Sono le quattro del pomeriggio, la stampa in resina si è staccata dal piatto per la terza volta, e mentre bestemmio contro un pezzo di plastica accartocciato scopro che esiste gente pagata (poco, pochissimo, meritatamente poco) per fare lavori peggiori del mio. Signori, alzatevi in piedi: Sebasa Games ha rilasciato di nuovo il gioco della casalinga oppressa, e io sono qui a raccontarvelo come se fosse una notizia invece che il tredicesimo sintomo dello stesso raffreddore commerciale.
Un genio, un motore Unity, zero idee dal 2024
Bisogna capirlo, questo studio. Hanno guardato il panorama del game design mondiale, hanno visto Hideo Kojima, hanno visto FromSoftware, e hanno pensato: e se invece facessimo lo stesso identico gioco per sempre, cambiando solo di cosa ci si deprime? Nasce così il catalogo più coraggiosamente monotematico di Steam. C’è Chushpan Simulator, il poveraccio russo che raccatta bottiglie, il loro Citizen Kane. C’è Escape from Grustovia, cioè “Fuga da Tristopoli”, perché quando il tuo intero worldbuilding sta nella traduzione del titolo hai chiaramente investito tutto nella sceneggiatura. C’è il simulatore di depressione in un condominio sovietico, che non è una battuta, esiste davvero, e c’è Sesso a qualunque costo ma gratis, che è esattamente il tipo di finezza autoriale che ti aspetti da chi chiama un gioco così.
E ora Woman Simulator, il DLC spirituale di tutto il resto. Il core loop, tenetevi forte perché è rivoluzionario: pulisci, cucini, stiri sotto un marito che ti dà i voti come un professore acido, tieni d’occhio due barre di morale, e nel lategame rivendi le borse che lui ti regala per, cito testualmente il design document più deprimente mai scritto, scappare verso la libertà. Un intero gameplay system costruito attorno alla meccanica “metti da parte i soldi per il divorzio”. Speedrun della separazione consensuale, categoria any%. Il gioco era pure già stato ritirato a inizio anno dopo una petizione francese, ed è tornato con approvazione Valve e lancio nel Q3 2026, perché nel loro business plan la polemica non è un incidente, è l’intera campagna pubblicitaria, ed è pure gratis.
Ed è qui che scatta la parte comica: qualcuno adesso si scandalizzerà, urlerà alla misoginia, farà partire la petizione numero due. E loro ringraziano commossi. Perché questi non hanno un ufficio marketing, hanno voi. Ogni tweet indignato è user acquisition che non hanno pagato, ogni articolo scritto per fermarli è una wishlist in più. L’intero fatturato dello studio, circa cinquemila dollari al mese per tutto il catalogo, si regge sul fatto che qualcuno ci caschi ancora. Trattarli da minaccia ideologica è come temere il tizio che vende accendini finti al semaforo: non è pericoloso, è solo triste, e voi vi siete fermati al rosso.
Non c’è un manifesto, non c’è un’intervista, non c’è nemmeno lo sforzo. C’è un signore con Unity crackato che ha capito una cosa sola: la disperazione umana si copia-incolla, e la vostra indignazione la paga.
Il verdetto: non è il gioco più misogino di Steam, è il più pigro, e voi state per fargli da trailer ufficiale a titolo gratuito. Complimenti, siete il reparto marketing meglio riuscito del 2026.


