Ci risiamo con Xbox e la sua crisi d’identità cronica, quella cosa che a livello di repository chiameremmo due branch di sviluppo che continuano a divergere invece di convergere, e ogni tentativo di merge produce solo conflitti su conflitti. Prima la strategia era tenere tutto in esclusiva (Halo, Gears of War, Forza), comprare mezzo settore per rimpolpare gli studi first-party e buonanotte. Poi qualcuno ha deciso che non era il modo migliore di fare cassa e ha iniziato a portare i giochi anche su PlayStation, con risultati altalenanti.
Ora che alla guida è arrivata la nuova CEO Asha Sharma, che ha già ammesso in pubblico che il colosso non è sana, Xbox sembra pronta al dietrofront sulle esclusive, con Gears of War: E-Day e Clockwork Revolution promossi a titoli che restano di casa. Ne avevamo già parlato quando Xbox aveva scritto nero su bianco che forse era ora di fermare la bentornata console war: e infatti il codice sta di nuovo cambiando rotta. Il problema, per chi guarda la cosa da fuori (e anche da dentro, a quanto pare), è che nessuno sembra sapere davvero quale sia il piano finale.
Non è che il colpo di scena stupisca chi segue il repository Xbox da un po’. Nella lettera dei 100 giorni di Sharma i margini erano già scesi al 3%, i costi hardware in salita, e il sentore che la fase “tutto ovunque” fosse arrivata al capolinea si respirava già. Ma un fork che cambia direzione ogni due trimestri non è una strategia, è un merge conflict permanente, e a dirlo adesso non è un fan incattivito su un forum ma Shawn Layden, ex numero uno di Sony Interactive Entertainment Worldwide Studios.
Layden ha commentato la sequenza di annunci a raffica (licenziamenti, chiusure di studi, titoli che tornano e ritornano esclusivi) dicendo che chi guida Xbox oggi dimostra “a basic misunderstanding of how the interactive entertainment world moves”, che tradotto suona più o meno come: un fraintendimento di base di come si muove il mondo dell’intrattenimento interattivo. Interpellato da Eurogamer per spiegarsi meglio, non si è tirato indietro.
Due branch che non si fondono mai
Per Layden la questione si riduce a una scelta binaria, ed è qui che la metafora da repository calza a pennello: Xbox ha davanti due branch di sviluppo, e ostinarsi a tenerli aperti entrambi produce solo conflitti irrisolvibili. Il primo è quello della piattaforma competitiva, che per campare ha bisogno di commit esclusivi che nessun altro remote può scaricare: Nintendo ha Mario e Zelda, PlayStation ha Crash Bandicoot, Astro Bot, Kratos e Horizon. Il secondo è quello dell’editore più grande del pianeta, ambizione tutt’altro che assurda visto quanto Microsoft ha comprato negli ultimi anni, ma che per funzionare richiede di pushare tutto, sempre, su ogni piattaforma possibile.
Il punto, spiega Layden, è che questi due branch non convergono mai: anzi, divergono per definizione. Più spingi verso il publishing universale, più sfilacci l’argomento “compra la nostra console per giocare a X”, e viceversa. Non è un giudizio morale, è pura logica di prodotto, ed è la stessa lettura che avevamo già dato osservando il ritorno delle esclusive di Xbox qualche settimana fa.
Il verdetto: finché Xbox continuerà a fare rebase della propria identità ogni trimestre, il conflitto non lo risolve un commit di buona volontà: serve scegliere un branch solo, e avere il coraggio di cancellare l’altro.


