarare la dose si è aggiunto Naoki Yoshida, volto di Final Fantasy XIV e produttore del sedicesimo capitolo. Durante il Fan Festival di Berlino, Yoshida ha messo in guardia i fan sulla complessità strutturale di un’eventuale rielaborazione di Final Fantasy VI. La vastità del materiale originale è tale da rendere complessa una trasposizione moderna. Secondo Yoshida, se si volesse rendere giustizia alla storia e al mondo di Terra e Kefka con lo standard produttivo attuale, un singolo titolo non basterebbe affatto. Il rischio concreto è quello di dover suddividere l’avventura in quattro o addirittura cinque capitoli separati, superando la già mastodontica operazione compiuta con il settimo episodio.

L’eredità dei padri nobili

Nonostante queste esitazioni, la storia della compagnia insegna che la pressione esterna e il senso di protezione verso le opere originali possono cambiare le carte in tavola. In passato, Yoshinori Kitase e Tetsuya Nomura decisero di mettersi al lavoro sul remake del settimo capitolo proprio per evitare che la visione originale venisse manipolata da altri reparti o che il progetto finisse in mani meno esperte. Poiché Kitase è stato il regista di Final Fantasy VI e Nomura ne ha curato il design originale, questa stessa tenacia potrebbe riaccendersi per proteggere l’epopea del Mondo della Rovina.

La prudenza di Yoshida e Hamaguchi ci sembra onesta, forse fin troppo pragmatica, ma dipinge un quadro chiaro: il modello “Remake” diviso in più parti è una macchina da guerra produttiva che logora i team per decenni. Per noi giocatori, la prospettiva di attendere quindici anni per vedere la fine della storia di Terra Branford non è entusiasmante, eppure è l’unico modo per avere quella fedeltà visiva che oggi consideriamo lo standard. Se Square Enix non troverà un modo per snellire i processi, scommettiamo che Final Fantasy VI resterà ancora a lungo il capolavoro in pixel che abbiamo amato, lontano dalle lusinghe del 3D ad ogni costo. Forse, dopo l’abbuffata di Midgar, un po’ di digiuno dai remake è proprio quello di cui la serie ha bisogno per tornare a inventare il futuro invece di ricostruire il passato.

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