Il 14 luglio, Grant Taylor-Hill ha pubblicato su Insider Gaming un’intervista di quaranta minuti a Troy Baker, l’attore che ha dato voce a Joel in The Last of Us e a Ocelot nella saga Metal Gear Solid. Lo stesso giorno, sullo stesso sito, un altro articolo raccontava che Ubisoft Barcellona aveva appena consegnato il lavoro migliore dello studio degli ultimi anni ed era stata ricompensata con 51 licenziamenti. I due pezzi si linkano a vicenda nella sezione “articoli correlati”. Nessuno dei due, però, cita l’altro nel testo.
Nell’intervista, andata in onda nel podcast Access Granted di Insider Gaming, alla domanda su come stia oggi il settore, Baker ha risposto che l’industria “sta provando a salvarsi da sola”, nel tentativo di restare sostenibile. Ha aggiunto che è un errore pensare che i dirigenti siano tutti avidi Paperon de’ Paperoni seduti su una montagna di soldi, perché ognuno avrebbe una responsabilità finanziaria e morale nel tenere il proprio staff occupato il più possibile. Quando l’intervistatore gli ha fatto notare che il modello live-service potrebbe essere proprio lo strumento con cui l’industria sta cercando di restare a galla, Baker ha risposto che va bene così, se è quella la strada: il modello sta comunque cambiando.
I licenziamenti dello stesso giorno
Il pezzo pubblicato in parallelo raccontava un’altra storia, già seguita qui. Secondo la ricostruzione di Insider Gaming su documenti interni, Ubisoft Barcellona ha realizzato buona parte dei contenuti sottomarini di Assassin’s Creed Black Flag Resynced, il remake che ha superato per accoglienza sia Assassin’s Creed Shadows sia Star Wars Outlaws. Cinquantuno sviluppatori, molti dei quali avevano lavorato proprio a quei contenuti, sono stati licenziati subito dopo la consegna. La legge spagnola impone un minimo di 20 giorni di liquidazione per anno lavorato: Ubisoft ne offre 25, contro i 35-45 che secondo fonti di settore sono lo standard. Lo sciopero, partito il 30 giugno, è tornato in piazza il 16 luglio: il giorno dopo la pubblicazione dell’intervista a Baker.
La responsabilità morale, in cifre
Il tracker ASGC, la community di settore guidata da Amir Satvat che monitora i tagli occupazionali nei videogiochi, conta 9.464 licenziamenti confermati tra gennaio e il 10 luglio 2026, con una proiezione ancora in salita; il totale cumulato dal 2022 supera oggi le 57.000 persone. Tra questi, i 3.200 tagli comunicati a inizio mese da Xbox: la responsabile della divisione, Asha Sharma, subentrata a febbraio a Phil Spencer dopo dodici anni al timone, ha scritto ai dipendenti in un memo interno che il business, cito, “non è sano”, mentre absolutegamer raccontava come, nelle stesse settimane, Sharma diventasse consulente della Federal Reserve proprio sul mercato del lavoro. Non è il solo caso in cui la retorica della sobrietà convive con compensi milionari: una classifica degli stipendi dei CEO del settore mostra che quello di Electronic Arts, Andrew Wilson, ha continuato a incassare decine di milioni di dollari negli stessi anni in cui l’azienda tagliava centinaia di posti.
Il modello che “sta cambiando” verso cosa, esattamente
Baker, nel passaggio più delicato dell’intervista, non condanna il live-service: lo descrive come una via di sopravvivenza legittima, se è quello che serve a tenere le persone al lavoro. Ma il 2026 offre già un controesempio pubblico, raccontato ad aprile su queste pagine: Crimson Desert ha venduto milioni di copie restando un gioco a giocatore singolo, in un mercato che i grandi publisher continuano a leggere come strutturalmente ostile a quel formato. Se il live-service è la strada che l’industria “sta provando” per restare sostenibile, è una strada che nel 2026 si accompagna a quasi 60.000 licenziamenti cumulati dal 2022 e a una liquidazione sotto lo standard di settore nello stesso studio che ha appena consegnato uno dei giochi più venduti dell’anno.
Baker non ha tutti i torti: pochissimi dirigenti si comportano davvero come Paperon de’ Paperoni, e la maggioranza delle aziende del settore non nuota nell’oro. Ma tra il non essere avidi e l’avere una responsabilità morale verso chi lavora per te, il 14 luglio, a Barcellona, si è scelto comunque di stare dalla parte sbagliata della frase.


