Why Kyoto Was The Perfect Setting For Onimusha: Way Of The Sword

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Onimusha: Way of the Sword sposta l’azione nella Kyoto del periodo Edo

Tempo di lettura: 2 minuti

Onimusha: Way of the Sword, Capcom ci riporta nel sangue e nel mito di Kyoto

Il ritorno di Onimusha dopo vent’anni di assenza non è solo un’operazione nostalgia, ma un cambio di rotta netto che sposta l’azione dalle guerre campali del periodo Sengoku alle strade cariche di mistero della Kyoto del XVII secolo, come approfondito in un’intervista esclusiva pubblicata da Game Informer. Protagonista del nuovo corso è un giovane Miyamoto Musashi, colto nei suoi vent’anni e proiettato in una città che nasconde orrori sotto un velo di bellezza estetica.

Una Kyoto infestata dai Genma

A differenza dei primi quattro capitoli, Way of the Sword è ambientato all’inizio del periodo Edo. La scelta di Kyoto non è casuale: tra il 1603 e il 1613, Musashi si trovava effettivamente in quella zona, ma Capcom ha deciso di ignorare i manuali di storia per abbracciare il folclore oscuro. Mentre il vero Musashi cercava avversari per affinare la sua tecnica, la versione videoludica dovrà vedersela con l’invasione dei Genma, i demoni che da sempre infestano la saga.

Il team di sviluppo ha lavorato per trasformare la città in un incubo fantasy. Kyoto è ricca di miti cupi e leggende metropolitane d’altri tempi che si sposano perfettamente con l’immaginario di Onimusha. Non aspettatevi però un trattato di politica giapponese: la narrazione punta a essere accessibile al pubblico globale, evitando di impantanarsi nei complessi intrighi di potere dell’epoca per concentrarsi sul viaggio personale del samurai e sulla minaccia sovrannaturale.

Estetica e oscurità

Sul piano visivo, Capcom ha voluto ricreare fedelmente luoghi iconici come il tempio Kiyomizu-dera e il santuario Yasui Konpiragu, ma con una variazione sul tema. Se l’immagine classica di Kyoto è legata al verde brillante dei suoi giardini, in Onimusha: Way of the Sword tutto assume un tono da fantasy oscuro. “L’impressione generale di Kyoto è quella di un luogo vivido e meraviglioso, e avrei amato ricreare quella sensazione nel gioco,” spiegano dalla direzione artistica, “ma a causa dell’ambientazione e del periodo, ha ovviamente un taglio molto più cupo rispetto alla Kyoto reale, quindi ho dovuto trattenermi”.

Il risultato è una città che mescola il fascino delle pagode storiche con la presenza opprimente dei regni demoniaci (Oni Realm), creando un contrasto visivo che dovrebbe sostenere l’atmosfera per l’intera durata dell’avventura.

Il punto di vista della redazione

Il ritorno di Onimusha ci riempie di speranza, ma la scelta di slegarsi dalla rigidità storica per abbracciare una narrazione “globalizzata” è un’arma a doppio taglio. Da un lato, l’idea di una Kyoto oscura e spettrale ci sembra azzeccatissima e visivamente stimolante rispetto ai soliti campi di battaglia in fiamme. Dall’altro, speriamo che la volontà di non “approfondire troppo la politica gallo-giapponese” non si traduca in una trama annacquata. Onimusha ha sempre vissuto di quell’equilibrio precario tra tamarraggine alla Capcom e solennità storica; scommettiamo che il successo di questo reboot passerà proprio dalla capacità di rendere Musashi un eroe credibile anche mentre affetta demoni giganti tra i templi di Kyoto.

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