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I miliardi di Nvidia non bastano più
Il mercato azionario ha smesso di fingere che l’hype generativo sia un pozzo senza fondo. Nvidia ha appena chiuso il primo trimestre 2026 registrando 81,6 miliardi di dollari di entrate, segnando un +85% su base annua e profitti letteralmente raddoppiati. La reazione degli investitori di Wall Street è stata vendere. Le azioni hanno registrato una flessione al ribasso subito dopo la chiamata agli utili.
Le aspettative del mercato erano tarate su parametri irrealizzabili. Esiste un limite strutturale a quanto hardware le multinazionali possono infilare nei data center prima che gli azionisti chiedano di vedere un ritorno economico reale. Sul fronte gaming i risultati di questa spinta cieca sono sotto gli occhi di tutti: a marzo analizzavo i disastri tecnici del DLSS 5, quando Nvidia ha cercato di far renderizzare la grafica direttamente all’IA con risultati osceni. La narrativa aziendale comincia a cedere sotto il peso di un capex mostruoso che sui prodotti consumer produce slop e specchietti per le allodole.
La tassa occulta sui server e lo Switch 2 a 500 dollari
Questa bulimia di hardware ha causato danni collaterali diretti a chi produce console. Il costo delle memorie RAM è esploso a livello globale perché le fonderie stanno saturando le linee produttive per alimentare i server IA. Nintendo ha assorbito il colpo malissimo. Lo Switch 2 uscirà con un prezzo maggiorato a 500 dollari e proiezioni di vendita hardware tagliate a 16,5 milioni di unità per l’anno fiscale 2027 (in netto calo rispetto ai 19,86 milioni del ciclo precedente). Di fatto l’azienda ha mancato le previsioni di fatturato dell’11% e il titolo in borsa ha passato cinque mesi consecutivi in caduta libera. Nessuna mossa brillante, zero annunci mirati a invertire la rotta. Pura inerzia.
L’AI fatigue spinge i capitali verso le vecchie IP
I dati di Bloomberg di questa settimana fotografano una migrazione dei portafogli. Gli istituzionali giapponesi hanno sviluppato una marcata “AI fatigue”. Stanno smontando le posizioni azionarie legate alla catena di fornitura dell’intelligenza artificiale per cercare rifugio in asset consolidati. Le azioni Nintendo sono rimbalzate del 6,8% alla Borsa di Tokyo. Bandai Namco e Konami hanno segnato un clamoroso +9% in poche sedute.
Questi publisher non partecipano al tritacarne dei 700 miliardi di investimenti previsti per l’infrastruttura IA. Non rischiano il dev hell per ficcare sistemi procedurali rotti nei loro giochi. Si limitano a mungere le vecchie IP. Il CCU (Concurrent Users) e i tassi di retention garantiti dai franchise storici rappresentano una metrica rassicurante in un mercato schizofrenico. Gli analisti stanno usando le vecchie software house giapponesi come bunker finanziario per salvarsi dall’inevitabile correzione della bolla generativa.


