Atari alla conquista di Hollywood: firmato l’accordo con Universal per 10 film
L’epoca dei “film brutti tratti dai videogiochi” sembra ormai un vecchio ricordo sbiadito e Atari ha deciso di tuffarsi nella mischia cinematografica, come segnalato da Game Informer. L’azienda ha stretto una partnership con Universal Pictures e la casa di produzione Entertainment 360 per trasformare dieci dei suoi brand storici in pellicole per il grande schermo. La lista include i pilastri che hanno fondato l’industria: Asteroids, Adventure, Berzerk, Breakout, Centipede, Crystal Castles, Millipede, Missile Command, Pong e Yars’ Revenge.
Il progetto nasce dalla spinta di Matt Reilly e Carl Hampe, che si occuperanno della produzione e della prima sceneggiatura. Reilly, ex dirigente di peso presso Warner Bros e 20th Century Fox, ricopre attualmente il ruolo di presidente della produzione presso The Arena, divisione cinematografica di una SNK oggi sotto l’influenza del fondo sovrano saudita. Hampe ha invece maturato esperienza come supervisore alla produzione in film d’azione e sci-fi come Jungle Cruise e 65. L’idea alla base di questa operazione è sfruttare l’essenzialità dei titoli Atari: mondi che un tempo lasciavano tutto all’immaginazione del giocatore e che ora possono essere espansi in avventure strutturate su larga scala.
Nonostante Atari non sia più una potenza nel mercato hardware, la sua attività recente dimostra una forte volontà di restare rilevante sfruttando la nostalgia e il recupero del catalogo. Attraverso l’acquisizione di Digital Eclipse, l’azienda si è specializzata in operazioni di restauro digitale, come le recenti raccolte dedicate ai classici di Barbie e Toy Story. Portare Pong o Centipede al cinema è il logico passo successivo per un marchio che oggi vive più della sua iconografia che dei suoi nuovi prodotti.
L’analisi della redazione
L’annuncio ci lascia con un misto di curiosità e sano scetticismo. Se da un lato è vero che brand come Fallout o The Last of Us hanno dimostrato che il videogioco può generare grande intrattenimento, dall’altro stiamo parlando di titoli nati in un’era dove la “trama” era un quadratino bianco che colpiva una barretta. Trasformare Pong in un film è una sfida che rasenta l’assurdo: ci sembra una mossa dettata più dalla fame di Proprietà Intellettuali riconoscibili da parte di Hollywood che da una reale necessità narrativa. Eppure, proprio l’assenza di una storia predefinita potrebbe essere la carta vincente, lasciando agli sceneggiatori una libertà totale che progetti più vincolati non hanno. Scommettiamo che ne usciranno prodotti imprevedibili, ma il rischio che si tratti solo di gusci vuoti riempiti di CGI è dietro l’angolo.


