Onimusha: Way of the Sword, un nuovo inizio che non dimentica il passato
Dopo vent’anni di silenzio assoluto, Onimusha si prepara a tornare sotto i riflettori con Way of the Sword, ma chi si aspettava un sequel diretto dei capitoli dell’era PlayStation 2 dovrà rivedere le proprie aspettative, come confermato dai vertici di Capcom ai microfoni di Game Informer. Il titolo, previsto per il 4 settembre, segna un netto distacco narrativo dalla saga originale: non ci sono collegamenti diretti, linee temporali intrecciate o vecchi protagonisti pronti a riprendere il comando. Si tratta di un nuovo punto di partenza, un reboot spirituale che però non rinuncia a strizzare l’occhio ai veterani attraverso una sfilatissima serie di citazioni e rimandi visivi.
Nuovi Genma, vecchie abitudini
L’idea alla base di Way of the Sword è quella di offrire ai fan della prima ora qualcosa di familiare in un contesto completamente inedito. I nemici che Musashi affronterà lungo il cammino sono tecnicamente nuovi di zecca, ma molti di loro portano nel DNA il set di mosse e l’estetica dei mostri storici della serie. Il caso più emblematico è quello del Chijiko, una creatura tentacolare che eredita quasi totalmente il comportamento del Reynaldo Genma visto nel primo capitolo: attacchi dal sottosuolo e la fastidiosa capacità di sdoppiarsi se non abbattuto con una mossa specifica.
Non è l’unico esempio di questo “remix” nostalgico operato dal team di sviluppo guidato dal direttore Satoru Nihei. Nel bestiario appare un nemico corazzato che ricorda da vicino il Bazuu, celebre per i suoi attacchi a palla rotante, e una variante del Gyaran, il demone fluttuante che storicamente rubava le anime rilasciate dai nemici abbattuti, qui reinterpretato come una minaccia a distanza capace di sparare proiettili. “Abbiamo cercato di rendere omaggio agli elementi dei vecchi titoli affinché gli appassionati avessero dei punti di riferimento tangibili”, ha spiegato Nihei, confermando che l’obiettivo è rievocare le sensazioni dell’epoca pur costruendo un mondo di gioco autonomo.
L’analisi della redazione
La scelta di Capcom ci sembra onesta e, per certi versi, necessaria. Dopo vent’anni, riprendere le fila di una trama complessa e legata a figure storiche già ampiamente sfruttate rischierebbe di allontanare i neofiti, mentre un taglio netto permette a Way of the Sword di respirare e adattarsi agli standard d’azione moderni. Nonostante l’assenza di ponti narrativi, la decisione di riproporre il design e i pattern d’attacco dei Genma storici ci convince: è un modo intelligente per mantenere l’identità del brand senza restarne schiavi. Ci aspettiamo un’esperienza che sappia bilanciare la freschezza di un nuovo arco narrativo con quel feeling tipico da “survival action” che ha reso grande la serie. Scommettiamo che, pad alla mano, la sensazione di essere tornati a casa sarà molto più forte di quanto suggerisca la mancanza di collegamenti ufficiali.


