Id Software sotto la scure: tagli massicci e le riflessioni di John Carmack
Il panorama videoludico sta vivendo una fase di profonda ristrutturazione e, purtroppo, tra le vittime illustri figurano ora nomi che hanno fatto la storia del medium. Come riportato da PCGamesN, Id Software è stata colpita da licenziamenti di vasta portata che hanno coinvolto circa 136 dipendenti. Si tratta di una cifra che, secondo le stime, corrisponderebbe a oltre la metà della forza lavoro attuale dello studio, all’interno del piano di ridimensionamento più ampio attuato da Microsoft e dai suoi Xbox Studios.
Una storia che pesa, un futuro incerto
La notizia, emersa formalmente attraverso una notifica WARN in Texas, è arrivata in concomitanza con il lancio di un nuovo DLC per Doom: The Dark Ages, trasformando quello che doveva essere un momento di celebrazione in un clima di profondo lutto aziendale. John Carmack, co-fondatore di Id Software, ha espresso pubblicamente la propria amarezza. Sebbene si dichiari rattristato, il programmatore ha ammesso di non riuscire a provare un’ira cieca, riconducendo la situazione alla pressione del mercato moderno.
Il declino di un’eredità gloriosa
Il cuore del dibattito, sollevato dalle riflessioni di Carmack, riguarda la fragilità di studi storici come quello dietro a Wolfenstein, Doom e Quake, considerate vere e proprie colonne portanti degli FPS. Carmack suggerisce che, nella visione di Microsoft, Id Software sia diventata un’attività marginale. Secondo la sua analisi, è verosimile che i ricavi generati da Minecraft stiano sostenendo diversi altri studi interni meno profittevoli: «Per sopravvivere nel lungo periodo, i giochi non devono essere solo amati, devono avere successo commerciale».

Analisi di mercato e strategie mancate
Il co-fondatore di Id non punta il dito contro l’incompetenza dei dirigenti, sottolineando invece quanto sia brutale la competizione per il tempo e il denaro del pubblico. Si interroga, tuttavia, sulla possibilità che una strategia di prezzo differente, un marketing più efficace o una divergenza nel design dei giochi avrebbero potuto salvare la situazione, allargando il bacino di utenza senza alienare la base storica dei fan.
Il destino del brand
Riguardo a un ipotetico ritorno alla guida del franchise, Carmack si tira indietro: ritiene che il valore della proprietà intellettuale sia enormemente superiore al suo patrimonio personale (che supererebbe i circa 950.000 euro, cifra indicativa basata sulle sue recenti offerte per la preservazione dei classici open source in VR). Nonostante la durezza del momento, Carmack mantiene un barlume di speranza, auspicando che lo studio riesca a riprendersi nonostante le difficoltà vissute in questo periodo.


