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Valve respinge la causa: le lootbox secondo loro sono libertà di espressione

Tempo di lettura: 2 minuti

Valve: considerare i loot box di Steam come gioco d’azzardo è una violazione della libertà di espressione

Valve ha risposto alla causa intentata dallo stato di New York, sostenendo che classificare i loot box di Steam come una forma di gioco d’azzardo costituirebbe una violazione del Primo Emendamento. La società, come riportato da Rock Paper Shotgun, afferma che una simile interpretazione avrebbe un effetto “inammissibile e dissuasivo” sulla progettazione di videogiochi protetta dalla libertà di espressione.

Le argomentazioni legali di Valve

Nella sua memoria difensiva, Valve sostiene che i loot box non sono scommesse, bensì elementi di design di gioco coperti dalla libertà creativa. “I loot box sono parte integrante dell’esperienza ludica, non una scommessa su un evento esterno. Criminalizzarli equivarrebbe a dettare cosa può o non può essere inserito in un videogioco, violando il diritto alla libera espressione artistica e commerciale”, si legge nei documenti depositati.

La posizione di Valve è chiara: se la corte accogliesse la tesi di New York, si creerebbe un precedente pericoloso. “Qualsiasi meccanica di ricompensa casuale in un gioco – da una carta collezionabile a un drop di un mostro – potrebbe essere etichettata come gioco d’azzardo. Questo avrebbe un effetto dissuasivo inammissibile su sviluppatori e publisher, che sarebbero costretti a rinunciare a forme di monetizzazione e progressione diffuse da decenni”.

Il contesto della causa

La causa, intentata dalla procura di New York, accusa Valve di aver permesso loot box non dichiarati come gioco d’azzardo su Steam, esponendo i minori a meccaniche predatorie. Lo stato chiede sanzioni e modifiche alla piattaforma. Valve, dal canto suo, replica che Steam si limita a ospitare titoli di terze parti e che la responsabilità spetta agli sviluppatori. “Non siamo noi a creare i loot box, ma a fornire un mercato. La legge non può punire una piattaforma per le scelte creative di migliaia di studi indipendenti”, sottolinea l’azienda.

Impatto sul settore videoludico

La decisione del tribunale potrebbe ridefinire i confini tra monetizzazione e libertà di espressione. Molti sviluppatori osservano con attenzione: qualora Valve avesse ragione, le attuali normative sui loot box in altri paesi (come il Belgio e i Paesi Bassi) potrebbero essere messe in discussione. Al contrario, una vittoria di New York aprirebbe la strada a restrizioni ben più severe, non solo su Steam ma sull’intera industria.

Per ora, Valve chiede alla corte di archiviare la causa, ribadendo che “proteggere il design dei videogiochi significa proteggere un mezzo creativo che ha conquistato miliardi di persone in tutto il mondo”. La prossima udienza è prevista per la primavera del 2025.

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